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La visita di Shoigu a Teheran diviene il pretesto dalle pagine del Corriere per un articolo dell’ineffabile Rampini colmo di omissioni e banalità propagandistiche contro le potenze emergenti, viste come un accolita di barbari contro i quali l’occidente dei grandi valori si pone come argine.
L’asse del male e la bretella degli scimuniti
Chi sia sazio di Molinari può trasferirsi sulle pagine del Corriere, laddove imperversano le bo…ehm, le analisi…di Federico Rampini. Mercoledì 7 agosto prende a prestito l’asse del male a suo tempo varato da G.J. Bush e comprendente Iran, Iraq e Corea del Nord, e lo aggiorna, derubricando l’Iraq e immettendo la Russia a tutto titolo e la Cina, quest’ultima come membro in potenza a meno di sospendere l’amicizia con Putin e l’Iran (suoi fornitori di petrolio).
La visita di Shoigu a Teheran è la prova per l’ometto in bretelle dell’avvenuta costituzione di un “Asse criminale della resistenza“.
Rampini, che da alcuni è considerato un plagiario, segue le tracce di David Frum, lo scribacchino di Bush che nel 2002 escogitò la formula dell’asse del male sintetizzando a piacimento elementi propri dell’interventismo democratico e repubblicano: la denuncia di Roosevelt contro le ‘Potenze dell’asse‘ e l’URSS come ‘impero del male‘ adottato da Reagan nel 1983. Rampini fa suo Frum e ci aggiunge, con quel ‘criminale‘, anche la nozione di ‘Stati canaglia’ di largo uso nel periodo reaganeiano.
L’asse, il male, la canaglia criminale e spara a palle incatenate contro i pezzenti come fosse Bava Beccaris.
L’elemento identificante di questo canagliume sarebbe l’odio verso il suo stesso popolo impedito a progredire verso il benessere, l’istruzione e i diritti, oltraggiando le donne (al caso) e imponendo (sempre al caso) il fanatismo religioso.
Diversamente da paesi pur sempre non democratici come il Marocco, l’Arabia Saudita e gli Emirati nei quali alla diffusione del benessere si associa un crescente rispetto per le donne e una tendenziale laicizzazione con la marginalizzazione del clero (sic!).
Non solo Roosevelt, Reagan, Bush e tutte le amministrazioni democratiche da Kennedy a Biden, passando per Clinton e Obama, ma anche Renzi, che per primo ha toccato con mano il ‘Rinascimento saudita’ !
Non sazio il bretellaro approfondisce l’analisi. La Russia di Putin e l’Iran sarebbero ben peggio dell’URSS e degli stati arabi bahatisti che almeno praticavano l’ateismo di Stato e che (qui il nostro ha ragione) praticavano l’emancipazione femminile.
Ma proprio qui casca l’asino in bretelle. Non solo omette di ricordare che questi aspetti laici si ritrovano nella Russia di Putin (dove il ruolo tributato alla Chiesa ortodossa non è dissimile a quello che da noi si riserva alla Chiesa Cattolica) ma anche nella Cina e nella Corea del Nord.
Ma soprattutto omette di ricordare chi fu che fece strame delle esperienze progressive dei regimi arabi nasseriani. Guarda caso quelli dell’Impero del male dell’epoca reaganiana i quali fomentarono e foraggiarono i fondamentalisti religiosi per eliminare l’influenza dell’Urss e l’orientamento anti-imperialista di questi stati.
Quando l’Occidente si è schierato con i Mujaidin afghani e i talebani incitandoli e armandoli fino ai denti del fatto che il regime rivoluzionario di Najibullah aveva emancipato d’un colpo le donne e avviato profonde riforme sociali e progressiste se ne infischiò.
E anche non sollevò problemi sulla sua fine quando i talebani gli misero i genitali in bocca, lo legarono dietro una jeep trascinandolo per varie volte intorno al palazzo per poi finirlo con una pallottola (suo fratello venne torturato allo stesso modo e poi strangolato). Era progresso, allora, questo modo di sconfiggere l’Impero del male.
Stessa sorte toccata poi in era obamiana a Gheddafi il cui socialismo coranico era sostanzialmente laico e certo non disprezzava l’emancipazione delle donne.
Lo stesso dicasi per l’Iraq di Saddam che se gasava i curdi, trattava con tolleranza estrema le donne e i cristiani Caldei. Ma analogo discorso vale per la Siria di Assad. Tutti esempi a noi molto vicini. Ma analogo, a elementi invertiti, anche il caso dell’Egitto. Se la democrazia porta al governo i fratelli mussulmani ostili all’occidente, allora meglio il ritorno della dittatura autocratico-militare liquidata dalla ‘rivoluzione araba’.
Questa delle donne, dei diritti e della democrazia come legittimazione bellicista è una smisurata ipocrisia a geometria variabile. Becchime per legioni di allocchi. Solo per questo ho preso per le bretelle il Rampini. Non perchè meriti in sè alcuna considerazione, ma perchè le sue volgarità ideologiche sono l’humus profondo del vero ‘impero’ vigente. L’occidente come ipocrisia e prepotenza.

* Grazie a Fausto Anderlini
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