Violenza sulle donne, una vita senza grazia

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Il terribile omicidio di Giulia Cecchettin ha riportano in copertina la questione ma la violenza sulle donne non conosce soste e i dati sui femminicidi, sono inequivocabili.
In Italia i dati Istat – costantemente – mostrano che più del 30% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 60% dei casi da partner o consumati in ambito familiare. Eppure il dibattito tra politica e social non sembra adeguato alla complessità della questione.

La violenza sulle donne non si ferma con le statistiche o la solidarietà sui social

Un mare di moralismo, e di lezioni ben fatte, di leggi, di educazione moderna, non ci salverà. E la legge morale dentro di noi può farsi strada solo se c’è un cielo stellato sopra di noi.

La violenza sulle donne di oggi ha poco a che fare con la famiglia tradizionale (avviene anche tra fidanzati e amanti), col patriarcato, col retaggio del delitto d’onore e altre frasi fatte. Invece ha a che fare molto con la fragilità del maschio attuale, con la sua crisi, la sua insulsaggine.

In comune col passato c’è solo la violenza, solo che quella del passato aveva dei codici (di merda) e questa no, tanto è vero che spesso questi disgraziati, dopo aver commesso il loro crimine, quasi mai avallato dal contesto in cui sono inseriti, tentano per la vergogna di eliminarsi (a proposito di contesto e famiglia, erano le madri a insegnare ai figli che vendicarsi è bene, si può dire?).

Ed è la vergogna di esistere in questa forma priva di grazia, da “malecreati” a spingere a concludere così il misfatto. Non c’è più alcuna continuità. I figli non sanno di diventare padri, di far rivivere i padri, finendo così per disonorarli. Di più, fanno addirittura causa ai padri, o ai fratelli, per l’appartamento, per i piccioli.

Non hanno il senso dell’orgasmo né della preghiera, nessuna educazione sentimentale e alla bellezza, solo un mare di paranoia e fragilità. Nel quadro di guerra tra i sessi che rende pornografica ogni relazione. Pure le donne sono in questa solitudine.

Per questo non serve a nulla il proclama social “di solidarietà”, l’indicazione dei dati statistici per sensibilizzare (chi?), l’indignazione, la divisione. Se ne esce insieme. Ritrovando gli uomini e le donne. Sotto il cielo stellato.

 

 

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Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

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