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martedì 30 Novembre 2021
AgoràLuca Marini, promotore referendum green pass: 'Contro azzeramento dello spirito critico'

Luca Marini, promotore referendum green pass: ‘Contro azzeramento dello spirito critico’

Siamo agli inizi della campagna di raccolta firme per il referendum sul Green Pass, campagna che si concluderà il 30 ottobre. Il professore Luca Marini – promotore, assieme a Olga Milanese e a Francesco Benozzo, del referendum abrogativo della normativa inerente il green pass – afferma con decisione:

“Ritengo che la campagna referendaria vada comunque sostenuta, anche solo per lasciare una traccia di dissenso rispetto a quell’univocità di pensiero che sta azzerando spirito critico e capacità di analisi dei problemi.”

Luca Marini insegna diritto internazionale nell’università La Sapienza di Roma, dove è stato a lungo titolare della Cattedra Jean Monnet conferita “Ad Personam” dalla Commissione europea. Tra i più noti esperti italiani di biodiritto, è stato, tra l’altro, esperto giuridico di comitati etici ospedalieri, componente del Consiglio scientifico della Società italiana di bioetica, componente della Commissione di studio sulla bioetica del CNR e vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. Attualmente è presidente dell’European Centre for Science, Ethics and Law (ECSEL).

Parla Luca Marini, promotore del referendum abrogativo del green pass

Cosa le fa ritenere che la maggioranza dei cittadini italiani voglia rinunciare al Green pass?

“Gli italiani, o almeno una buona parte di essi, non vogliono rinunciare al Green Pass: semplicemente non lo vogliono.”

Le testate televisive e la carta stampata costituiscono un fronte pressocché compatto nel sostenere le ragioni del Green Pass.  C’è quindi il forte rischio che non si riescano a raccogliere le firme necessarie o comunque non si ottenga una risposta positiva dei cittadini ai fini dell’abrogazione della normativa. Non crede che uno scenario di questo tipo potrebbe assestare un duro colpo alla vostra causa, chiudendo di fatto la questione?

“La sua domanda dà per scontato che il ruolo degli strumenti di democrazia partecipativa diretta, quali il referendum, sia ormai superato dal preponderante potere di persuasione e, perché non dirlo, di manipolazione dell’opinione pubblica di cui dispongono i media, come la vicenda Covid ha rivelato al di là di ogni ragionevole dubbio. Questa premessa potrà anche essere gradita a un giornalista o a un politico, ma, se permette, non a uno studioso obiettivo e indipendente. In ogni caso, per rispondere alla sua domanda, ritengo che la campagna referendaria vada comunque sostenuta, anche solo per lasciare una traccia di dissenso rispetto a quell’univocità di pensiero che sta azzerando spirito critico e capacità di analisi dei problemi.”

Green Pass: egolibertà condizionata

Se si riuscirà ad indire il referendum, quali forze politiche, secondo lei, potrebbero schierarsi, più o meno apertamente, a favore dell’abrogazione?

“Direi nessuna. Il Green Pass, infatti, fa parte del pacchetto di misure politiche con cui la presunta pandemia da Covid è stata gestita fin dall’inizio, con l’acquiescenza di tutti o quasi i partiti politici, come ha confermato di recente l’andamento del dibattito parlamentare relativo alla conversione in legge dei Decreti governativi sulla certificazione verde.”

Filosofi quali Giorgio Agamben e Massimo Cacciari stanno ponendo in evidenza il pericolo costituito dal passaggio da uno Stato di emergenza a uno Stato di eccezione, quest’ultimo definito come una sospensione del diritto. Cosa pensa in proposito?

“Penso che l’affaire Covid abbia spalancato le porte al totalitarismo. Del resto, mi dica Lei chi potrebbe negare che la gestione politica del Covid non sia stata ispirata alla combinazione tra propaganda, tecno-scienza e terrore, e cioè gli elementi su cui la dottrina classica costruisce il fenomeno totalitario.”

Nel mondo sembra esserci una notevole resistenza alla vaccinazione obbligatoria contro il COVID-19. In senso opposto lavorano invece potenti organizzazioni come The Commons Project, il World Economic Forum e The Rockefeller Foundation, che hanno avviato il Common Pass, un framework di “passaporto sanitario” digitale planetario. Quale scenario sociopolitico mondiale lei crede si possa presentare nel prossimo futuro?

“Quello che ho descritto in un libro pubblicato di recente con il collega Francesco Benozzo: oligarchie plutocratiche che agiscono d’intesa con tecnocrazie sovranazionali per azzerare la libertà di pensiero e di parola di una umanità sempre più povera di risorse materiali, intellettuali e culturali, approfittando di situazioni di crisi pianificate a tavolino.”

Le principali forze sindacali italiane pongono pregiudiziali al green pass solo in relazione agli aspetti economici legati al costo dei tamponi. Le sembra una posizione tutto sommato accettabile?

“Scherza?”

Green Pass: la difficile dialettica tra libertà individuale e interesse generale

In conclusione, una domanda che va al cuore del problema: perché la logica del Green Pass va respinta?

“Perché il Green Pass è un odioso strumento di discriminazione, che aprirà la strada a un nuovo totalitarismo, appunto. Ne riparleremo nel prossimo futuro, sempre ammesso che ne potremo riparlare.”

 

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Emilia Santoro
Emilia Santoro insegna e scrive. Ha pubblicato suoi racconti sulle riviste letterarie Linea d’Ombra e Dove sta Zazà, entrambe dirette da Goffredo Fofi. Nel 2006 pubblica il romanzo La sparizione (Manni Editore). Nel 2008, in piena crisi dei rifiuti in Campania, scrive il dossier Chiaiano. Emergenza ambientale e democratica. Nel 2013 pubblica il suo secondo romanzo Asino senza lingua(Homo scrivens Editore). Dal 2019 collabora alla rivista Achab, diretta da Nando Vitali. Nel 2021 viene pubblicato il suo libro di poesie Lascia la rosa sul bordo del giardino (Iod Edizioni).

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