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Il colosseo digitale e i nuovi sacrifici umani

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Due persone diventano virali contro la loro volontà: sospese dal lavoro, umiliate online, sbranate dal branco digitale. Non è intrattenimento, è violenza psicologica normalizzata. E se domani toccasse a noi? Fermiamoci prima che sia troppo tardi.

Il colosseo digitale

Due esseri umani ridotti a meme viventi, senza alcun consenso. Due sacrifici offerti al Dio della Visibilità, un’entità immateriale e onnipresente. Oggi sono gli amanti al concerto dei Coldplay, domani potremmo essere io e te, perché nessuno può dirsi completamente al riparo dalla voracità della rete, che cannibalizza ogni atto privato.

E una volta esposto, non sei più percepito come un individuo con la propria dignità, ma come un oggetto su cui il resto del mondo scaglia i propri impulsi.

Eppure sono davvero persone come te e me, con la loro vulnerabilità e la loro sfera emotiva, non pupazzi da strapazzare fino all’osso per un pugno di visualizzazioni, in attesa del prossimo spettacolo.

E se domani toccasse a noi, per puro caso, proprio come a loro? Ci immaginiamo cosa significhi essere loro in questo preciso momento? Come ci sentiremmo ad aprire i social e vedersi ovunque, senza scelta, senza motivo, senza limiti?

È pura logica del branco, bullismo su scala planetaria. Non c’è niente di innocente in tutto questo.

Non possiamo più dimenticare che la rete — e in particolare i social — annullando ogni distanza tra gli esseri umani, cancellano anche quello spazio privato che dovrebbe essere sacro.
Non è solo una violazione della privacy, ma un atto di vera e propria violenza psicologica.
Basta un clic per perpetrare un abuso sconfinato a danno di innocenti.

La ricerca di sensazionalismo e la gratificazione immediata ci stanno rendendo complici di un sistema che normalizza la superficialità emotiva, fino a plateali casi di aggressione come questo.
Questi due sono già stati sospesi dalle proprie aziende, per esempio. Non parliamo nemmeno delle ricadute psicologiche che dovranno affrontare.

Di che cosa sono colpevoli? Di essere andati a un concerto ed essersi abbracciati?
Quante persone dovrebbero essere sospese immediatamente per lo stesso motivo?

Dovremmo fermarci e riflettere profondamente su questa dinamica, condivisa da tanti giornalisti o influencer che campano di questi meccanismi.
Se la scelta delle vittime è casuale e poi modulata da un algoritmo, la strategia è chiara, vecchia quanto il motto panem et circenses.

Millenni dopo siamo ancora qui, seduti nel Colosseo digitale, a pagare il biglietto con i nostri clic e la nostra attenzione, per vedere esseri umani sbranati vivi da leoni — per così dire — evoluti: oggi sono leoni da tastiera.

Questo spettacolo di umiliazione pubblica, oggi come allora, serve a distrarci dalle vere notizie, che rimangono sempre le stesse, sempre più tragiche e inascoltate da quella terra che non si può neanche nominare per non essere penalizzati da quello stesso Dio della Visibilità.

Non è divertente. È terrificante. Fermiamoci.

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parole ribelli, menti libere

Luca Buonaguidi
Luca Buonaguidi
Scrittore e psicologo, ha pubblicato libri di viaggio, di musica e di poesia.

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