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Riflessione senza giudizio sull’idea di famiglia Queer virtuosa e sul modo superficiale con cui accogliamo nel linguaggio ogni novità. Anche se è pratica vecchia più di duemila anni.
Storia antica, leggerezze nuove: famiglia Queer sì o no?
Negli ultimi anni, il termine “famiglia Queer” è emerso come una possibilità alternativa e rivoluzionaria rispetto ai tradizionali modelli familiari, in particolare quello patriarcale.
Tuttavia, nonostante la parola “Queer” rimandi a un certo esotismo anglofono e ad una modernità intrinseca nell’estetica stessa a cui rimanda il termine, soprattutto per chi non è anglofono , è importante notare che l’idea di una famiglia non conforme alle norme sociali prestabilite è tutt’altro che nuova.
Basta guardare al passato per scoprire che il concetto di famiglia alternativa esiste da molto tempo, sebbene non con lo stesso nome. Un esempio emblematico lo troviamo nel Giardino degli Epicurei, dove le persone vivevano in comunità aperte e solidali.
Diversamente dalle rigide strutture monastiche, queste comunità accoglievano uomini e donne in un ambiente libero da moralismi. Non c’era la rigidità delle istituzioni patriarcali, ma una concezione più fluida e inclusiva della convivenza.
Il sostantivo “famiglia”
Piuttosto che soffermarsi sull’aggettivo “Queer”, spesso utilizzato per indicare bizzarria o eccentricità, è più interessante riflettere sul sostantivo “famiglia”. Non perché si debba difendere il vecchio modello patriarcale, che anzi merita critiche, ma perché il concetto di famiglia stessa è in continua evoluzione.
Perfino la Bibbia ci offre – a suo modo- un esempio di famiglia non convenzionale. Gesù stesso, con il suo gruppo di dodici discepoli, rappresenta una sorta di “famiglia Queer ante litteram”, ovvero un gruppo di individui che condivideva cibo, momenti di vita e…molto vino (ma all’epoca senza conoscere gli avvertimenti moderni sugli effetti nocivi dell’alcol).
Il bambino nella famiglia Queer
Ma cosa significa crescere in una famiglia Queer? Immaginiamo un bambino che non è vincolato da ruoli fissi come “mamma” e “papà”, ma che invece si trova a vivere in un ambiente di relazioni fluide, in cui i ruoli si scambiano e si trasformano, come pezzi di un gioco di costruzioni.
Un simile contesto, libero da rigide etichette, potrebbe sembrare attraente per chi ha vissuto in sistemi più oppressivi, ma potrebbe anche risultare confuso per chi cerca una struttura chiara durante la crescita. Non abbiamoa lcuna risposta, nonf raintendete, stiamo solo ponendo questioni generali. Ovvio che la differenza la fanno gli affetti, la loro pratica attiva nel costruire legami. Ma non è questo il punto in discussione.
La domanda quindi non è se un bambino abbia bisogno di un padre e una madre con generi distinti, ma se il sogno di una famiglia Queer sia un ideale adulto che potrebbe non coincidere con le esigenze emotive e psicologiche di un bambino in crescita.
Si potrebbe ipotizzare che la fluidità e l’apertura dei legami familiari siano più adatte al tempo della scelta consapevole, piuttosto che a quello dell’infanzia, che spesso cerca sicurezza e stabilità.
Questa non è una critica alla famiglia Queer, ma piuttosto una riflessione sulla necessità di comprendere meglio il suo impatto. Non abbiamo certezze su quale modello familiare sia il più adatto, soprattutto perché, fino ad ora, ci sono pochi studi specifici sull’argomento.
Sarebbe utile approfondire il tema con ricerche psicologiche e sociologiche, distinguendo tra ciò che è un desiderio adulto e ciò che realmente sostiene la crescita dei bambini.
Viviamo in un’epoca in cui le parole straniere e le nuove idee vengono spesso accolte con entusiasmo, specialmente se sembrano portare con sé un’aura di libertà ed esotismo.
Ma dobbiamo essere consapevoli che molte di queste “novità” sono, in realtà, antiche pratiche che l’umanità ha già conosciuto e sperimentato. La famiglia Queer, per quanto sembri un concetto radicalmente nuovo, ha radici ben piantate nel passato.
Riscoprire queste radici non significa sminuire la portata delle attuali riflessioni sul tema, ma piuttosto offrire un contesto storico che permetta di considerare con maggiore profondità le implicazioni di tali modelli familiari.
La vera sfida è comprendere come queste forme di famiglia possano adattarsi e rispondere alle esigenze delle persone oggi, senza dimenticare il passato.

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