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L’Europa che solidarizza con gli stragisti non ha più alcuna bussola morale da rivendicare

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La retorica europeista sui “nostri valori” alla luce della sequenza di fatti che inanellano uno dopo l’altro lo stravolgimento di questa realtà, denota una sorta di inceppo cognitivo. Non si sta comprendendo che siamo rimasti indietro rispetto agli eventi e al corso della storia. Che tutto il nostro apparato concettuale non tiene il passo.

L’Europa che solidarizza con gli stragisti

Oggi ci troviamo a riflettere su un’Europa che sembra aver perso la sua bussola morale, che non solo assiste in silenzio, ma solidarizza con stragi e omicidi, avallando censure e repressioni che contraddicono i principi su cui si è fondata.

Le immagini dei massacri ad opera di Israele nei territori palestinesi occupati e in Libano, i bombardamenti indiscriminati che colpiscono civili innocenti, non trovano più una ferma condanna dall’Europa, che un tempo – pur nel bilanciamento necessario della real politik – avrebbe difeso i diritti umani almeno di facciata. Ora è caduto anche quel velo.

La morte di innocenti diventa un dato di cronaca, un incidente collaterale in una narrazione che giustifica l’ingiustificabile.

Il silenzio sulle repressioni dei manifestanti pro-palestinesi, la mancanza di empatia verso chi denuncia l’occupazione e l’ingiustizia, e il quasi accogliere con soddisfazione gli attentati politici come quello a Robert Fico o l’omicidio della figlia di Aleksandr Dugin, Darya Dugina, sono il segno di una complicità che scava nelle fondamenta stesse del progetto europeo.

In nome di una presunta neutralità, o peggio, di una solidarietà verso chi perpetua tali crimini, l’Europa sta rinunciando al ruolo di baluardo della giustizia e della dignità che continuamente evoca nelle dichiarazioni pubbliche dei suoi leaders.

Questo non è solo un fallimento politico, ma un tracollo morale. Come siamo arrivati a questo punto?

Forse  ci siamo arresi a una classe politica “vecchia”, non solo anagraficamente, ma culturalmente.

Una classe che sembra incapace di comprendere la complessità di un mondo che è andato avanti, che è ormai multipolare, dove l’egemonia occidentale non può più essere data per scontata.

La retorica dell’Occidente liberale e democratico, che per decenni ha proclamato i suoi valori universali, si sgretola davanti all’ipocrisia palese. Mentre predica diritti umani e libertà, l’Europa permette che guerre, repressioni e omicidi politici avvengano sotto il suo sguardo distratto, se non addirittura complice.  Non è solo una questione di distanza geografica, ma di distacco morale.

È chiaro che il tramonto dell’Occidente non è inevitabile, ma la decadenza culturale e politica è una realtà in atto. Eppure, non siamo condannati a questo destino. C’è ancora una possibilità di redenzione, di rinascita. Ma questo richiede uno sforzo immane, affidato ai giovani riportati al centro del discorso pubblico non solo per etichettarli come ‘parte del problema’. ma anche come possibile soluzione.

I giovani devono riscoprire cosa significa essere europei nel mondo di oggi. Non più una civiltà che impone i propri valori con arroganza, ma una cultura che sappia dialogare, confrontarsi, contaminarsi con l’alterità senza annientarla.

La supponenza di essere ancora la guida del mondo, di detenere una presunta superiorità morale, ci ha resi ridicoli, e ha esposto l’incoerenza di una politica che usa i diritti umani come strumento di dominio.

Questa Europa può ancora avere un futuro, ma solo se abbandonerà l’illusione di essere il centro del mondo, e se troverà il coraggio di affrontare i propri fallimenti.

La saggezza della storia ci insegna che ciò che non è più vitale, ciò che non riesce a rinnovarsi, viene lasciato alle spalle. L’Europa rischia di essere relegata ai margini della storia, a contemplare il proprio passato glorioso mentre il mondo va avanti.

Se non c’è uno scatto di dignità, se i giovani non troveranno la forza di opporsi a un sistema che affonda la nave, allora sarà giusto che l’Europa, con la sua cultura e la sua tradizione, crolli sotto il peso della sua stessa decadenza.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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