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mercoledì 28 Luglio 2021
BiblosDi scrittori, fango e fragilità per Elena Bibolotti: l'eternità

Di scrittori, fango e fragilità per Elena Bibolotti: l’eternità

L’arroganza e la fragilità, la boria del successo e lo scherno della vita: l’entropia dell’eternità. Sono le riflessioni sotto forma di storia verosimile di Elena Bibolotti

Di scrittori, fango e fragilità per Elena Bibolotti

È strano come tante volte la vita prenda ispirazione da quello che stiamo scrivendo e non il contrario. Sebbene il protagonista di questo breve racconto sia un uomo di successo un po’ arrogante, quello che accade somiglia un po’ a quello che ho provato io appena
pochi giorni fa.

I racconti per KulturJam li scrivo su carta, di notte. Scrivere a mano è un ottimo esercizio, così come penso sia una buona abitudine mantenere la capacità di arretrare davanti all’incomprensibile, di respingere la violenza, di tendere la mano al più fragile, di fare bagaglio delle esperienze negative ma voltare pagina.

Questo racconto lo dedico agli amici solidali.

Di scrittori, fango e fragilità per la Bibolotti: l'eternità

Eternità

L’uomo entrò in casa e si chiuse la porta alle spalle, non accese la luce dell’ingresso né si soffermò davanti allo specchio alloggiato nella schiena di legno dell’attaccapanni. Si ravviò i capelli al buio, tanto che un ciuffo gli si mise per traverso sulla fronte, un’onda anomala tra oceaniche stempiature. Digrignò i denti e andò in stanza da letto.

Si spogliò alla luce dei lampioni e rimise gli abiti a posto. S’infilò un’amichevole tuta. Andò alla finestra spalancata e respirò la potente primavera che quella domenica lo aveva, purtroppo, ispirato a quella gita fuori porta. Chiuse la finestra e lasciò fuori la
primavera e il fracasso villano del mondo, tutto quell’inutile dissiparsi di energie, la vitalità senza controllo, il disgelo collettivo, per lui insopportabile, causato dall’ultimo bicchiere (e
poi ancora un altro e un altro) prima della settimana lavorativa.

Ascoltò la segreteria telefonica. Un paio di chiamate mute: forse Elisa, o Giovanna, o chissà quale tra le tante, troppe, gnocche e disponibili, innamorate di lui, scrittore degli amori impossibili; poi la sua Agente, sollecita, gentile, che gli comunicava splendide novità su candidature a premi e sui numeri stellari del suo ultimo best seller.

Forse bastò il gesto automatico di accendere la luce, o il tono vittorioso dell’Agente, a dissipare il pessimo umore che per tutta la giornata non gli si era levato di dosso nonostante il sole che arrossava la pelle, la Cassia sgombra, l’autogrill poco affollato, il parcheggio proprio nei pressi del mercatino a Campagnano Romano. Non sorrise neppure per il ritrovamento (nemmeno mai sperato) di una rarissima copia di “Fantozzi” datata proprio Agosto 1971.
Fu senza dubbio quel “sarai primo in classifica per l’ottava settimana” a dissipare nello scrittore di successo quel malessere esistenziale.

Di scrittori, fango e fragilità per la Bibolotti: l'eternità

Mise a scaldare la cena, un confortante, proprio perché casalingo, sformato di patate che la solerte vicina, di cui lui ovviamente aveva scordato il nome, gli aveva lasciato quel mattino sulla porta. Quand’ebbe finito, si ripromise di dare una letta al manoscritto che l’impudente (anche imprudente) cinquantenne aveva lasciato assieme alla cena. Sì, era veramente orribile il modo che la sua mente aveva di indicizzare le donne per età, ma doveva pur avere un criterio di scelta, vista l’ampia platea.

Ma la felicità e quell’improvvisa magnanimità durarono il tempo di mettere i piatti nel lavello, servirsi di un altro bicchiere di vino, andare di là in studio, accendere la luce e vederlo, il malessere diffuso di quella giornata, il pessimo umore che gli faceva evitare
gli specchi. Dallo zaino dello scrittore di fama, divorziato e progressista, sbucava un quarto di copertina rigida, dai colori vivaci, del suo Best Seller in classifica.
Distrasse lo sguardo e strinse i pugni, con due passi raggiunse il divano, agguantò un cuscino e lo lanciò sullo zaino e sul libro.
L’eccessiva energia impressa fece sì che il lancio fallisse. Il cuscino scivolò scoprendo di nuovo, e di più, la copertina dai colori vivaci.

Di scrittori, fango e fragilità per la Bibolotti: l'eternità

Ora poteva distinguere il proprio nome per intero, l’amato titolo, cercato e agognato per mesi. Anche il secondo ripiano della libreria era stipato di copie uguali a quella nello zaino, ma quei volumi non gli facevano lo stesso effetto della copia acquistata quel mattino su un banco del mercatino dell’usato, comunque quasi a prezzo pieno sebbene ridotta malino, comunque in compagnia di colleghi anche più celebri. Le copie sullo scaffale, odorose di ristampa, erano innocenti e pure.

Si passò una mano sulla fronte lasciandola tra le stempiature profonde, continuando a tenere d’occhio il libro, uguale agli altri eppure così diverso, unico.
Cercò di ricordare. Non un nome o timbro di biblioteca sul frontespizio, né l’adesivo, sul prezzo, della libreria dov’era stato acquistato.

L’uomo si lasciò cadere sulla poltrona, tra le pile di manoscritti che attendevano di essere colpiti dal suo giudizio caustico. Ma che senso aveva investigare, cercare il colpevole di quello sfregio? Se quella mano infame aveva colpito intenzionalmente, se cioè lo stronzo, il pezzo di merda, ammettendo fosse uomo, era uscito da casa, aveva raggiunto la libreria e acquistato la copia, proprio per compiere l’atto aberrante, unicamente per quello, o se
l’impulso di straziarlo a quel modo era scaturito durante la lettura, per caso, per un particolare, una parola che l’aveva infastidito.

Un altro finale, si disse lo scrittore, gli avrebbe risparmiato quell’umiliazione. Cosa fare adesso della copia vilipesa? Di quella cartacea estensione di sé ormai inservibile, ferita a morte. Quell’unica prova di disistima manifesta non poteva compromettere la consegna del proprio nome all’eternità.

Poteva farla a pezzi, darla alle fiamme, chiuderla in un cassetto e tenerla lì come monito, un doloroso promemoria della propria fragilità.
E in questo caso che cosa sarebbe successo di quella maledetta prova, una volta morto? Perché qualcuno avrebbe certamente infilato le mani nei suoi cassetti. E che cosa avrebbe pensato (l’erede, l’amico, l’editore) di quella copia marchiata, pagina per pagina, e con una certa precisione nel tratto, da grandi falli con dentro scritto: SCRITTORE CAZZONE?

Di scrittori, fango e fragilità per la Bibolotti: l'eternità

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Elena Bibolottihttps://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito
Si è diplomata alla Silvio d’Amico. Ha pubblicato diversi romanzi e racconti. È autrice di "Justine 2.0" (2013, Ink Edizioni), "Pioggia dorata" (2015, Giazira Scritture), "Conversazioni sentimentali in metropolitana" (2017, Castelvecchi), "Io e il Minotauro" ( 2020, Giazira Scritture) ->

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