I giovani e il porno ai tempi dello smartphone: libertà o dipendenza?

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Negli anni ’80, la pornografia era difficile da reperire e aveva un carattere sociale; oggi, con un click, i giovani accedono a contenuti estremi. Questa facilità crea aspettative irrealistiche, desensibilizzazione e rischio di dipendenza, senza un’educazione adeguata che insegni il rispetto e il consenso.

Pornografia ieri e oggi: come l’accesso facile cambia i giovani e la società

Negli anni ’80, quando ero in seconda o terza media, la pornografia era un mondo lontano, quasi mitologico. Ricordo un compagno di scuola che, con aria da cospiratore, tirò fuori una rivista patinata, una di quelle con copertine sgargianti che circolavano all’epoca. Non era facile reperire quel materiale: riviste come Le Ore o fumetti erotici d’autore, firmati da maestri come Max Bunker o Magnus, erano tesori rari, passati di mano in mano.

Oggi, invece, il porno è a un click di distanza. Basta uno smartphone per accedere a un universo di contenuti, spesso estremi, senza filtri né limiti. Ma questa facilità sta cambiando il modo in cui i giovani vivono la loro sessualità? E, soprattutto, potrebbe avere un ruolo nei crescenti episodi di violenza sessuale?

Da riviste a internet: un cambiamento epocale

Negli anni ’80, la pornografia era un’esperienza fisica, spesso sociale. Le riviste o i VHS si trovavano con fatica, magari in edicola o tramite un amico più intraprendente. Questo limitava l’esposizione, specialmente per gli adolescenti, e il consumo aveva un carattere sporadico.

Oggi, tutto è cambiato. Siti come Pornhub registrano miliardi di visite annuali, e l’età media del primo contatto con contenuti porno online è scesa a 11-13 anni, secondo il Kinsey Institute. Io a 13 anni giocavo con i soldatini dell’Atlantic. Per dire! Non serve più cercare: il porno trova te, spesso attraverso pop-up o ricerche innocenti. Questa accessibilità ha trasformato il rapporto dei giovani con la sessualità, ma non senza conseguenze.

Un impatto profondo sulla crescita sessuale

La pornografia onnipresente plasma la mente dei ragazzi in una fase cruciale della loro vita. In particolare ci sono degli aspetti facilmente riscontrabili che possiamo così riassumere:

Aspettative irrealistiche: I film porno generalmente mostrano fisicità alterate, performance irrealistiche e dinamiche lontane dalla realtà. Questo può far sentire i giovani inadeguati, insicuri sul proprio corpo o convinti che il sesso debba essere una “prestazione” spettacolare. A 50 non si parla di prestazione ma di miracolo n.d.a. La realtà, con le sue imperfezioni e la sua intimità, rischia di deluderli.

Desensibilizzazione: L’accesso a contenuti estremi o violenti, facilmente reperibili, può ridurre la sensibilità verso stimoli più naturali. Uno studio del Journal of Sexual Research (2016) ha mostrato che il consumo frequente di porno può diminuire la soddisfazione nelle relazioni reali, spingendo a cercare stimoli sempre più intensi.

Dipendenza e inibizione: Per alcuni, l’uso compulsivo di pornografia diventa una dipendenza comportamentale. C’è chi fatica a eccitarsi senza stimoli visivi o a costruire relazioni emotive, con un impatto negativo sulla vita sessuale. La pornografia, anziché liberare, può imprigionare.

Un’educazione sessuale mancata: In Italia, l’educazione sessuale nelle scuole è frammentaria, quando non assente. Senza una guida, la pornografia diventa per molti giovani l’unica “lezione” sul sesso. Peccato che non insegni nulla su consenso, rispetto o emozioni, lasciando un vuoto pericoloso. Capito Valditara? Mannaggia a te!

Pornografia e violenza: un legame indiretto?

Uno degli aspetti più inquietanti è il possibile legame tra pornografia e violenza sessuale. La questione è complessa e gli studi non sono unanimi. Alcuni ricercatori, come Ferguson e Hartley (2020), suggeriscono che la pornografia violenta o non consensuale possa normalizzare atteggiamenti aggressivi, soprattutto in individui già predisposti, come quelli con tendenze misogine o tratti antisociali.

Le rappresentazioni di dominio o sottomissione, se consumate senza un filtro critico, possono confondere la percezione del consenso.
Tuttavia, la violenza sessuale è un fenomeno multifattoriale, legato a cultura, educazione, modelli familiari e disuguaglianze di genere.

La pornografia non è una causa diretta, ma può amplificare atteggiamenti problematici in contesti privi di valori positivi. Curiosamente, paesi con alto consumo di pornografia, come la Scandinavia, non mostrano sempre un aumento dei reati sessuali (Milton, 2001), suggerendo che il tipo di contenuto e il contesto culturale siano determinanti.

La pornografia non è il male assoluto, ma la sua accessibilità incontrollata, unita alla mancanza di educazione, crea rischi concreti. Non si tratta di censurare, ma di fornire ai giovani gli strumenti per navigare questo mare di contenuti.

Ecco alcune semplici proposte, forse banali, ma non dobbiamo pensare chissà a quali ‘soluzioni miracolose’:

Educazione sessuale nelle scuole: Programmi che insegnino il consenso, la diversità dei corpi e la complessità delle relazioni, smontando gli stereotipi del porno. Capito Valditara? Altro che consenso dei genitori. Gli chiedi il consenso per fare matematica?

Filtri per i minori: Migliorare la verifica dell’età sui siti porno, anche se resta una sfida tecnologica. Ora ci sarebbero anche, ma sono facilmente aggirabili.

Dialogo aperto: Famiglie e scuole dovrebbero parlare di sessualità senza tabù, aiutando i ragazzi a contestualizzare ciò che vedono online.

Media literacy: Insegnare ai giovani a decodificare i messaggi dei media, inclusa la pornografia, per sviluppare un pensiero critico.

Da boomer, ripenso a quelle riviste nascoste sotto il banco con un misto di nostalgia e consapevolezza. La pornografia di allora era un’avventura, ma anche un mondo lontano. Oggi è ovunque, e questo cambia tutto.

La facilità di accesso può distorcere la crescita sessuale dei giovani, alimentando insicurezze, desensibilizzazione o dipendenze. Sul fronte della violenza sessuale, il suo ruolo è indiretto, ma non trascurabile, soprattutto se manca un’educazione che insegni il rispetto.

La soluzione? Non demonizzare la pornografia, ma colmare il vuoto educativo con valori, dialogo e consapevolezza. Solo così i ragazzi potranno vivere la loro sessualità in modo libero e responsabile.

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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