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martedì, Luglio 5, 2022

Il nuovo peccato al tempo dei social: l’espressionismo

Il moderno peccato dell’espressionismo, cresciuto all’ombra dei social network, in cui si crede di poter pensare senza aver prima ascoltato e di insegnare senza avere imparato.

Il nuovo peccato: l’espressionismo

Nella pagina dei commenti de la Repubblica, tempo fa, Enzo Bianchi, ex priore della comunità di Bose, ricordava che il primo dei comandamenti è quello dell’ascolto (“ascolta Israele!”), senza il quale anche i dieci incisi sulle tavole di marmo consegnate a Mosè cadrebbero nell’oblio. Inascoltati, appunto.

Enzo Bianchi (Foto La Stampa)

Leggendo le sue parole mi è venuta in mente la scuola fondata a Crotone da Pitagora nel 530 a.C. Gli allievi erano divisi in una cerchia più ristretta, i matematici, e altri che potremmo vedere come delle matricole, a cui era negata la visione diretta del maestro.

Solo potevano intravederne la figura dietro a una tenda: la voce filtrava ma non gli era consentito porre domande, o altre forme d’interlocuzione.

Perciò venivano chiamati acusmatici, da “akousma”, voce, suono, a cui era limitata la loro esperienza per la durata di tre anni dall’ingresso nella scuola, ci comunica Porfirio di Tiro. Tre anni di assoluto silenzio e ascolto.

La reminiscenza scolastica mi suggerisce una modesta proposta: e se introducessimo una simile regola anche per i social network? Qui tutti parlano, linkano, commentano, postano fotografie, ma pochissimi stanno ad ascoltare. Me compreso, naturalmente.

Da un punto di vista tecnico non è difficile. Per tre anni si dovrebbe aver dato prova di ascolto, ad esempio riassumendo gli interventi che più ci hanno colpito.

Quindi anche a noi sarebbe consentito scriverne di propri, come nella scuola di Pitagora avremmo guadagnato il diritto di parola, saremmo stati promossi alla cerchia dei matematici; quando prima che una faccenda di numeri e calcoli, matematica significa tecnica dell’imparare.

Ovviamente so che non potrà mai essere così, o meglio non potrà essere più. Fate dunque come se non avessi detto nulla, come se non mi aveste ascoltato; un esercizio che ci viene particolarmente bene in un mondo in cui l’impulso a dire supera di gran lunga quello ad ascoltare.

Condannandoci, aggiungerebbe Enzo Bianchi, a essere peccatori. Una forma di moderno peccato che potremmo chiamare “espressionismo”, in cui viene confusa per virtù (la sincerità) l’espressione di ciò che pensiamo in ogni luogo e occasione.

Ma lo pensiamo veramente – si può pensare senza aver prima ascoltato, insegnare senza avere imparato? – o lo esprimiamo soltanto…

Guido Hauser
Guido Hauser
Giornalista e scrittore

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