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Con la morte di Mario Tronti, professore di filosofia politica all’Università di Siena, marxista non pentito, autore di numerosi saggi, senatore del Pci-Pds per alcune legislature, scompare una delle ultime menti di una sinistra che coltivava il pensiero.
Ricordando Mario Tronti
“Bisogna sempre sapere non solo da che parte si sta, ma anche da che parte si sarebbe stati”
La sinistra italiana perde con Mario Tronti uno dei più importanti intellettuali del Novecento. La sua opera ha ispirato diverse generazioni di militanti e intellettuali ben oltre i confini del nostro paese.
Con Raniero Panzieri dopo il 1956 ha anticipato un lungo ciclo di lotte operaie ed è stato un punto di riferimento del marxismo italiano degli anni sessanta e settanta.
Sarebbe un errore ridurlo alla sola stagione operaista perché ha dato un contributo molto oltre quel periodo e quel paradigma che per primo mise in discussione riscoprendo l’originalità del comunismo italiano.
L’intellettuale innovativo ed eretico dopo il 1989 si schierò costantemente contro la liquidazione della storia comunista e del PCI. Non divenne mai un pentito e un rinnegato del comunismo del Novecento. Anche chi non ne ha condiviso il percorso teorico e politico non ha potuto che riconoscere la forza della sua elaborazione.
Con le sue riflessioni e i suoi interventi sempre originali ha accompagnato i tentativi di ricostruire una sinistra nel nostro paese dopo la fine del PCI.
Nessuna differenza di collocazione o di valutazione può farci dimenticare che Mario Tronti si è sempre schierato da comunista contro le ideologie capitalistiche dominanti, dalla parte delle classi lavoratrici e contro la guerra.
Il suo “agire accorto” in anni recenti non mi ha convinto ma i fatti mi hanno costretto a rimeditare spesso ultimamente sul suo invito a “mettere in campo una minoranza che abbia però nella sua coscienza soggettiva quasi l’odio per il minoritarismo, cioè una minoranza non minoritaria”.
Sui suoi testi dovremo ragionare a lungo. Per capire il passato e lottare nel presente. Lo aveva intervistato per il 90° compleanno Roberto Ciccarelli su il Manifesto, segnalo un passaggio importante nel testo:
Vuoi enunciare qui, ad uso delle nostre e delle future generazioni, le tue tesi sulla politica?
“Proviamoci, con tutte le incognite che questo comporta. Cerco di pensare alcune regole, generali, classiche. In odio al postmoderno, mi rifugio spesso nelle categorie classiche: almeno solo per capire, mi aiutano molto di più. Da provare se servono anche per agire. Se la storia non è finita, allora l’Antico ritorna. Dunque, per Tesi:
1) La sinistra di governo dice e pratica la coesione sociale. Rimettere al contrario, palla al centro, il conflitto sociale.
2) Il conflitto va organizzato, sindacalmente, politicamente. Lavorare su una nuova forma di partito/movimento, che assicuri radicalità ma anche durata.
3) Trovare un vaccino che consenta di sconfiggere una volta per tutte l’epidemia ad alta diffusione dell’antipolitica. Non bastano più le mascherine per combatterne gli effetti, occorre intervenire sul ceppo originario, che va scovato e attaccato nella fine, avvenuta e voluta, della politica/progetto/passione/vocazione.
4) Recuperare la memoria delle lotte, come principio di educazione, pedagogica, rivolto alle nuove generazioni. Basta demonizzare il Novecento, lasciamo stare il grande e il piccolo Novecento, magari ci capitasse ora la fortuna di un nuovo Sessantotto! La feroce reazione antinovecentesca è stata base fondante dell’età di Restaurazione che stiamo vivendo da fine anni anni Ottanta fin qui.
5) Non la recita della litania: le donne e i giovani, ma l’atto di volontà: differenza e militanza.
6) Ernesto Laclau ci indicava: costruire il popolo. Accanto, costruire nuove classi dirigenti, ricostruire un ponte di comando, assicurare una direzione ai processi con forze fresche, intellettualmente e praticamente.
7) Guardare al mondo. Studiare, praticare, introiettare la geopolitica. Altro che sovranismo! Lotta di liberazione dell’Europa dall’atlantismo. Parola d’ordine: Europa libera! Autonomo ponte di civiltà tra Occidente e Oriente, tra Nord e Sud del mondo. E poi ce n’è un altra…”
Quale?
È l’ultima, ma è senza numero perché la tengo tutta per me, l’utopia/profezia, a cui dedicare i pensieri ultimi: libertà comunista contro democrazia borghese.

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