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martedì, Luglio 5, 2022

“Ho imparato” ma…Enrico, di’ qualcosa di sinistra!

“Recensioni coraggiose” è una rubrica dedicata ai libri che nessuno è abbastanza forte da leggere. Nessuno tranne l’impavido A.C. Whistle, che non arretra di fronte a nulla. Eccolo alle prese con “Ho imparato” di Enrico Letta.

Recensioni coraggiose: “Ho imparato” di Enrico Letta

Questo libro probabilmente non l’hanno letto nemmeno i parenti di primo grado dell’autore: è del 2019, molto prima della nomina a segretario del PD, pertanto non ha potuto nemmeno contare sugli acquisti da parte di sezioni del PD, biblioteche di Comuni amministrati dal PD, circoli ARCI, ecc..

Eppure un po’ di curiosità dovrebbe venirci, l’autore è pur sempre il segretario del principale partito di sinistra (non fate polemica su quest’ultima definizione, è ciò che è riportato sull’etichetta, se il contenuto non vi piace prendetevela con il produttore): al tempo l’avreste comprato un libro di Walter Veltroni, giusto? Va be’, ho fatto l’esempio sbagliato, andiamo avanti.

Seguirò la suddivisione in capitoli utilizzata dall’autore e con gli stessi titoli, leggendo le mie poche righe vi risparmiate 260 pagine di testo (nelle quali, tanto per darvi un’idea, la parola “lavoratore/i” compare 13 volte e “lavoro” 7, meno che in un medio comunicato sindacale di una pagina, poi si meravigliano se gli operai votano Lega).

N.B. Ogni eventuale commento cercherà di essere esclusivamente di carattere letterario, ma non garantisco.

"Ho imparato" ma...Enrico, di’ qualcosa di sinistra!

 

Capitolo 1: “Il villaggio della Domenica del Corriere”

Enrico (tratto sempre con affettata confidenza gli autori viventi di cui recensisco i libri) ci fa vedere una vecchia immagine della Domenica del Corriere del 1966. Allora gli abitanti della Terra erano 3 miliardi circa, di cui il 21% europei. Se dovessimo rielaborare quel disegno (ed Enrico lo fa, anzi ci fa sapere che lo ha fatto rielaborare a suo fratello Vincenzo, che su Linkedin risulta essere un graphic designer) con proiezione al 2050, gli europei sarebbero solo il 6% su una popolazione di 10 miliardi, e non più raffigurati al centro.

Da ciò discende che le parole chiave per il futuro sono “Europa” e “sostenibilità” (avverto già un certo malessere, avrei retto meglio una intemerata di La Russa su “Costumi sessuali e fecondità dei negri”).

Capitolo 2: “Ai muri preferisco i mulini”

Quando soffia il vento del cambiamento c’è chi alza muri e chi, guardando avanti, costruisce mulini a vento”. Eccolo il proverbio giusto per l’epoca attuale, dice Enrico (lo deve avere trovato sul profilo Facebook di qualche sua studentessa), annotando che il web ha consentito “la demolizione dei sistemi gerarchici di intermediazione e strutturazione delle nostre società” (quindi, se ne deduce, non c’è più bisogno di lottare per una società migliore, basta che tutti abbiano uno smartphone).

Però qualcosa non ha funzionato, Enrico se ne accorge quando vede il famoso muro al confine fra USA e Messico, passa una intera giornata a San Ysidro dove si mette a chiacchierare con una coppia di pensionati americani che gli offre “un giro di Negra Modelo”: ho cercato su Google, è una birra messicana, chissà se Enrico la cita perché si crede Tom Wolfe, oppure per farci capire che ci è stato davvero e non è un cacciaballe come il geom. Calboni che a Courmayeur fa finta di conoscere tutti.

 

Ma il punto è un altro: perché Enrico non va nella bergamasca o nel vicentino o altrove in Italia a parlare con qualcuno dei 100.000 lavoratori del tessile che a causa delle delocalizzazioni hanno perso il posto dal 2012 al 2016, e chissà quanti altri da allora ad oggi? Se il motivo è che preferisce la Negra Modelo alla Peroni, possiamo anche essere d’accordo.

TESSILE-ABBIGLIAMENTO: IL 21 DICEMBRE A MILANO MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI LAVORO 2016-2019

Comunque secondo Enrico la globalizzazione (che non viene mai messa in discussione) non deve escludere un sistema di protezione locale blablabla.

Capitolo 3: “Il fallimento delle élite”

Enrico argomenta contro il mix tossico di autoconservazione e machiavellismo della classe politica, e poi “Il sindacato deve autoriformarsi per essere più forte e più rappresentativo, aggiornando la sua funzione storica di presidio dei diritti dei lavoratori a un’epoca di straordinari cambiamenti”. (Non c’è niente da fare, questi cambiamenti sono ineluttabili, siamo noi che dobbiamo adattarci).

Seguono considerazioni sulla necessità che i governanti siano preparati per non essere succubi degli apparati burocratici e delle tecnocrazie (Enrico ha studiato tanto, mica è come Renzi, vedrai che prima o poi ce la farà vedere qualche mossa contro le tecnocrazie).

"Ho imparato" ma...Enrico, di’ qualcosa di sinistra!

Capitolo 4: “Ma l’Europa che ci sta a fare se…”

…le cose non migliorano? Però le cose che dovrebbero migliorare secondo Enrico sono la tutela del consumatore e la libera circolazione delle persone. Di produzione e lavoro nessuna traccia.

Capitolo 5: “Le cinque prime volte del 2019”

Le elenchiamo: 1) Brexit; 2) l’esito del voto per il Parlamento europeo del 2019, che incrina il tradizionale blocco composto da PPE e socialdemocratici; 3) il cambiamento simultaneo di tutta la prima fila di leader delle istituzioni europee, a partire dalla BCE; 4) la centralità del dibattito sul tema “Europa”; 5) la leadership ormai anche formale della Germania in Europa.

Seguono pagine e pagine nelle quali Enrico ci spiega come senza l’Europa sarebbe peggio: avrà anche ragione, ma è talmente stucchevole che avverto la necessità di ascoltare per qualche minuto il contraltare di Roberto Fiore.

 

Capitolo 6: “Trump, il sorriso e il nastro adesivo”

Scritto quando Trump era ancora in carica, oggi l’argomento è meno caldo. Il nastro adesivo è quello che i collaboratori di Trump erano costretti a usare per ricomporre i fogli dei discorsi che il loro leader, uso a ragionare solo in logica di brevissimo periodo e dunque dimentico finanche del passato prossimo, era solito stracciare subito dopo avere terminato la sua prolusione.

Credo che Enrico voglia trasmetterci subliminalmente la sua maggiore attitudine alla ponderazione, mentre esplicitamente ci dice che Trump non è da affrontare con risatine, perché è (era) pericoloso: ma il pericolo maggiore individuato da Enrico sembrerebbe essere il protezionismo, no comment.

Capitolo 7: “Un Super Mario Draghi per la crisi migratoria”

Anche Enrico è un seguace dell’insano culto della personalità per Draghi. Il quale oggi è Presidente del Consiglio ma -sempre che non mi sia distratto- mi pare che sulla faccenda migranti non abbia mosso una paglia.

Il capitolo è lunghissimo e serve a Enrico per dichiarare ed argomentare la distanza da Salvini & co., ma alla fine, tanto per cambiare, è tutto affidato alla grande Europa.

"Ho imparato" ma...Enrico, di’ qualcosa di sinistra!

Capitolo 8: “Verdi per sempre”

A questo punto Enrico ricorre nuovamente a un espediente letterario per tenere alta l’attenzione del lettore (evidentemente anche lui si è reso conto di quanto sia stata tediosa l’interminabile supercazzola contenuta nel precedente cap. 7): parlare di temi generali partendo da piccoli aneddoti personali.

Il primo condizionatore a casa dei nonni in Sardegna negli anni ’70, l’aria condizionata -che gli dà fastidio- onnipresente negli USA che visita negli anni ’80, mentre negli stessi anni nota che a Giacarta è poco diffusa (ma quanto viaggia, e che spirito di osservazione).

Oggi tutti hanno il condizionatore, e miliardi di persone adottano o vorrebbero adottare modelli di vita assai energivori, ma non si può e non si deve: anche perché i mutamenti climatici causano disuguaglianze sociali. (Ecco di chi è la colpa! E io che pensavo fosse del Jobs Act).

Quindi: modernizzare il trasporto pubblico, filiere produttive sostenibili (anche qui c’è il consumatore, di lavoratori non c’è traccia), e giù tasse per chi inquina (bravo, così delocalizzano in Asia pure quel poco che è rimasto).

Attenzione però, perché Enrico evidenzia che ormai si è compiuta la fine dell’economia di welfare e dello Stato che fa anche l’imprenditore, e che siamo ormai nel pieno della rivoluzione neoliberista.

Tuttavia la soluzione sarebbe “pensare in modo laterale a soluzioni diverse”, quindi scordatevi il ritorno alle vecchie norme su previdenza e rapporto di lavoro: il ruolo dello Stato è quindi quello di “esploratore”, che avvia il nuovo modello sostenibile per l’ambiente in partnership con i privati e poi li lascia a giocare sul mercato, che come noto funziona benissimo e aggiusta tutto (ma non voleva combattere il neoliberismo?) e farà sì che i lavoratori muoiano di fame ma respirando aria pulitissima.

"Ho imparato" ma...Enrico, di’ qualcosa di sinistra!

Capitolo 9: “Prima di tutto, imparare”

“Credo sia arrivato il tempo di invertire la tendenza e incentivare –sempre nella filosofia dello Stato esploratore– l’indirizzo di risorse private in investimenti per ricerca e istruzione”. Può bastare, vero?

Capitolo 10: “Italia mondiale”

Basta col guardare a Est per le delocalizzazioni, l’Italia deve puntare a conquistare il ricco mercato costituito dalla nuova classe media cinese, mezzo miliardo di persone. (Peccato, era partito bene).

Capitolo 11: “Vaffa, ruspa e rottamazione”

Grillo, Renzi e Salvini per affermarsi si servono della distruzione dell’avversario, introducendo un modello tribale di lotta politica improntato alla semplicità e alla volgarità, dando nuovi significati al termine populismo. Enrico propone di accorciare la legislatura a tre anni, dimostrando di avere a cuore il Paese reale.

Capitolo 12: “La radicalità per pensare l’impensabile”

Non vorrei sbagliarmi, ma viene suggerito -non esplicitamente, sia chiaro- un parallelo fra le sue dimissioni da Presidente del Consiglio nel 2014 e il rifiuto dei 12 professori universitari che non giurarono fedeltà al Fascismo. Comunque interessante, sia detto senza ironia, la distinzione fra radicalità e sensazionalismo.

Per concludere: “Ho imparato”

“…a non fidarmi di Renzi”, non lo scrive proprio così ma il senso è questo. Tuttavia bastava chiedere in giro prima.

Letta e le correnti: riuscirà il nostro eroe a derenzizzare il PD?

P.S. Alla consegna di questo articolo la redazione mi ha avvisato che ho sbagliato libro, perché qualche settimana fa dello stesso autore è uscito “Anima e cacciavite. Per ricostruire l’Italia”.

Ne ho letto una ventina di pagine, quelle disponibili in anteprima gratuita: mi pare che dica le stesse cose, quindi prendete per buona questa recensione perché un altro libro del turboeuropeista Letta (passo al cognome per rimarcare la distanza) io non lo leggo.

 

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A.C. Whistle
A.C. Whistle
Giurista e poeta

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