Il gioielliere, il cowboy e la fabbrica della giustizia fai da te

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Quando lo Stato arretra e il culto dell’individuo prende il sopravvento, la vendetta finisce per travestirsi da legittima difesa. Così il cowboy armato diventa un eroe, la giustizia un fatto privato e il consenso alla violenza il sintomo di una società che smette di riconoscersi come comunità.

Il giocattolo del gioielliere

L’individualismo dixie immagina un cowboy proiettato nella dimensione dello sceriffo di sé stesso, con le gambe distese sulla staccionata del proprio piccolo ranch e il fucile appoggiato sulla spalla. Al minimo movimento che minaccia la proprietà si può fare fuoco.

Anni e anni di proselitismo sulla forza di volontà del singolo, che ha il dovere di presentarsi come un imprenditore di sé stesso per operare in autonomia scelte razionali dalle quali dipenderà il suo futuro, hanno polverizzato quella spinta collettiva di un tempo capace di strutturare la società attraverso enti di intermediazione sociale, corpi intermedi e partecipazione democratica, e quindi conflittuale, agli istituti giuridici dello Stato.

Lo Stato, dunque, non era un ente statico, bensì dinamico. L’indirizzo politico, la sensibilità giuridica, l’efficacia amministrativa rappresentavano concetti in movimento, passibili di continui aggiornamenti. I partiti e i movimenti di massa concorrevano alla definizione democratica della vita collettiva.

Disperso tutto ciò, disperso quel legame sociale, perché ci dovremmo sorprendere di un tizio che lucidamente insegue, bracca e giustizia due persone, travalicando in modo smaccato l’idea di legittima difesa? Ma soprattutto, perché ci dovremmo sorprendere della solidarietà nazional popolare dimostrata a questo implacabile assassino?

Da tempo la volontà giustizialista del pubblico abbacinato dai mille talk show di cronaca nera, dai mille processi consumati nella aule televisive, pretende più condanne, meno rieducazione della pena, più fretta nell’ingabbiare il presunto colpevole. E meno avvocati difensori. In questo clima perché allora non passare direttamente alle maniere forti, alla giustizia fai da te, al diritto nel possedere e utilizzare orgogliosamente i propri giocattoli?

Il terreno culturale per l’avvento di un nuovo fascismo, così come avvenne tra Ottocento e Novecento, lo prepara sempre la mentalità liberale e individualista. Che sia di destra o di sinistra poco cambia. In quegli insegnamenti sulla forza del singolo individuo – ridotto a mero agente economico che fabbrica la propria sicurezza – si nascondono la brutalità del piccolo proprietario che sbrana i nemici della famiglia e il cinismo della meritocrazia progressista. Insieme formano quella barbarie che spaventa ancora i sonni dei giusti.

 

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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