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Secondo una lettura provocatoria – ma non troppo – del conflitto ucraino, una vittoria totale dell’Occidente contro Mosca sarebbe il peggior scenario per l’Europa: rischio nucleare, caos energetico, militarizzazione interna e collasso degli equilibri continentali.
Vincere contro la Russia? Il suicidio geopolitico che l’Europa non può permettersi
C’è un vecchio adagio militare che dice: “Attento a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi”. Nelle felpate stanze di Bruxelles, tra un cornetto e il varo del ventunesimo pacchetto di sanzioni contro i magneti da frigo russi, nessuno osa pronunciare l’innominabile verità. Eppure, la matematica balistica e la contabilità energetica ci dicono una cosa sola: l’Unione Europea deve mettersi in ginocchio e pregare lo Spirito Santo di non vincere la guerra contro la Russia.
Sì, avete letto bene. Dal punto di vista del puro istinto di conservazione, per l’Europa un’ipotetica “vittoria totale” contro Mosca sarebbe il più clamoroso suicidio assistito della storia dell’umanità.Ecco perché, ironia della sorte, perdere questo conflitto è l’unico modo che abbiamo per salvarci la pelle.
Il paradosso del bottone: una Russia vincente festeggia, una Russia perdente vi cancella.
Il primo motivo è puramente biologico: ci piace respirare. I leader occidentali, nella loro commovente miopia filosofica, applicano ai russi la logica del consiglio d’amministrazione. Pensano: “Se tagliamo i profitti, si arrenderanno per salvare il bilancio”.
Non hanno capito che per Mosca questa è una guerra esistenziale. Se l’Occidente dovesse “vincere”, provocando il crollo del fronte russo e portando i carri armati della NATO a ridosso di una leadership russa con le spalle al muro, la dottrina militare russa non prevede la firma della resa a Versailles. Prevede l’apocalisse.
Se la Russia vince (o pareggia): Putin fa una parata sulla Piazza Rossa, Karaganov scrive un altro saggio compiaciuto e l’Europa può continuare a lamentarsi del prezzo del gas nei talk-show.
Se la Russia perde: attiva i protocolli nucleari e trasforma Londra, Parigi e Berlino in ridenti distese di vetro radioattivo. Traduzione: l’unico modo che l’Europa ha di sopravvivere a una vittoria contro la Russia è non ottenerla. È il primo caso nella storia in cui la disfatta del nemico coincide con la tua vaporizzazione istantanea.
L’ipocrisia del riscaldamento: come faremmo a comprare il gas se vincessimo?
Siamo onesti: l’Europa è quel nobile decaduto che insulta il latifondista dal balcone, ma poi di notte scivola in cantina a chiedergli il carbone per non morire di freddo.
Il sistema sanzionatorio europeo, non applicabile per Israele, è un capolavoro di surrealismo: vietiamo il gas russo nei tubi, ma compriamo cifre record di Gas Naturale Liquefatto (GNL) russo via nave attraverso Belgio e Spagna. Oppure compriamo gas dall’Azerbaigian, sperando che nessuno si accorga che l’Azerbaigian ha appena comprato quel gas dalla Russia.
Ora, immaginiamo lo scenario horror di una “vittoria occidentale”: la Russia capitola, entra nel caos, si frammenta in quindici repubbliche armate di testate atomiche e gestite da signori della guerra locali.La domanda sorge spontanea: a chi intestiamo l’assegno per la bolletta del mese prossimo? Con chi firmiamo i contratti di fornitura se lo Stato russo non esiste più?
L’Europa ha bisogno che la Russia rimanga intera, stabile e possibilmente un po’ arrogante, solo per avere un interlocutore unico a cui continuare a mandare miliardi in cambio di idrocarburi, fingendo di avere un “passaporto energetico” immacolato.
La tragica fine dei “Falchi da divano”
C’è poi un problema di sociologia interna. Se la NATO dovesse davvero entrare in guerra per vincere, la nostra meravigliosa società individualista e basata sul benessere dovrebbe fare i conti con la realtà.
In una società dove i giovani non si arruolano nell’esercito professionale nemmeno dietro stipendio, e fanno bene, chi mandiamo a presidiare i fossati di Tallinn o le macerie di Bakhmut? I cinquantenni con la sciatica? Gli attivisti dei diritti civili? I “falchi da divano” che invocano la linea dura su X tra un aperitivo e l’altro?
Una vittoria convenzionale richiederebbe la mobilitazione totale delle fabbriche, il razionamento dell’elettricità, la leva obbligatoria e la fine del welfare. Praticamente, per vincere la guerra contro il totalitarismo orientale, l’Europa dovrebbe trasformarsi in uno Stato militarista e autoritario. A pensarci bene un po’ lo è già. Perderemmo comunque la nostra identità. Molto meglio perdere la guerra: ci permetterebbe di dare la colpa ai politici in carica, votare l’opposizione alle prossime elezioni e tornare a goderci il riscaldamento a 22 gradi senza dover indossare una mimetica.
La sublime arte della ritirata diplomatica
L’insistenza occidentale sulla “vittoria totale” è il segno di una spaventosa mancanza di cultura del rischio. Quando giochi a scacchi con uno che ha una pistola carica sul tavolo, lo scacco matto non è una buona mossa.
Perdere, o meglio, negoziare un amaro, scontentante e ipocrita compromesso che consenta a Mosca di salvare la faccia, e a noi le regali terga, è l’unico vero trionfo possibile per l’Europa contemporanea. Ci permetterebbe di mantenere intatto il nostro passatempo preferito: fare la morale al resto del mondo di giorno, e firmare contratti di fornitura energetica di notte.

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