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giovedì 20 Gennaio 2022
AgoràEduardo Galeano: L'Afghanistan? Quello che il vento si porta via...

Eduardo Galeano: L’Afghanistan? Quello che il vento si porta via…

I talebani sono tornati al poter in Afghanistan e alcune riflessioni di Eduardo Galeano, il grande scrittore e giornalista uruguaiano scomparso nel 2015, risalgono prepotenti dalla memoria come monito.

Eduardo Galeano e l’Afghanistan

Eduardo Galeano, scrittore uruguaiano morto a 74 anni, era uno degli autori più letti e amati della letteratura sudamericana moderna; con “Le vene aperte dell’America Latina” (1971) ha raggiunto la forma  espressiva più popolare del pensiero della sinistra del subcontinente, negli anni di rivolta che hanno fatto seguito alla Revolucion cubana del 1959.

Il suo sguardo sui paradossi del mondo ha attraversato tutta la sua opera, dai romanzi alle corrispondenze per la stampa: “Il mondo è un grande paradosso che gira nell’universo. Di questo passo, di qui a poco, i proprietari del pianeta proibiranno la fame e la sete, affinché non manchino pane e acqua.” 

Eduardo Galeano: L'Afghanistan? Quello che il vento si porta via...

In questi giorni dove al centro delle cronache sono tornate le immagini del martoriato Afghanistan, tornano in mente alcune sue riflessioni.

In un articolo pubblicato sul Manifesto il 14 giugno del 2003, Galeano scrisse:

“In Afghanistan il cucciolo prediletto delle truppe d’occupazione è Hamid Karzai, che finge d’essere il presidente. Prima dell’Iraq, l’Afghanistan è stato il pezzo di mappamondo scelto per i bombardamenti contro la Geografia del Male nel nuovo millennio. Grazie alla fulminante vittoria degli invasori, ora c’è la libertà. Per i narcotrafficanti.”

“Secondo diversi organismi specializzati dell’Unione europea e delle Nazioni unite, questo paese è diventato il principale fornitore mondiale di oppio, eroina e morfina. Secondo le stime di questi organismi, nel primo anno della liberazione la produzione di droghe è aumentata di oltre diciotto volte: da 185 tonnellate è passata a 3.400, equivalenti a circa mille e duecento milioni di dollari, e nei mesi seguenti ha continuato a crescere. Persino Tony Blair ha riconosciuto, nel gennaio di quest’anno, che dall’Afghanistan proviene il 95 per cento dell’eroina che si consuma in Gran Bretagna.”

“Il governo di Karzai, che controlla solo la città di Kabul, lascia fare. Dei suoi sedici ministri, dieci hanno passaporto americano. Lui stesso, già funzionario dell’impresa petrolifera americana Unocal, vive circondato di soldati del Pentagono che gli dettano ordini e vigilano sui suoi passi e sui suoi sogni. Gli invasori dovevano fermarsi due mesi, aveva annunciato Karzai, ma sono ancora là. Per l’appunto: gli incorruttibili guerrieri della lotta alla droga nel mondo si sono insediati in Afghanistan per garantire coltivazioni libere, frontiere libere, traffico libero.”

“Della ricostruzione di questo paese distrutto già non si parla più. Ahmed Karzai, fratello del presidente virtuale e alto esponente del governo, si è da poco lamentato: “Che cosa ci hanno dato? Niente. Il popolo è stanco, e io non so più che dirgli”.

Afghanistan, 20 anni di bugie che facevano comodo

Ma l’origine della tragedia dell’Afghanistan è stata racchiusa tutta nelle righe in Donne,( Sperling & Kupfer, Milano, 2017):

Verso la fine del 1979 le truppe sovietiche invasero l’Afganistan.  Scopo dell’invasione era la difesa del governo laico che stava tentando di modernizzare il paese. Io ero uno dei membri del Tribunale Internazionale di Stoccolma che nel 1981 si occupò del tema.

Non dimenticherò mai il momento culminante di quelle sessioni:
stava testimoniando un importante capo religioso, rappresentante dei fondamentalisti islamici Talebani, a quel tempo definiti ‘Freedom Fighters’ dall’Occidente, “Guerrieri della Libertà” invece che terroristi.

L’anziano Talebano dichiarò: ‘I comunisti hanno disonorato le nostre figlie! Hanno insegnato loro a leggere e scrivere!.”

 

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