Vespa e la sinistra di governo contro “l’insopportabile Santoro”

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Rifiutare lo schema del suprematismo occidentale, rompe le scatole. Da qui la valanga di accuse sul “putinismo”. Resta poi la questione del votare liste minori in cui è difficile eleggere, come se fare una campagna sulla pace fosse poca cosa. Ma stavolta c’è anche il “vi manda Putin”.

Vespa e “l’insopportabile Santoro”

Roberto Musacchio*

Bruno Vespa, che se ne intende, ha fatto tutta una esibizione contro Michele Santoro dopo che è saltato il dibattito in “war conditio” tra Schlein e Meloni. Santoro si era appellato all’Agcom.

Non trovando grande riscontro di questo fatto di concreta lotta democratica in ambienti informativi e politici di sinistra ho trovato un’altra conferma di quello che sto maturando.

Premetto che è veramente una riflessione e non fa parte delle guerre a sinistra. In questa campagna mi sento un po’ come quando Rifondazione fece cadere il primo Prodi. Cioè sottoposto ad un attacco molto forte.

Ora, la situazione è diversa. Allora eravamo la parte praticamente unica della sinistra non di Maastricht, in Parlamento e stavamo sui giornali. Oggi questa per la Pace è una impresa nascente. Ma alcune dinamiche sono simili.

In particolare che fare sul serio la guerra alla guerra, cioè rifiutare lo schema del suprematismo occidentale, rompe le scatole. Da qui la valanga di accuse sul “putinismo“. Il prevalente resta la solita questione del “non eleggi” come se fare una campagna sulla pace fosse poca cosa. Ma stavolta c’è anche il “vi manda Putin”.

Ora, io ho gli anni per ricordare il “chi vi paga” che arrivava anche da sinistra in tempi lontani. Ma ora avverto in giro una insopportabilità per Santoro, e anche per ciò che resta di Rifondazione, quasi di pelle. Veramente mi sono chiesto perché. C’è l’alieno Santoro. C’è l’insopportabile Rifondazione che “non muore mai”. Ma c’è un fastidio più politico.

Ho scritto pochi giorni fa su un “comunque” che caratterizzò il dibattito nel PCI nella fase di scioglimento. Comunque dentro o fuori. Ecco, dalla scissione di Rifondazione ha prevalso il comunque dentro. Cioè dentro l’alveo del centrosinistra che comunque garantisce eleggibilità. Questo alla fine anche per i portatori di domande sociali radicali ma parziali.

Poi è rimasto un comunque fuori un po’ a prescindere dall’efficacia. Non solo ad essere eletti ma a fare qualcosa che veramente rompa i giochi. E il gioco della guerra è veramente, dopo i tempi dell’austerità, quello più tragico.

Per rompere questo gioco non basta uno spazietto tra altre priorità. Serve un impegno totale. Speravo fosse compreso da tutta una cultura politica. Non è così. Anzi, c’è ostilità. C’è una “sinistra dell’Occidente”, che a quasi 70 anni mi fa riflettere su questi decenni del dopo ’68. E infatti rifletto mentre faccio ciò che ritengo giusto, la guerra alla guerra.

* Ripreso da Roberto Musacchio

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