Sunniti e sciiti, una visione binaria occidentale

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La distinzione tra sunniti e sciiti è sovente indicata come la principale del mondo islamico, in una divisione binaria tipicamente occidentale, mentre la realtà è attraversata da tante differenze.

Sunniti e sciiti, le attese messianiche

Semplificando molto, poichè non è il punto di questo breve scritto, la distinzione tra sciiti e sunniti risale al 661, quando Mu’awiya fondò la dinastia Omayyade.

La sua nomina a Califfo avvenne su acclamazione della sua cerchia e delle sue truppe, con cui aveva combattuto i Bizantini in Medio Oriente.

Ad essere sconfitto era stato Alì, cugino e genero di Maometto (secondo altri, rinunciò, ma ora non importano questi dettagli).

Nacque la divisione tra sunniti (seguaci della “sunna“, consuetudine) e sciiti (seguaci di Alì, che fondarono una “fazione”).

La distinzione sunniti/sciiti è sovente indicata come la principale del mondo islamico (circa il 15% degli aderenti complessivi è sciita), in una divisione binaria tipicamente occidentale.

Vi sono molti contesti in cui sunniti e sciiti vivono serenamente, in altri si sono armati solo di recente; storicamente sono state le potenze coloniali o le dinastie al potere a fomentare rancori tra i due gruppi.

Esistono, inoltre scuole minori (siamo nell’ordine delle decine) che non si riconoscono pienamente in nessuno dei due macro-gruppi.

Il figlio di Alì, Al-Husayn rivendicò la guida della comunità, mettendo avanti la sua parentela con Maometto; Nel 680 a Karbala, gli Omayyadi stroncarono questo tentativo, creando la prima vera spaccatura percepita tra i due partiti.

Lo sciismo oggi sopravvive in alcune isole nel mondo mediorientale (minoranze in Libano, Siria, Iraq, Azerbaigian, Penisola arabica) e largamente maggioritario in Iran, dove l’identità persiana e anti-turca o anti-araba si manifestò con l’adesione al gruppo.

Il rapporto Persia-sciismo diventò da subito fortissimo; la religione ereditò un’idea duale della realtà, a cavallo tra manifesto e non manifesto, imam presente e imam atteso.

Nacque una sorta di teorie soteriologica e gnostica islamica (non a caso negli anni ’70, gli alauiti, la cui dottrina ha fortissime influenze neo-platoniche, con un verdetto religioso sono stati proclamati sciiti a tutti gli effetti dal clero).

L’attesa messianica di un Imam celeste, in futuro, richiama una soteriologia futuristica e ribellistica, poiché nell’attesa i giusti sono perseguitati e vivono nella povertà e nel sacrificio.

In Occidente, sappiamo bene come le attese messianiche nel mondo materiale, possano sovente convertirsi in ideologie rivoluzionarie, in una richiesta trascendentale di giustizia (con pro e contro della vicenda).

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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