In queste settimane di campagna elettorale abbiamo potuto notare come il tg guidato da Mentana stia oscurando completamente alcune forze politiche.
Cairo, Mentana e il pluralismo
Qualche settimana fa, alla presentazione dei palinsesti, Urbano Cairo, patron di LA7, disse che la sua emittente effettuava un servizio pubblico e quindi, paradossalmente, ma non troppo, avrebbe meritato una parte del canone: “Credo che anche noi avremmo diritto a una sorta di tax credit per trasmissioni come Di Martedì”.
E in effetti, in queste settimane, abbiamo potuto notare di come la redazione giornalistica guidata da Enrico Mentana, si comporti effettivamente proprio come il servizio pubblico, cioè oscurando completamente alcune forze politiche.
Il caso eclatante è quello di Unione Popolare e di Italia Sovrana.
Prendiamo proprio il caso UP, indipendentemente da come la si pensi politicamente sul progetto e su De Magistris.
Parliamo di una forza che ha raccolto oltre 60mila firme in 10 giorni per concorrere alle elezioni del 25 settembre, presente in tutti i collegi, che non è nemmeno nominata nei servizi del telegiornale di Cairo.
Sono due settimane che guardo regolarmente le edizioni principali (ore 13e30 e ore 20) per trovare conferma di questa impressione e devo constatare che non c’è stato un accenno nemmeno per sbaglio. (E se c’è stato e l’ho perso per distrazione, dev’essere durato il tempo di un mio eventuale allontanamento dallo schermo per operazioni complesse tipo bere un bicchier d’acqua).
Mentana, il maratoneta, il paladino della pluralità, non ha nulla da dire su questo?
Uno spettatore distratto potrebbe dire: ma come? De Magistris è stato invitato a Omnibus, a l’Aria che tira, etc etc, sta sempre in video!
Ma per chi è un minimo più “scafato” (noto inglesismo) su queste dinamiche, sa benissimo come vengono gestite.
A parte, banalmente, il timer, con le comparazioni del minutaggio riservato ai vari esponenti delle forze politiche che sarebbe imbarazzante, c’è poi la gestione delle “ospitate”.
Per fare colore, tappezzeria, e tutelarsi dall’accusa di mancanza di pluralità, ogni tanto invitano il soggetto “emarginato” per far colore, il “giullare” (secondo loro) dal punto di vista discordante, alle 8 del mattino, alle 11 in qualche collegamento, ma mai nell’appuntamento fisso quotidiano, il più importante, il più seguito, quello del telegiornale, che invece è presidiato sistematicamente dai soliti nomi, che già sono spalmati h24 sui palinsesti.
È il caso di Carlo Calenda e il suo partito fantasma, creato dal nulla assieme ai media, e pompato oltre ogni ragionevole misura.
Se i rappresentati di UP avessero lo stesso spazio dei calendiani in tv e sui giornali, avrebbero già instaurato una repubblica popolare di stampo nord coreano in Italia. (Questa per mandare in ansia l’elettorato medio di Azione e Italia viva).
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