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Immaginate un’Europa che, invece di sorseggiare cappuccini e vantarsi della sua “civiltà”, finisce a litigare come in un reality show distopico. È più o meno quello che prevede David Betz, professore di guerra moderna al King’s College di Londra, che nel suo Civil War Comes to the West (pubblicato su Military Strategy Magazine, estate 2023 e primavera 2025) lancia un allarme: l’Europa occidentale, Italia compresa, potrebbe scivolare in una guerra civile entro cinque anni. Roba da far tremare i polsi, no? Ma vediamo cosa c’entra il Belpaese con questa profezia da film apocalittico e se davvero rischiamo di passare dalle discussioni su X a barricate in Piazza Navona.
Betz e il suo allarme: l’Europa sta per esplodere?
Betz non è il tipo che urla “al lupo!” per attirare like. Con numeri alla mano, calcola che un paese con i sintomi di una crisi sociale ha il 4% di probabilità all’anno di finire in un conflitto civile. Tradotto: in cinque anni, c’è un 18,5% di possibilità che qualcuno in Europa inizi a lanciare molotov invece di tweet. E con una decina di paesi a rischio, la chance che almeno uno scivoli nel caos è un inquietante 87%. Come ciliegina, se un paese va a fuoco, l’effetto domino potrebbe trasformare l’Europa in una versione live di The Purge. Ma quali sono i motivi di questa apocalisse hipster?
Due bombe a orologeria: élite snob e identità in frantumi
Betz punta il dito su due problemi che sembrano usciti da un talk show pomeridiano:
- Le élite contro il popolo: Le classi dirigenti, quelle che Betz chiama Anywheres (i “cosmopoliti” che sorseggiano prosecco e parlano di globalizzazione), sono sempre più lontane dai Somewheres (la gente comune che vuole solo arrivare a fine mese). Risultato? La fiducia nelle istituzioni è a terra, e la politica sembra un circo dove nessuno si fida del domatore.
- Fratture culturali: Il multiculturalismo, che doveva essere il nostro biglietto per l’utopia, sta creando più divisioni che armonie. Comunità che non si mescolano, tensioni etniche e la sensazione che l’identità nazionale sia diventata un puzzle con pezzi mancanti. In pratica, l’Europa rischia di trasformarsi in una versione meno coreografata di West Side Story.
E l’Italia? Beh, il nostro Paese sembra avere tutti gli ingredienti per un bel minestrone di guai. Ecco come le teorie di Betz si applicano al nostro angolo di Mediterraneo:
- Élite che fanno arrabbiare: In Italia, la sfiducia nelle istituzioni è più vecchia del Colosseo. Secondo l’Edelman Trust Barometer, nel 2024 solo il 30% degli italiani si fidava del governo. E chi può biasimarli? Tra scandali, promesse non mantenute e politici che sembrano usciti da un casting di Zelig, il popolo è stufo. Le proteste contro le bollette alle stelle o le politiche migratorie sono il termometro di un malcontento che ribolle. Betz direbbe: “Attenti, perché quando la pentola scoppia, non si torna indietro”.
- Immigrazione e scintille identitarie: L’Italia è stata il porto d’ingresso per oltre 700.000 migranti dal 2013 al 2023 (dati UNHCR), e non tutti hanno ricevuto un caloroso “benvenuto” con tarallucci e vino. Le tensioni a Lampedusa, gli scontri a Ventimiglia o le proteste contro i centri di accoglienza gridano una cosa: non tutti sono d’accordo su come gestire la situazione. La destra sbandiera la teoria del “Grande Rimpiazzo” (che Betz cita come sintomo di paranoia culturale), mentre la sinistra predica accoglienza. Nel mezzo? Un casino che potrebbe accendere la miccia.
- Portafogli vuoti, rabbia piena: L’economia italiana è ferma come un’auto senza benzina. Il PIL pro capite è più basso di vent’anni fa, la disoccupazione giovanile è al 20% (dati ISTAT 2024), e le bollette fanno sembrare il mutuo una barzelletta. Betz dice che quando le aspettative della gente si scontrano con la realtà, scatta la rivolta. E in Italia, tra “gilet gialli” alla nostrana e proteste di precari, la rabbia è già in piazza.
- Politica da ring: La polarizzazione italiana è un reality show senza vincitori. Da una parte la destra di Fratelli d’Italia e Lega, dall’altra il centrosinistra, con X che amplifica ogni insulto come un megafono rotto. Le elezioni del 2022 hanno trasformato il dibattito politico in un incontro di wrestling, e Betz avverte: quando le “bolle” ideologiche si induriscono, il dialogo muore e le mani iniziano a prudere.
E se scoppia il caos?
Betz non immagina carri armati a Piazza Duomo, ma città “ferali” dove lo Stato perde il controllo. In Italia, pensate a quartieri come Tor Pignattara a Roma o certe periferie di Napoli che potrebbero diventare zone franche in caso di disordini.
Le infrastrutture, come le centrali elettriche o i porti, sono vulnerabili a sabotaggi. E poi c’è il rischio di “spostamenti di massa”: immaginate migliaia di persone che si muovono per sfuggire al caos o per imporre la propria agenda. Betz calcola che un conflitto stile Irlanda del Nord potrebbe fare migliaia di morti all’anno. In Italia, con la nostra passione per il dramma, il conto potrebbe essere salato.
Ok, calma, non stiamo ancora scavando trincee a Milano. L’Italia ha una tradizione di arrangiarsi e mediare che ci ha salvato da guai peggiori. Rispetto a Francia o Regno Unito, la nostra società è ancora relativamente omogenea, e le forze dell’ordine non sono proprio alle prime armi. Ma Betz ci mette in guardia dal normalcy bias, quella vocina che dice: “Ma dai, qui non succede niente”. Ricordate la Jugoslavia? Sembrava impossibile, eppure… boom.
Come evitare il disastro (o almeno provarci)
Betz non è proprio ottimista, ma lancia qualche idea per non finire in un film di Mad Max:
- Salviamo il Colosseo: Catalogare e proteggere il patrimonio culturale, perché in un caos nessuno vuole vedere la Fontana di Trevi usata come bersaglio.
- Zone sicure: Preparare aree per sfollati con cibo e acqua, perché in una crisi non si vive di pizza e mandolino.
- Forze armate pronte: Le nostre forze dell’ordine dovrebbero allenarsi per scenari di guerra interna, non solo per multare chi parcheggia in doppia fila.
Le teorie di David Betz sono un pugno nello stomaco: l’Europa, e l’Italia con lei, potrebbe essere più vicina al caos di quanto pensiamo. Tra élite che giocano a Monopoli con il Paese, tensioni sull’immigrazione e un’economia che sembra un film dell’orrore, il rischio c’è.
Ma l’Italia ha sempre saputo cavarsela con un misto di creatività e faccia tosta. La domanda è: continueremo a ballare sul vulcano, o inizieremo a spegnere le scintille prima che diventi un incendio? Betz ci ha avvertiti. Ora tocca a noi non fare la figura degli struzzi.

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