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domenica, Agosto 14, 2022

Delitto di Ardea: che faccia avrebbe il mondo se ci fosse un meccanico a riparare i guasti dell’anima?

Dopo qualche giorno dall’esplosione della bomba di sgomento e irrazionalità del triplice delitto di Ardea, che ha creato un fragore mediatico incontenibile e ha sputato le sue schegge sulla bocca di tutti, si comincia ad indagare su quell’universo misterioso e profondo che è la mente umana.

Delitto di Ardea: le conseguenze nefaste della mancata prevenzione del disagio mentale

Si cercano compulsivamente informazioni sul background del killer, si vagliano ipotesi, ci si interroga su tutti i possibili moventi che possano aver fatto scorrere l’inimmaginabile nei pensieri di chi sceglie di buttare sul mondo un dolore così assordante e sconfinato.

Poi si indossano i panni da psicanalisti Freudiani, ipotizzando una serie di risposte a quella domanda che risposta non ha: “perché?”.

Far convergere il gesto di Andrea Pignani, il 35 enne che ha freddato a colpi di pistola 2 bambini e un anziano, con un raptus di follia, non soddisfa di certo i quesiti di chi ama addentrarsi negli impervi sentieri della mente umana.

E alla società l’ovvietà non basta più.

Ha la necessità impellente di trovare risposte convincenti che possano surclassare le frasi di circostanza, che possano appigliarsi anche solo a una ragione infima, perché non può farsi carico di qualcosa su cui non ha il controllo.

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Ma del killer che è stato ben presto apostrofato come “mostro di Ardea” poco sappiamo, proprio perché lui stesso aveva scelto un altro mondo in cui rifugiare le sue giornate, fatto di voragini di solitudine da riempire con byte e pixel.

Una laurea in ingegneria informatica, un’ex fidanzata nel lontano Messico, una passione per le fotografie che raccontano la storia.

Cosa nascondeva “Hyde”, l’iconico nickname dietro al quale probabilmente si celava un disagio maturato nel tempo e divenuto insormontabile?

Quel disagio psichico che impazza nel mondo, a cui tropo spesso le istituzioni non bussano alla porta, quel tormento che viene lasciato coltivare e proliferare fino a generare foreste d’odio, campi immensi di risentimento.

Non deturpa il volto ma logora dall’interno, ecco perché si stenta a riconoscerlo, ecco perché è più difficile prevenire le sue conseguenze.

Potesse esserci un meccanico a riparare i guasti dell’anima, a mettere pezze sui cattivi pensieri che sbattono contro un muro all’infinito, il mondo sarebbe forse un posto migliore?

Se qualcuno avesse sentito per tempo il sibilo del malessere di Andrea, provando a gettare acqua sul fuoco, sarebbe stato forse possibile scongiurare il gesto che perdono non riceverà mai?

Si parla di un TSO qualche tempo fa e poi più nulla, il buio dentro, come una goccia che scava la pietra con costanza, ha inghiottito ogni barlume di speranza.

È probabile che la faccia migliore della vita, Andrea non la avesse ancora e forse mai incontrata.

Ha riposto le sue intenzioni in una tuta spessa e pesante, in antitesi con una calda mattina di giugno e si è avvicinato alle sue vittime senza esitare, con la freddezza di chi non conosce inibizione, di chi brancola in una dissociazione senza argini.

Come in un videogame, uno di quelli che, da quanto riferito, costituivano la sostanza di quelle giornate trascorse nella mansarda in cui viveva, senza contatto alcuno con la vita vera.

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Intanto sul piccolo schermo, ronza la diatriba della responsabilità relativa alla detenzione dell’arma del delitto e sembra quasi che quella piaga americana non sia una realtà cosí astrusa e distante.

Nel baratro dello sgomento rimare il fragore risonante dei colpi della mortale pistola. Fa eco, rimbomba.

Quel fragore si porta via due vite che dovevano ancora schiudere i loro petali all’abbraccio della primavera, tasselli di un puzzle ancora da assemblare.

Il boato trascina a sé anche il posto nel mondo di un uomo coraggioso, a cui il destino ha fatto incrociare la morte insinuandosi nei raggi della sua bicicletta.

Lascia il peso dell’audacia che lo ha spinto a fare da scudo nella traiettoria di quel proiettile in cui la vita scompare, quasi come monito, come lezione al mondo intero.

E di questo, nessuno potrà mai darsi pace.

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Ilaria Lazzara
Ilaria Lazzara
Web Content Writer e traduttrice, collabora stabilmente con società italiane ed estere. Amante dell’ecosostenibilità, è accanita sostenitrice della cosmesi e dell’alimentazione BIO, di pari passo con l’amore immenso che nutre per gli animali.

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