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venerdì 3 Settembre 2021
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La campagna vaginale e altre mirabilie di Luca Zaia

Ormai non si contano più le perle del presidente del Veneto, LucaZaia. L’ultima durante l’inaugurazione del nuovo punto nascita dell’ospedale di Asiago: è caduto stavolta sulla “campagna vaginale”.

Zaia e la campagna vaginale

La commedia dell’arte è uno dei tanti contributi offerti dal nostro meraviglioso paese alla cultura mondiale.

Forma di spettacolo nata nel XVI secolo e tramontata nel XVIII, conosce adesso una nuova meravigliosa giovinezza, grazie all’apporto di fantasmagorici personaggi che nulla hanno da invidiare ad Arlecchino, Balanzone e altre popolari maschere di questo genere recitativo.

Su tutti, è doveroso riconoscere l’innegabile ruolo svolto dall’ormai mitico Luca Zaia da Conegliano Veneto, che ha saputo riformare la commedia come e più di un Goldoni, trasformandola in qualcosa a metà strada tra Ionesco e il cinepanettone.

 

È triste che un simile talento venga continuamento mortificato e ristretto nell’angusto perimetro di un governatorato regionale, ma l’Italia, si sa, è terra di lombi generosi, ma avara di riconoscimenti per i migliori tra i suoi figli.

Ancora sconosciuto a più, Luca Zaia si mise in evidenza proprio all’inizio della pandemia, quando dichiarò “li abbiamo visti tutti i cinesi mangiare topi vivi”.

Immortale dichiarazione che rinsaldò senza ombra di dubbio i vincoli affettivi con il laborioso popolo cinese, giovando certo all’export del Veneto e dell’Italia tutta.

La campagna vaginale di Luca Zaia

Non pago di tale alloro, pochi mesi dopo propose di affidare l’esecuzione dei tamponi ai veterinari “i quali conoscono il numero di vertebre cervicali dei mammiferi”. Fermandosi qui, senza per il momento passare dalla diagnosi alla terapia. Cosa che, almeno nel suo caso, avrebbe significato il ricorso a forme di cura omeopatica.

Last but not least, affermò categoricamente di capirne di virus “avendo fatto due anni di veterinaria”.

Mentre noi, poveri stolti, avendo un Zaia in cascina, stavamo ancora lì a tessere le lodi di Sabin e Pasteur.

Inutile commentare oltre.

Qui si giganteggia, relegando Chaplin e Totò nella categoria dei modesti caratteristi.

Perfettamente comprensibile dunque, che come tutti i grandi mattatori, Zaia ogni tanto senta la necessità di rinnovare il repertorio.

La campagna vaginale di Luca Zaia

L’ultima risale a poche ore fa quando, nelle more di una visita all’ospedale di Asiago, snocciolando le sue innumerevoli competenze virologiche, ha parlato di “campagna vaginale”.

Esattamente.

Che a far campagne vaccinali siam capaci tutti, dal generale Figliuolo all’ultimo dei caporali, ma è quando il gioco si fa duro che i duri entrano in campo.

Avremo forse, a stretto di giro di posta, dopo quella vaginale anche una campagna clitoridea, giusto per non scontentare nessuno?

E la “campagna del Carso” di cadorniana memoria, assumerà nuovi e ardenti significati?

Dato l’andazzo, si potrebbe ipotizzare una serie Netflix, con Rocco Siffredi nella parte di Cadorna, ma torniamo a noi, senza addentrarci in voli troppo pindarici.

La campagna vaginale di Zaia s’annuncia pregna di sottintesi e, a differenza di quella vaccinale, accelerabile alla bisogna, infliggendo al carro di buoi notevole distacco.

Com’è che si dice? Sognare è lecito, avverarsi è cortesia.

Si teme soltanto che il celeberrimo governatore del Veneto, forse non ancora del tutto conscio della propria grandezza, possa fare qualche passo indietro, sbugiardando le epocali affermazioni seraficamente proferite.

Pare infatti che, subito dopo aver propugnato l’ormai leggendaria CV (Campagna Vaginale) si sia giustificato, invocando a sua attenuante “il passato da veterinario”.

Cosa c’entri la vagina con la frequentazione dei primi 2 anni di veterinaria, Dio solo lo sa, ma anche questa è manifestazione di talento.

Covid, Zaia effettua in diretta il tampone. Risultato negativo: è ancora Zaia

Si consideri che già l’immenso Achille Campanile, in “Gli asparagi e l’immortalità dell’anima”, sentenziava che: da qualunque parte si esamini la questione, non c’è nulla in comune fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima.

Ecco. Non vi è nulla in comune tra la vagina umana e la frequenza in medicina veterinaria, niente che leghi i due fattori, che li unifichi in un comune percorso.

Ma là dove noi comuni mortali vediamo limiti e confini, i grandi vedono opportunità e nulla ci vieta di ipotizzare che pur dedicandosi allo studio più alacre, Zaia pensasse costantemente alla vagina. Unendo le due cose in una sintesi forse non hegeliana, ma più probabilmente hengeriana, giacché all’epoca in cui il caro Luca studiava, assurgeva a gloria cinematografica l’immensa Eva Henger.

Checché ne dicano i suoi, pochi, detrattori, Zaia esiste e ci sovrasta dall’alto del suo innegabile genio, con l’immaginifica proiezione lessicale di un pensiero che non ha nulla di umano e, veleggiando per le deserte latitudini del nonsense, si consegna all’immortalità.

Superfluo aggiungere che adesso, noi tutti, attendiamo con il fiato sospeso una sua proposta di riforma del Codice Penale.

 

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