Nella narrazione drammaturgica della tv che affronta quotidianamente il virus, la divisione tra buoni e cattivi è netta ma con un ricambio velocissimo.
Buoni e cattivi contro il virus
La struttura drammaturgica delle trasmissioni televisive sul Covid – e cioè tutte, da due anni a questa parte – a me appare la seguente: i “buoni” sono sempre gli stessi, mentre i “cattivi”, i no vax, i no pass, hanno rapide fiammate di esposizione, dopo le quali vengono sostituiti da nuovi cattivi, come avveniva negli albi a fumetti; per due o tre numeri Tex e i suoi pards si scontravano contro Mefisto, per poi passare a combattere Proteus e quindi El Morisco e così via.
Mi rallegro dunque dell’apparizione di un nuovo cattivissimo sugli schermi nazionali, si tratta dell’endocrinologo Giovanni Frajese, che interpreta il suo ruolo di velenosissima serpe (il linguaggio è nuovamente ripreso da Tex Willer, capostipite del genere) con ammirevole convinzione. Ma per quanto si affanni ad apparire il più cattivo del reame, nel giro di un paio di settimane verrà rimpiazzato da qualcuno ancora più cattivo di lui, e il Bene trionferà!

Da persona che è corsa a vaccinarsi appena ha potuto, però un poco mi dispiace per questo rapido oblio dei cattivi maestri. Forse dovremmo inventare un nuovo format, prendere spunto da Diabolik, dove a rimanere immutati sono i cattivi e avviene la turnazione con i buoni.
Che anche questi buoni qui, i Galli, i Bassetti, i Crisanti e i Burioni, a dirla tutta hanno un po’ stufato. Basta che mi lasciate la Viola, con un lupetto nero attillato e i capelli legati a crocchia come Eva Kant.

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