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martedì 11 Maggio 2021
BiblosLa velleità del cooking show

La velleità del cooking show

Omelette a tacchi a spillo, rossetto e cipolle, luci, telecamere e quarti di bue: tutta la velleità umana riversata nel cooking show è nel nuovo racconto di Elena Bibolotti.

Reality (o la velleità del cooking show)

Il montaggio televisivo può fare di una tragedia una farsa; racconta una storia per immagini, anzi, il montaggio è la storia, la mia, la tua, quella di chiunque si trovi davanti alle telecamere. Dipende dalla regia, dal taglio che gli autori hanno scelto di dare al programma, dipende dal target, dai conduttori, dall’orario della messa in onda.

Il montaggio di un Talent Show è un riflettore che indica allo spettatore dove guardare e chi, l’occhio di bue che instancabilmente segue tutto e suggerisce chi sarà vincitore e chi perdente, che coglie parole dette a mezza bocca, restituisce sguardi d’intesa tra i concorrenti, rivela simpatie, antipatie, alleanze.

Ma Ambra era troppo emozionata per ricordarsi di saperle già certe cose. Era fieramente approdata all’ultima selezione, e comunque fosse andata, il passaggio in TV non glielo avrebbe tolto nessuno. Aveva dimenticato perfino cosa avesse sempre pensato e detto di certa televisione. Perché l’incanto della popolarità è come una disgrazia che non puoi comprendere finché non ti capita, come la morte da cui ci si ostina a sentirsi immuni.

A quell’idea di falsa celebrità, ai mille dubbi su come farsi tagliare i capelli, si erano aggiunte le email delle Segretarie di Redazione e di Produzione, che apriva con emozione e gratitudine: tra tanti, tra tutta quella fiumana di concorrenti, avevano scelto lei. Ambra era troppo occupata con le email dell’ufficio legale, algide comunicazioni con allegati contratti, accordi di segretezza con clausole vessatorie in grado d’intimidire perfino lei, Direttore del personale di una grande catena di cibi biologici; dichiarazioni di liberatorie e cessione delle immagini, le proprie immagini, di donna, di manager, di persona.

Era troppo impaziente e divertita da quell’avventura, per leggere con attenzione le decine di fogli che siglò nella vasca da bagno, immersa in oli profumati, circondata da candele, Sting in sottofondo, un bicchiere di vino rosso e la bottiglia a bordo vasca come nei film.

La velleità del cooking show

Aveva letto sbadatamente i contratti, e firmato, per dimenticare la solitudine che l’attendeva a casa ogni sera, e il tumulto del cuore, non più causato dalla passione ma dagli squilibri ormonali. Tutte quelle interviste davanti alle telecamere, le domande intime e personali, l’avevano galvanizzata. Parlare di sé, delle proprie ambizioni, paure, voglie, l’aveva fatta sentire di nuovo bene. Non più la madre cui chiedere soldi per lo shopping, non più l’arpia dei piani alti che quando ha il mestruo licenzia, non più la ex moglie livorosa, ma finalmente una persona.

In definitiva, quell’esperienza sarebbe stata comunque arricchente. Dieci anni di psicanalisi dovevano pur essere serviti a scardinare certe sovrastrutture, a superare il senso d’inadeguatezza che provava verso chiunque.

Ebbe il tempo di buttare giù qualche chilo. Chiese un anticipo sulla liquidazione per rimpolpare labbra e zigomi. Vendette certe vecchie cianfrusaglie e si rifece il guardaroba. E finalmente arrivò l’inverno milanese freddo e laborioso, l’inverno della messa in onda natalizia del famoso cooking show.

Dopo il divorzio era rimasta un po’ a corto di amici. Si sa che quando la coppia scoppia gli amici prendono posizione, si sentono in dovere di schierarsi con uno o con l’altro coniuge, sebbene nessuno gliel’abbia chiesto. Ma alla fine, con un po’ d’insistenza, per la grande serata della messa in onda aveva riunito una ventina di ospiti, ingolosendoli con l’offerta di una cena gourmet, che Ambra aveva ordinato in un ristorante di fiducia vicino Porta Garibaldi.

Alle 21:00 il vino scorreva a volontà. Gli invitati entravano nel bell’appartamento, salutavano, divertiti da quella festa infrasettimanale e dall’eleganza inappropriata della padrona di casa, e si accalcavano attorno al buffet, disertando i divani davanti alla TV dove Ambra aveva preso posto. Di tanto in tanto si manifestava zittendo gli sconosciuti con tono scherzoso, quelli facevano silenzio per pochi istanti e poi ricominciavano a riempirsi la bocca di tartine e di parole.

La velleità del cooking show

 

Ma finalmente eccola che si prepara all’ingresso in gara. Ecco più che altro le sue scarpe leopardate tacco sedici; le unghie perfettamente pittate di rosso, scomodissime per impastare farina, e su cui il regista torna una, due, tre volte.

Sì, era vero, aveva anche esagerato con il trucco.

Sì, era vero, durante le interviste aveva parlato spesso dell’effetto afrodisiaco del cibo, ma aveva insistito anche sull’aspetto del cibo come nevrosi. Quindi, ora, perché insistere sul proprio stato di donna sola, di donna divorziata: e tu, Ambra, ce l’hai il fidanzato?

E la musica da film hard core mentre sbatteva le uova? Non c’era mentre giravano la puntata, Ambra ne era sicura. Dovevano averla aggiunta dopo, quella musica, per far ridere il pubblico. E i primi piani impietosi della sua bocca? Una, due, quattro volte. Troppo gonfia, troppo finta, troppo e basta. Che necessità di tanti primi piani?

Intanto gli ospiti si erano assiepati attorno alla TV, Ambra era sempre in primo piano, c’era silenzio mentre i giudici facevano battutine salaci e andavano giù di doppi sensi come bulletti di scuola, ogni tanto però qualcuno sbottava in una risata, qualcuno lo zittiva, altri si trattenevano per rispetto di quella poveretta.

Impietrita, non poteva fuggire né smaterializzarsi come avrebbe voluto, Ambra rimase a guardare quell’orrido ritratto di se stessa, la sua brutta copia che annaspava nel tentativo di rispondere a tono, di ironizzare, di dare allo sformato un aspetto più dignitoso, di non crollare davanti ai giudici come una stupida, sciocca donna di mezza età con velleità di cuoca.

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L’invasione dei cooking show


Elena Bibolotti
Elena Bibolottihttps://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito
Si è diplomata alla Silvio d’Amico. Ha pubblicato diversi romanzi e racconti. È autrice di "Justine 2.0" (2013, Ink Edizioni), "Pioggia dorata" (2015, Giazira Scritture), "Conversazioni sentimentali in metropolitana" (2017, Castelvecchi), "Io e il Minotauro" ( 2020, Giazira Scritture) ->

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