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Grossman e Segre, pur ammettendo l’orrore in Palestina, non mostrano empatia per le vittime. Le loro parole rivelano solo paura per le conseguenze su Israele. Nessun ripensamento, solo propaganda: l’unica via resta la pressione dal basso e le sanzioni internazionali.
L’ammissione di Grossman sul genocidio di Israele è la prova che Israele non farà mai giustizia*
L”intervista a David Grossman nella quale il guru del sionismo di sinistra si decide finalmente ad ammettere che Israele sta compiendo un genocidio non è un pentimento dettato dall’empatia per gli inenarrabili orrori che la sua patria ha inflitto e continua a infliggere ai palestinesi, ma un distillato di autoreferenzialità assoluta, un patetico e cinico tentativo di salvare Israele dalle conseguenze dei suoi crimini.
Nonostante confessi di sapere che Israele sta perpetrando crimini inenarrabili, non esprime mai dolore per le vittime, ma solo preoccupazione per Israele e per il vicolo cieco in cui si è cacciato, cercando di salvare tutto il salvabile dell’impresa sionista.
Questa sua priorità è evidente in tutti i punti dell’intervista: “voglio parlare come una persona che ha fatto tutto quello che poteva per non arrivare a chiamare Israele uno Stato genocida”. Alla domanda “che fare”, la sua risposta non è “fermare il genocidio e restituire libertà e giustizia alle vittime” bensì «Dobbiamo trovare il modo per uscire da questa associazione fra Israele e il genocidio. Prima di tutto, non dobbiamo permettere che chi ha sentimenti antisemiti usi e manipoli la parola “genocidio”».
Oltre a ciò, reitera ancora sfacciatamente narrazioni totalmente false e tendenziose come quella della possibilità che aveva Hamas di trasformare Gaza in un giardino delle delizie, e mentre si dice favorevole a malincuore alla soluzione a due stati come “unica possibilità”, ha la protervia di aggiungere che «È chiaro che dovranno esserci condizioni ben precise: niente armi. E la garanzia di elezioni trasparenti da cui sia bandito chiunque pensa di usare la violenza contro Israele». In pratica, la sua soluzione è un bantustan inerme, sotto tutela e a sovranità limitata, perdipiù prospettato come un munifico regalo.
Insomma, se prima si poteva giustificarlo con il dubbio che non avesse capito cosa stesse succedendo, ora è purtroppo incontrovertibilmente chiaro che Grossman una persona emotivamente lobotomizzata, priva di empatia, orribile e corrotta fino al midollo, e se Grossman è rappresentativo della grande maggioranza dell’opposizione a Netanyahu, allora abbiamo l’ennesima conferma che non esiste alcuna speranza a breve termine che Israele autonomamente riconosca i suoi crimini e restituisca dignità e indipendenza ai palestinesi.
Questa intervista, invece di dimostrare che Israele capirà e tornerà sui suoi passi, dimostra il contrario: che solo sanzioni politiche, diplomatiche ed economiche potranno fermare la strage e ripristinare giustizia, e che l’unico modo per ottenerle è l’azione dal basso contro i governi (come quello italiano) che invece continuano a rendere possibile l’orrore.
La ‘risposta’ di Segre
A stretto giro arriva l’altrettanto studiata e preparata risposta di Liliana Segre. La lettura dell’intervista alla senatrice a vita pubblicata su Repubblica è fatica improba e penosa.
Anche qui è manifesta l’incapacità di esprimere esplicitamente dolore per le vittime palestinesi, che a questo punto temo derivi dal fatto che questo dolore non ci sia. Anche qui, l’unica preoccupazione è il timore che Israele possa patire conseguenze per i suoi orrori.
Estremamente rivelatore del completo distacco dalla realtà è il passaggio lunare in cui Segre dice che chi usa il termine genocidio è gente animata da sentimenti antisemiti (“magari inconsci”) che “da decenni” è “seccata dal giorno della Memoria” e grida “genocidio, genocidio, genocidio” per “prendersi la rivincita”.
Alla base di una simile assurda visione non può che esserci un profondo trauma che impedisce di vedere la realtà per quella che è, trauma che sicuramente Segre ha subito sulla sua pelle e del quale dobbiamo tenere conto prima di giudicare la persona.
Però le conclusioni che siamo tenuti a trarre da questa intervista sono le stesse di quelle tratte dall’intervista di Grossman: le cose che dicono, e quelle che non dicono, sono la dimostrazione che la grande maggioranza degli israeliani (i fans di Netanyahu più l’opposizione stile Grossman) sono privi di lucidità e non vedono i palestinesi come normali esseri umani degni di compassione e pietà.
Quindi, la comunità internazionale ha il preciso dovere morale e giuridico di intervenire immediatamente interrompendo i rapporti diplomatici e commerciali con Israele, per salvare i palestinesi dalla loro follia.

*Alessandro Ferretti è su Substack
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