La morte di Togliatti

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Il 21 agosto del 1964, a Jalta, moriva “il migliore”, com’era soprannominato, Palmiro Togliatti, il carismatico leader del Pci, che fu tra coloro che forgiarono l’Italia del dopoguerra. Fausto Anderlini lo ricorda alla sua maniera, pescando nella memoria di bambino quella giornata di sessant’anni fa.

21 agosto 1964, la morte di Togliatti

Palmiro Togliatti moriva il 21 agosto 1964. Sessant’anni da oggi. Di quel giorno, anzi no, forse del successivo, ricordo questo. Stavo seduto sul divano con mia sorella, quattordici i miei anni, diciassette quelli della Franca e con mio padre si guardava alla televisione un servizio sulla morte di Togliatti.

Mio padre era segretario della sezione Arvedo Bastia, un krusceviano e un amendoliano convinto, e talvolta mi era capitato di sentirlo proferire qualche giudizio critico su Togliatti, pure avendo avuto l’onore supremo di celebrare con lui l’inaugurazione della locale casa del popolo e poi anche della scuola nazionale di partito Marabini, sulla prima curva di San Luca.

A un certo punto mia sorella chiese nella sua beata curiosità come il corpo del defunto poteva conservarsi in un viaggio così lungo, da Yalta a Roma, e io risposi prontamente: “In frigorifero!“. L’elettrodomestico di fresco acquisto che faceva bella mostra nel cucinotto. Un attimo e mossi da un irresistibile humor nero scoppiammo entrambi in una fragorosa risata.

Mio padre si levò da dove era seduto e ratto come la folgore ci somministrò uno schiaffo a testa, non ricordo bene se con una, diritto e rovescio, o con due mani, ingiungendoci all’istante di andare a letto. Lo strascico importante di quell’episodio fu che non nominai mai più il nome di Togliatti invano. E la consapevolezza che ogni licenza ha il suo tabu. Quella, per inciso, fu l’unica volta che mio padre levò la sua mano su di noi.

La foto di copertina

Fine anni cinquanta, taglio del nastro della casa del popolo in via Volontari della libertà, zona Stadio-Funivia, sotto San Luca, area di inurbamento dei mezzadri della bazzanese e della collina occidentale.

Nella foto, mio padre è l’uomo calvo e con i baffetti alla sinistra di Togliatti (per chi guarda). Da notare il sorriso compiaciuto di Togliatti, che pure era uomo grave e tagliente. Come un Sindaco, come un arcivescovo in visita a una parrocchia di campagna. Gli manca solo l’aspersorio. Il suo partito ‘nuovo’, la nostra Chiesa. Una sezione per ogni campanile.

* Grazie a Fausto Anderlini

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Fausto Anderlini
Fausto Anderlini
Sociologo, autore di vari saggi e volumi, tra i quali ricordiamo: Terra rossa. Comunismo ideale, socialdemocrazia reale: il Pci in Emilia-Romagna, Istituto Gramsci, 1990; Identità e spazio locale. Formazioni territoriali intermedie e reti istituzionali in Italia ed in Emilia-Romagna, Clueb, 1993 (con Maurizio Zani); Dalla città diffusa alla metropoli policentrica. Idee per la Città metropolitana di Bologna, Maggioli, 1991

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