Perchè il caso Cospito genera meno indignazione del caso della preside di Firenze?

Il confronto tra le reazioni al caso della dirigente scolastica di Firenze e al caso Cospito ci mostra con grande chiarezza quanto l’antifascismo e l’amore eterno per la Costituzione sbandierato da molti sia ipocrita e vacuo.

Il caso Cospito e la preside di Firenze, indignazione a targhe alterne

Da una parte abbiamo Savino, una dirigente scolastica che esprime il suo pensiero e per questo le viene paventata, in caso di recidiva, la possibile apertura di un’indagine disciplinare. La reazione di sedicenti antifascisti e costituzionalisti è vastissima: nei social non si parla d’altro, oltre centomila firme di sostegno in due giorni, si stanno organizzando manifestazioni di sostegno in tutta Italia. Tutto giusto, tutto come dovrebbe andare in un paese civile.

Dall’altra abbiamo Cospito, una persona già condannata a una pena sproporzionata rispetto ai delitti commessi e la cui pericolosità è neutralizzata dal carcere, che continua ad esprimere il suo pensiero e per quest’ultimo motivo le viene prima somministrato il carcere duro (regime Alta Sicurezza 2) e che poi, dato che insiste, viene seppellito vivo nella tomba del 41bis.

È un provvedimento che, a pensarci, ricorda molto il confino di epoca fascista, nel quale si veniva obbligati ad abitare in luoghi isolati per aver espresso opinioni contro il governo, ma con la differenza che è ben peggiore: i confinati continuavano ad avere rapporti umani, anche se ristretti.

Ricordo che i fascisti concessero a Gramsci di interagire con i detenuti del suo carcere e di scrivere i famosi Quaderni, e aggiungo che non mi risulta che nella Costituzione si consenta di seppellire vive le persone per impedire di esprimere il loro pensiero.

La reazione alla conferma del 41bis è illuminante: mentre i destri esultano scompostamente e augurano una rapida morte a Cospito per risparmiare il costo della sua detenzione, praticamente nessuno dei difensori della dirigente scolastica ha il coraggio (o la voglia) di spendere una parola contro provvedimenti chiaramente contrari allo spirito della costituzione e ancora più disumani di quelli comminati dai fascisti: quelli veri, quelli del ventennio.

Tacciono, non si sa se per indifferenza o per paura del giudizio, e così si rendono complici di violazioni gravissime dei diritti dei detenuti, che (come un antifascista e costituzionalista dovrebbe sapere) rimangono pur sempre esseri umani.

A questi soggetti così vocali su un tema e così silenti sull’altro vorrei ricordare che, ancora prima che ai bordi di un marciapiede, il fascismo nasce dentro di noi, quando rimaniamo muti di fronte a uno stato che per schiacciare un’idea si accanisce con tutta la sua potenza e violenza contro un singolo uomo già completamente neutralizzato al fine di piegare la sua mente, di farlo tacere, di togliergli la parola.

A questi antifascisti e costituzionalisti a targhe alterne dedico una frase di Ernesto “Che” Guevara: “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo.”

 

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Alessandro Ferretti
Alessandro Ferretti
Researcher presso Università degli Studi di Torino. Associate presso CERN

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