Quei bravi ragazzi *
Questa foto, sedotta dalle telecamere, rappresenta un archetipo dei nostri giorni.
Lo so, a una lettura superficiale la mia nostalgia potrebbe sembrare mero conservatorismo. Che aspira alla solennità dei protocolli in doppiopetto.
Ma al contrario ritengo che gli statisti debbano rappresentare la gravità e la profondità del proprio ruolo.
La forma, quando non dozzinale, è sostanza. Soprattutto quando si muore.
Ebbene questo giovanilismo da cricca di bulli sfaccendati, questo malcelato gangsterismo, occupano una distanza. Un club di capi mandamento gozzoviglia nel senso di appartenenza.
Il rapperismo diventa posa abitudinaria. Pupe e gradassi ai vertici degli Stati assumono posture da club privé. L’impertinenza è etica manageriale. La serietà del rigore un regalo da consegnare al popolo costretto ai sacrifici.
Per loro abbracci sceneggiati dall’industria dei videoclip. Quei bravi ragazzi che consegnano la guerra.

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