Midterm, Trump ha già trovato il colpevole: se perde, è tutta colpa degli involtini primavera

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Trump prepara il terreno in vista delle Midterm: se i Repubblicani perderanno, la colpa sarà della Cina e di un presunto hackeraggio elettorale. Peccato che i “dati rubati” siano registri pubblici. Tra complotti, propaganda e accuse preventive, la campagna diventa una commedia politica.

Il “Manuale di prevenzione sconfitte” di The Donald: se perdi, incolpa l’involtino primavera.

​C’è una costante nell’universo che supera persino la velocità della luce, le tasse e il fatto che il gatto decida di vomitare sul tappeto esattamente due minuti dopo che lo hai lavato: la “maledizione” delle elezioni di Midterm per i Presidenti in carica.

​Storicamente, le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti sono il modo in cui gli elettori dicono al proprio Presidente: “Ti abbiamo votato, ma ora ti ricordiamo che ci hai già stancato”. È una tradizione democratica, un rito di passaggio. Ma Donald Trump non è un uomo da “tradizioni” democratiche, diciamo che è più un uomo d’azione. Tipo Capitol Hill.

E così, con le Midterm alle porte e i sondaggi che non brillano, complice una sfilza di promesse elettorali svanite nell’etere, compensate solo da metodi sull’immigrazione che definire “discutibili” è un generoso eufemismo, il nostro Commander-in-Chief ha deciso di applicare la Regola Numero Uno del manuale di sopravvivenza Trumpiano: se non puoi vincere la partita, di’ che il pallone è truccato. E se possibile, accusa la Cina.

​Durante il suo attesissimo discorso alla nazione di giovedì sera, Trump è salito sul podio con l’aria di chi ha appena scoperto la cura per la calvizie, annunciando con enfasi drammatica la declassificazione di file d’intelligence “scioccanti”. E non parlava degli UFO. La rivelazione dell’anno? Pechino avrebbe hackerato e sottratto i dati di ben 220 milioni di elettori americani!

​”Cari americani, i cinesi hanno i vostri dati!” ha tuonato il Presidente, lasciando intendere che Xi Jinping passi le sue serate a fare scrolling selvaggio tra i registri elettorali dell’Ohio per decidere se mandare una spia a rubare la scheda di John “cinquepance”.

​La parte più esilarante della vicenda? Gli esperti di sicurezza informatica hanno dovuto trattenere a stento le risate collettive. Quei “dati segretissimi” sottratti dal dragone cinese non sono altro che i registri pubblici degli elettori. Informazioni che in quasi tutti gli Stati americani chiunque può legalmente acquistare per pochi dollari, o persino scaricare gratis se si sa dove cercare. In pratica, Trump ha accusato la Cina di aver compiuto il più grande cyber-attacco della storia scaricando l’equivalente americano delle vecchie Pagine Gialle.

E poi, sorge spontanea la domanda da un milione di dollari (o di Yuan): perché mai la Cina dovrebbe manipolare le elezioni per far vincere i Democratici?

Dopotutto, storicamente, Pechino non ha mai nascosto che un’amministrazione dem, tradizionalmente più strutturata sulle alleanze internazionali e rigorosa sui diritti umani, non di tutti, rappresenta un osso decisamente più duro da masticare rispetto all’isolazionismo del “facciamo baruffa su X, ma poi ci elogiamo a vicenda” tipico di Trump. Ma ehi, non lasciamo che la logica geopolitica rovini una narrazione così succosa.

La strategia del “Mani avanti”

Il vero capolavoro di questo discorso non è tanto il contenuto (che persino la CIA ha faticato a supportare, visti i documenti rilasciati talmente pieni di omissis e strisce nere da sembrare un cruciverba mal riuscito), ma il tempismo.

​È una mossa preventiva di rara bellezza clinica. Se i Repubblicani vincono può dire tranquillamente: “Avete visto? Nonostante i subdoli attacchi degli hacker di Pechino e del Deep State, il popolo mi ama e abbiamo trionfato contro tutto e tutti!”. E dopo bombarda Boston perché ha eletto un Dem.

Se invece i Repubblicani perdono, come la storia e i sondaggi suggeriscono): “Ve lo avevo detto! I cinesi ci hanno rubato i voti con le macchine elettroniche truccate! È un complotto globale!” E bombarda sempre Boston perché non sopporta i Red Sox.

​In ogni caso, Trump non perde mai. La colpa è sempre di qualcun altro: dei media, del Deep State, dei chip nei vaccini, o della cucina asiatica.

​Mentre gli americani si preparano a recarsi alle urne con la sgradevole sensazione che il proprio voto valga quanto una banconota del Monopoli, l’unica certezza è che a novembre, comunque vada, assisteremo a uno show pirotecnico. Nel frattempo, se vi arriva una mail di spam scritta in mandarino che vi consiglia di votare per il candidato democratico locale, sapete già chi incolpare.

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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