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giovedì 12 Maggio 2022
AgoràIn guerra si può mai essere veramente equidistanti?

In guerra si può mai essere veramente equidistanti?

 

Diceva Kant: “Il concetto di libertà è la pietra di inciampo di tutti gli empiristi”. Ma davanti alla guerra si può essere liberi ed equidistanti?

Si può mai essere veramente equidistanti?

Quanto detesto la parola “equidistanza”. Non si può mai essere davvero equidistanti! Poi, mi è sempre sembrato un lavarsi le mani. Si, Pilato era equidistante, dunque schierato. Ma non trovo altra parola, perdonatemi. Per cui, si, ribadisco, sono equidistante da due espansionismi. O se volete, neutrale. Non me ne vergogno (forse un po’ si, per la mia incapacità a trovare parole diverse), e neppure mi vergogno delle altre “ovvietà” che possono venirmi fuori in queste ore.

Piuttosto, ditemi voi, che non siete ovvi e siete così schierati, col bene o col male, come intendete procedere. A scanso di equivoci, credo Putin abbia commesso errore enorme, ma non è necessario lo dipinga come un nuovo Hitler. Si è infilato in un vicolo cieco.

Forse ha l’appoggio della Cina o comunque la non ostilità cinese: se ne deve tener conto. Per questo, e non per altro, l’occidente è piuttosto imballato. Meno male: alla guerra che c’è ora, a quella che lì c’è da tempo (ma questo Chicco Mentana non ve lo dice), a quei morti si aggiungerebbe un conflitto mondiale. Ma un vicolo cieco è un vicolo cieco: domani, occupata l’Ucraina o messo lì un governo fantoccio, lo zar dovrà vedersela con la resistenza, ché buona parte di quella popolazione non è russa e lo detesta.

Insomma, ha creato una instabilità. A differenza della Cina, che si compra il mondo a pezzetti, ha fatto “vecchio imperialismo”, come gli Usa altrove in questi decenni (sbagliandole tutte). Ma è stato sufficientemente stimolato.

Mi tengo l’equidistanza, che come parola solitamente odio, lascio ad altri il bullismo da social e il tifo. Intanto, questa qui sotto è la cattedrale di San Volodymyr a Kiev, ma le ucraine per Lucia Annunziata sono tutte “badanti o amanti“.

A circa dodici ore da Kiev c’è la russa Kaliningrad, da lì parti l’Armata Rossa per l’offensiva di Kiev, novembre 1943. Lì è nato Immanuel Kant. Uno che scrisse questo: “Il concetto di libertà è la pietra di inciampo di tutti gli empiristi ma è anche la chiave dei più sublimi principi pratici per i moralisti critici, che, grazie ad esso, si rendono conto di dover procedere necessariamente in modo razionale.”

Leggere e rileggere questo passaggio della Critica della Ragion Pura può far bene. E può far bene pure pregare. Che poi è un volgere lo sguardo al cielo. Perchè un Dio c’è e lo sapeva pure il sublime filosofo.

Cosa debba intendersi per esso, non certo un enorme uomo a immagine e somiglianza di noi, molto più potente, ma sempre compassionevole verso l’uomo, quasi che tutto quanto accade sia per fare piacere o dispiacere a noi, deboli e piccoli uomini? Si deve invece vedere lo straripante, lo straboccare di forze eterne inarrivabili, il Sovraumano! L’al di là del bene e del male, dell’umano troppo umano!

Qualcosa si può avvistare, osservando il Cielo, cosa che non riusciamo a fare più. Qualche segnale può arrivare solo da lì, non certo dai social o dai media. Dal Cielo…

 

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Mario Colella
Garibaldino

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