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Per la prima volta, da un secolo a questa parte, i diritti sociali e civili non procedono più insieme, e a ciò fa riscontro una regressione altrettanto vistosa nei diritti collettivi.
L’antagonismo tra diritti sociali e civili
Di Fausto Anderlini*
Va per la maggiore e con grande e ripetuta insistenza la massima che i diritti sociali e civili non sono in antagonismo e si tengono in una unica sequenza. Pasquino ci avverte sul Domani che quando il diritto si pone non esistono deroghe. É sempre l’ora dei diritti civili, come quella dei Pavesini.
Se è vero che l’urgenza di un diritto è data dal fatto che si ponga è nondimeno vero che la forza d’impatto può essere varia potendo interessare masse consistenti della popolazione oppure segmenti socio-demografici molto circoscritti. Inoltre è variabile la forza della sua connessione con altre sfere della cittadinanza.
Il riconoscimento di bambini generati con pratiche surrogatorie e lo jus soli da conferire ai figli degli immigrati non stanno sullo stesso piano. Il primo non ha alcuna rilevanza sociale, se non per gli effetti sul mercato dell’utero e la filiere che ne segue, mentre è evidente che il secondo è parte integrante di una questione sociale di fortissimo impatto come quella delle migrazioni di massa.
Come insegna Marshall con la sua nota tripartizione, i diritti di cittadinanza, politici, sociali e civili, ovvero individuali, hanno proceduto assieme, aspetti di un unico processo di democratizzazione. Seppure con diversa velocità e scambi di priorità, salvo i casi ‘rivoluzionari’ dei pacchetti chiavi in mano, come furono quello sovietico (pari dignità uomo donna, divorzio e aborto legiferati in un batter d’occhio alla presa di potere) ma anche delle rifondazioni costituzionali post-belliche.
Tuttavia il fenomeno cui assistiamo dall’avvento dell’era del neo-liberismo è assolutamente inedito. Per la prima volta, da un secolo a questa parte, i diritti non procedono più insieme, n èarmonicamente né con scartamenti cronologici.
In ‘occidente’, l’Italia fra gli altri, ad un poderoso avanzamento dei diritti individuali, e comunque a un loro peso crescente nell’agenda politica e socio-culturale, fa riscontro una regressione altrettanto vistosa nei diritti collettivi che strutturano la cittadinanza sociale, e persino politica (si pensi alle crescenti malformazioni inerenti ai sistemi politici e/o all’astensionismo di massa….).
La sinistra democrat, ovvero radical, coglie il problema e insiste per ripristinare l’equipollenza ora sgangherata dei diritti. Ovvero spingere sull’acceleratore degli uni e degli altri. Senonchè è un arduo programma, forse troppo vasto per non ridursi in una generica esortazione.
C’è una grande confusione e complicazione, almeno dal momento in cui le destre si sono fatte in due: una a sfondo sociale e conservatore (se non reazionario), l’altra, quella neo-liberista, con una forte connotazione ‘progressista’ sul lato civile e dei vari capitoli delle problematiche post-materialiste. Anche questa una novità dischiusa dall’era del neo-liberismo.
Qui da noi sino agli ’80, e massimamente nei ’70, le tre sfere della cittadinanza hanno proceduto insieme, sostenute da una unica spinta sociale e culturale. Con un ruolo principe della classe operaia, al culmine della trasformazione industriale, e con una mobilitazione crescente delle classi medie urbane.
La sinistra, sia comunista che socialista, seppure con diverse accentuazioni, è stata l’interprete principale di questo processo. Il Pci tocca il massimo dei consensi nel biennio ’75-’76, in coincidenza con il vittorioso e memorabile referendum sul divorzio e poco prima di quello sull’aborto.
Ma già il referendum del 1985 sulla scala mobile (in gioco un diritto specifico di cittadinanza sociale) può essere considerato il momento nel quale questa felice contestualità si rompe. La cittadinanza sociale perde colpi, persino nell’orientamento collettivo prevalente, e da allora non si è più ripresa.
Gli è che le cose andavano lisce sino a che borghesia, coi suoi interessi economici, proprietari e mercantili, e conservatorismo culturale con al centro il tradizionalismo patriarcale facevano un unico blocco. Attaccare questo blocco in un punto dischiudeva altri punti d’attacco. Socialismo e progresso, anche nelle sue manifestazioni liberali, coincidevano.
Oggi le due destre hanno generato, come corrispettivo, almeno in potenza due sinistre: una più sbilanciata sui diritti civili e l’altra sulla cittadinanza sociale. Non solo sbilanciate nelle priorità ma anche con diverse intonazioni nel declinare l’elemento secondario.
In un caso ci si interroga se certi diritti sociali siano veramente tali, nell’altro analoghe domande si pongono per una certa gamma di diritti che si pretendono ‘civili’. Per non parlare della divisione intercorrente sulla questione caput mundi del diritto internazionale.
L’alleanza è complicata e non è neanche detto che queste ‘sinistre’ debbano per forza essere alleate.

* Una vecchia riflessione social di Fausto Anderlini (1 Apr 2024)
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