I meccanismi di schieramento: solo nei film c’è il bene o il male assoluto

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In questi mesi tutta la retorica sulla guerra in Ucraina si è trasferita pari pari nel conflitto israelo-palestinese. Ma scegliere a prescindere dall’analisi, abbracciando i meccanismi di schieramento, è un modo per avere un’opinione senza dover fare la fatica di pensare.”

I meccanismi di schieramento e gli ultrà della guerra*

I meccanismi di schieramento rigido – come il tipico riflesso tra destra e sinistra –  rappresentano da tempo una patologia politica e sociale.

Sono il sostituto comodo di un pensiero critico e riflessivo, un modo per avere un’opinione senza il minimo sforzo intellettuale. In altre parole, sono una scorciatoia mentale che permette di semplificare la complessità del mondo in binari predefiniti, dove il pensare diventa superfluo.

Come accade sempre con la stupidità, queste dinamiche sono più dannose della malvagità stessa: l’unica cosa peggiore dell’ingiustizia è l’ottusità. La storia e la realtà, infatti, sono sempre il risultato di una fitta rete di cause, dove molteplici fattori si intrecciano e interagiscono.

Non esistono il bene assoluto o il male assoluto come nei film. Capire questo non significa evitare di assumere posizioni decise, ma implica comprendere che dietro ogni scelta collettiva, per quanto criticabile, ci sono motivazioni precise. Solo esaminando queste ragioni è possibile provare a risolvere i problemi.

L’abitudine di riempire le bacheche di slogan, bandiere e simboli ideologici non è altro che un segno di analisi debole. È una manifestazione di una superficialità che impedisce ogni tentativo di soluzione concreta.

La storia non è un campo di battaglia tra tifoserie, non esistono “buoni” e “cattivi” in senso assoluto. Ci possono essere lotte concrete che richiedono scelte nette, situazioni in cui si è obbligati a schierarsi, ma persino in quei momenti, confondere la chiarezza delle scelte pratiche con la tifoseria o la demonizzazione dell’avversario è un errore grave.

Ancor di più per chi non è direttamente coinvolto nei conflitti reali: chi non è costretto dalle circostanze a prendere posizione pratica, ma lo fa in nome di una tifoseria ideologica, alimenta l’ottusità collettiva.

Questa logica non fa altro che esasperare i conflitti, creare incomprensioni e distruggere ogni possibilità di dialogo costruttivo. Alimentare una tale polarizzazione non è solo inutile, ma pericoloso, perché contribuisce all’imbecillimento del dibattito pubblico e alla paralisi di fronte alle sfide reali.

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Zela Santi
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