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giovedì, Agosto 11, 2022

La tragedia della piccola Diana: follia di un sistema che non tutela l’infanzia

“Nessuno ne parla ma folle e cioè gravemente malati ma anche più difficili da curare sono i servizi sociali e sanitari che di quella madre e della sua bambina avrebbero dovuto occuparsi in un paese civile fin dal momento in cui quella povera bambina è nata“, ha scritto il professor Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta, a proposito della tragedia della piccola Diana Pifferi e di sua madre Alessia.

La tragedia della piccola Diana

L’orribile tragedia della piccola Diana, la bimba abbandonata a morire da sua madre, dovrebbe farci riflettere su come vengono ancora considerati gli infanti nel 21esimo secolo.

La bambina, secondo vari testimoni, era visibilmente deperita: un pediatra avrebbe potuto accorgersi del suo stato e dare l’allarme, ma la madre non aveva scelto il pediatra e forse non l’aveva neanche registrata all’anagrafe. Eppure, la bimba era stata ricoverata per un mese in un ospedale pubblico, quindi lo Stato sapeva della sua esistenza.

La legge prevede che siano i genitori a dover registrare i figli all’anagrafe e a scegliere il pediatra, ma evidentemente non esistono controlli stringenti nel caso non lo facciano e non si occupino della sua salute. Se non iscrivi i figli alla scuola dell’obbligo, lo Stato ti viene a cercare: ma se non li mandi dal pediatra non succede niente.

La salute dei bambini è di fatto affidata alla buona volontà dei genitori, e se per qualche motivo questa viene a mancare il bambino è completamente privo di tutele: lo Stato al più interviene quando il danno è già fatto, spesso irreparabilmente.

In una società che voglia dirsi civile non dovrebbe essere così. I bambini possono avere la sfortuna di nascere da genitori criminali, o psicotici, o comunque inadeguati, e la collettività (ovvero lo Stato) dovrebbe esserne consapevole, e organizzarsi per accorgersene e intervenire in modo strutturale e tempestivo.

Perché questo non avviene? La mia impressione è che viga ancora la logica secondo la quale i figli non sono persone con tutti i diritti spettanti ad ogni essere umano, ma siano come figli di un dio minore, sostanzialmente una proprietà di chi li ha generati.

La collettività non avverte la necessità inderogabile di tutelarli in modo sistematico; se i genitori non sono all’altezza il bambino ne fa tutte le spese, lo Stato (ovvero, tutti noi) interviene poco e spesso troppo tardi.

In una società che voglia definirsi civile, i bambini sono portatori di diritti ancora superiori a quelli degli adulti, e la loro salute e benessere va garantìta a tutti loro, a prescindere se i loro genitori siano ricchi o poveri, colti o ignoranti, amorevoli o anaffettivi. I bambini non possono difendersi da soli e quindi dev’essere la collettività a tutelarli e proteggerli, se è il caso anche dai loro stessi genitori.

Una società che di fronte a una simile tragedia si accontenta di rovistare tra i particolari più morbosi della condotta della madre, senza interrogarsi sulle proprie responsabilità e su come evitare il futuro ripetersi di simili orrori, è una società profondamente malata di menefreghismo, che scarica ogni responsabilità sull’individuo pur di continuare a farsi i miseri affari propri.

È una società che dimostra una volta di più di essere totalmente inadeguata ad affrontare le colossali sfide globali che abbiamo davanti, inesorabilmente condannata alla dissoluzione.

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Alessandro Ferretti
Alessandro Ferretti
Researcher presso Università degli Studi di Torino. Associate presso CERN

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