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Alcuni anni fa, in un’intervista, il decano dei critici italiani Goffredo Fofi condivise le sue quattro regole per resistere alla disillusione. Le ricordiamo oggi, nel giorno in cui è giunta la notizia della sua scomparsa, all’età di 88 anni.
Le 4 regole di Goffredo Fofi
Goffredo Fofi, nella sua lunga carriera di saggista e critico militante, spaziando dalla letteratura, alla politica, fino al cinema e al teatro. Ha pubblicato una settantina di libri, forse anche di più, visto che catalogare la sua opera omnia sembra impresa refrattaria alla metodica.
Per esempio negli anni 80 pubblicò un saggio su James Dean (ripubblicato recentemente con le dovute aggiunte e rivisitazioni): Il secolo dei giovani e il mito di James Dean.
La revisione fondamentale era proprio sui giovani: se il Novecento, oltre che breve, è stato giovane, nel senso che ha consentito alle nuove generazioni, reduci da due guerre mondiali e dalla Grande Depressione, di tentare di prendere la parola e finalmente ottenerla, il XXI secolo sembra bloccato sui grandi vecchi.
Due miti, gioventù e rivoluzione, che hanno sempre viaggiato in simbiosi, verso il quale Fofi nel tempo è parso sempre più disincantato.
Una volta, a proposto dei miti giovanili, durante un intervista chiesero al critico se per diventare miti occorresse essere un po’ stupidi.
“Aiuta morire giovani,” rispose Fofi. “Poi gli artisti consapevoli del loro ruolo sono pochi. Ero amico di Fellini e Pasolini: non si amavano, ma si rispettavano e temevano, come Bernini e Borromini. Neanche io ero tanto tenero con loro. Però li amavo e se ne accorgevano. Poi Fellini mi chiese perché da giovane ce l’avevo con lui. Gli risposi: perché io volevo la rivoluzione e tu no. E lui: ‘La rivoluzione io? Ma sei scemo?‘”.
E Goffredo Fofi quando ha smesso di volere la rivoluzione?
“Abbastanza presto, standoci dentro ho visto che finiva tutto malamente. E attecchivano i prodromi del narcisismo”.

Goffredo Fofi: Resistere, studiare, far rete e rompere i coglioni
Durante un’intervista registrata a Genova nel maggio del 2014, Goffredo Fofì parlò delle sue quattro regole per combattere la disillusione.
“Io sono arrivato a fare una specie di decalogo in quattro punti: resistere, studiare, fare rete e l’ultima cosa è rompere i coglioni. Si è tentati di raccontarsi delle favole:
probabilmente il gioco è già giocato e quindi abbiamo perduto.
Quello che si può fare è resistere; quello che si può fare a tenere in piedi delle situazioni serie, solide e minoritarie; è una scelta essere minoranza eticamente determinata con dei
valori da affermare.
Quindi non si tratta di disprezzare le maggioranze, oggi particolarmente manipolate. Anche la cultura è usata per impedire di guardare in faccia le cose, per distrarre: la cultura come distrazione.
Noi siamo sommersi da parole inutili, suoni inutili e immagini inutili; non solo inutili ma invadenti dannosi. Non ci lasciano un minuto da soli perchè hanno paura
che se restiamo soli a pensare poi stiamo male.
Sapere mette in crisi, vedere il poco che puoi fare per cambiare la tua condizione. Possiamo fare poco ma possiamo farlo, e possiamo riprodurci. Che è poi la base del cristianesimo e del socialismo: solidarietà con gli oppressi e degli oppressi. Questo mondo è del diavolo, Gesù di fatto attua una sfida.
Gaetano Salvemini, che non era un fesso, diceva: Fai quel che devi, accada quel che
può. Lo ripete ossessivamente. A un certo punto esiste anche questa logica, diciamo
così kantiana: il senso del dovere.”
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