Un maestro silenziato, Gianni Minà, un “proto-putiniano” in meno da gestire per qualcuno che oggi ne piange la scomparsa, magari proprio da qualche stanza della Rai.
Minà e l’ipocrisia delle celebrazioni di chi lo ha tenuto lontano dalla tv
Abbiamo amato tutti Gianni Minà, o almeno da noi della bolla novecentesca attaccata ai social come fosse un diario, un annuario scolastico.
Lo si è amato per quei motivi che sono anche alla base del suo allontanamento dagli schermi tv e di quella grande rimozione che è tra le righe dei tanti coccodrilli che si susseguono in queste ore, anche e soprattutto da parte di quel carrozzone mediatico propagandistico che occupa i media h24.
E quali sono questi motivi? Semplice a dirsi meno a farlo: la capacità di coniugare la semplicità della cultura popolare con i grandi temi. La mescolanza della cosiddetta cultura “alta” con quella “bassa”: Marx e ‘o pallone, Garcia Marquez e la smorfia napoletana.
Gianni Minà parlava di Hebe De Bonafini e delle madri di Plaza de Mayo, dei desaparecidos in Argentina, quando non si poteva perchè irritava gli Usa di Kissinger, il premio Nobel per la pace (!) e contemporaneamente l’ideatore del “Plan Condor”.
Minà abbracciava Fidel Castro, difendeva Maradona nella bufera, omaggiava la Napoli popolare entusiasta del primo scudetto, senza cedere allo snobismo mediatico e retorico.
E anche in questi mesi parlava di pace – come nel suo ultimo articolo – accusando il circo mediatico dell’assurdità dell’aver creato la categoria dei “putiniani” per silenziare chi esprimeva un pensiero diverso dalla narrazione corrente.
Tutti omaggiano il “maestro” ma con distanza, un vecchio arnese anche un po’ rimbambito, fissato con Cuba e l’Internazionalismo.
Un maestro silenziato, un “proto-putiniano” in meno da gestire per qualcuno che oggi ne piange la scomparsa, magari proprio da qualche stanza della Rai.
“Ama il tuo lontano”, lo scriveva Nietzsche.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- I 5 modi per sbarcare in Italia senza irritare Piantedosi
- Schlein e la vittoria dei creativi: il progressismo hollywoodiano
- Nuovi equilibri: piccola apologia del mondo multipolare
- Silenzio imbarazzante di governo e media sui giornalisti italiani bloccati a Kiev
- La Cina e il socialismo di mercato, un connubio caratteristico della sua storia
- Ricordando Francesco Di Giacomo
- Oltre il caso Roald Dahl e la cultura woke: neobigottismo liberal
- Dialoghi della coscienza: l’intensità magica del silenzio e la necessità di una poesia intima
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente














