25.1 C
Rome
lunedì 16 Maggio 2022
AgoràLavoricidio (lettera a un lavoratore nato morto)

Lavoricidio (lettera a un lavoratore nato morto)

Quando si muore di lavoro, per pochi soldi, perché le carte sono a posto e il resto no, si chiama lavoricidio.

Lavoricidio

Oggi hai chiuso, senza bisogno di dimissioni, senza aver mai iniziato un lavoro privo di dignità, senza paga. Niente si perde, se non l’emozione di un momento dato in pasto ai riflettori, poi torna tutto buio, come il freddo di una delle tante tombe di lavoratori senza pretese, senza garanzie, bisognosi soltanto di tornare a casa la sera.

Che pensare di un paese, un luogo stretto e lungo come un imbuto, uno stivale, pieno di ignoranti sorridenti consacrati al soldo, capaci di vendere anche l’ingiustizia? E tu, così giovane, già così freddo, recapitato al luogo del non ritorno, in compagnia di tanti come te.

Giovani, più anziani, uomini, donne, chiunque aveva un nome che adesso non ha più. E i sindacati?

Lasciali rifiatare nei loro uffici più belli, nelle anticamere di poltroncine di un colore solo, ai loro galà di pensionati, alle manifestazioni di momentaneo cordoglio: non hanno altro da fare, non funzionano più. Fossero stati efficienti, tu non saresti là sotto a star zitto.

Quando si muore di lavoro, nell’approssimazione della fretta, perché i soldi son pochi, perché le carte sono a posto il resto no, quando i mandanti non saranno mai puniti, si chiama lavoricidio.

Cartoline da Salò: un anno marchiato dalle stimmate della pandemia

 

Leggi anche

 


Flavio Almerighi
Ex consulente del lavoro, e tante altre cose, nel 2019 è riuscito ad andare in pensione con tutti i requisiti e grande scorno della Fornero.

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli