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Gli attivisti della Flotilla – in un video diventato virale – vengono aggrediti all’aeroporto di Bilbao dagli agenti. Dietro l’episodio emerge il ruolo del colosso della sicurezza ICTS, legato a Israele e presente nelle infrastrutture basche. Una vicenda che intreccia Gaza, controllo e privatizzazione della sicurezza.
Bilbao, la Flotilla e il lato nascosto della sicurezza europea
Le immagini diffuse in queste ore provenienti dall’aeroporto di Bilbao-Loiu hanno riaperto una questione che va ben oltre il destino dei volontari della Flotilla diretta verso Gaza. Alcuni attivisti appena rientrati dalla missione umanitaria hanno subito un aggressione e sono stati malmenati platealmente durante le operazioni di sbarco e controllo aeroportuale.
Secondo la versione fornita dalle autorità, gli incidenti sarebbero iniziati poco dopo le 14, quando alcuni familiari e sostenitori degli attivisti hanno tentato di oltrepassare il cordone di sicurezza predisposto nell’area arrivi dell’aeroporto. Le immagini trasmesse dall’emittente pubblica spagnola TVE mostrano il momento in cui il parente di uno degli attivisti prova ad avvicinarsi al gruppo appena rientrato, venendo però bloccato fisicamente da un agente. Da quel momento la tensione è rapidamente degenerata: proteste, spintoni e momenti di forte concitazione hanno preceduto l’intervento delle unità dell’Ertzaintza, che hanno disperso i presenti con la forza. Il bilancio finale parla di quattro arresti – due attivisti e due manifestanti – mentre due agenti hanno riportato contusioni giudicate non gravi.
La vicenda ha assunto una dimensione politica già nelle ore successive. Di fronte alle polemiche e alle immagini circolate sui social e sui media spagnoli, il governo basco ha riconosciuto l’esistenza di criticità nella gestione dell’ordine pubblico. L’assessore alla Sicurezza, Bingen Zupiria, ha ammesso che il dispositivo predisposto non è riuscito né a consentire un regolare incontro tra gli attivisti e i loro sostenitori né a garantire il normale funzionamento del terminal aeroportuale. Lo stesso Zupiria ha annunciato l’apertura di verifiche interne per accertare se l’intervento degli agenti della polizia autonoma basca sia stato conforme ai protocolli operativi e alla normativa vigente, assumendosi pubblicamente la responsabilità politica di fare piena luce sull’accaduto.
La vicenda ha immediatamente assunto una dimensione politica in Spagna e nei Paesi Baschi, non soltanto per le accuse rivolte alle forze di sicurezza, ma soprattutto per le domande emerse sul sistema di appalti che regola la sicurezza di infrastrutture strategiche della regione.
La notizia ha rapidamente superato la dimensione locale perché si inserisce in un contesto già segnato dalle polemiche sulla gestione israeliana degli attivisti fermati in mare e sulle condizioni di detenzione denunciate da diversi partecipanti alle missioni. La questione, tuttavia, si è presto spostata su un altro terreno.
A rilanciare il tema è stato il giornalista investigativo basco Ahoztar Zelaieta, che ha ricostruito i rapporti tra il Governo Basco, l’Ertzaintza e il gruppo internazionale ICTS, multinazionale della sicurezza aeroportuale con sede legale nei Paesi Bassi ma con profonde radici israeliane e un importante centro di ricerca e sviluppo situato in Israele.
Secondo la documentazione pubblicata da Zelaieta, ICTS e la controllata I-Sec lavorano stabilmente per istituzioni basche da oltre un decennio. Nel 2015 la società ottenne contratti per la sicurezza e la sorveglianza dei porti di Bizkaia per oltre 2 milioni di euro. Successivamente sono arrivati appalti relativi alla vigilanza delle strutture dell’Ertzaintza, della Accademia Basca di Polizia di Arkaute, di infrastrutture sanitarie e, più recentemente, della metropolitana di Bilbao con un contratto da oltre 6 milioni di euro.
Il dato più interessante non riguarda però il valore economico degli appalti, bensì la progressiva integrazione di queste aziende nei sistemi di sicurezza pubblica europei.
La privatizzazione della sicurezza
Negli ultimi vent’anni l’Europa ha progressivamente esternalizzato una parte crescente delle proprie funzioni di controllo e sicurezza. Aeroporti, porti, stazioni ferroviarie, sistemi informatici, sorveglianza elettronica e gestione dei dati sono sempre più spesso affidati a soggetti privati che operano contemporaneamente in diversi Paesi. ICTS rappresenta uno degli esempi più significativi di questo processo.
Il gruppo opera in numerosi aeroporti internazionali ed è collegato a una galassia di società specializzate in controllo documentale, identificazione biometrica, analisi dei dati e cybersecurity. Una delle sue affiliate più note, Au10tix, fornisce servizi di verifica dell’identità digitale utilizzati da piattaforme globali come X e PayPal.
Parallelamente, secondo la documentazione resa pubblica negli ultimi anni, il Governo Basco avrebbe acquistato o utilizzato tecnologie legate all’estrazione forense dei dati dai telefoni cellulari, software investigativi avanzati, sistemi di registrazione vocale, scanner radiografici per il controllo degli accessi e strumenti sviluppati nell’ambito di programmi europei dedicati alla sicurezza.
In altre parole, non si parla più soltanto di vigilanza privata. Si parla di un ecosistema integrato che collega sicurezza fisica, controllo informatico e gestione delle informazioni.
Gaza come cartina di tornasole
L’episodio di Bilbao assume una rilevanza più ampia e riguarda piuttosto il modo in cui il conflitto israelo-palestinese continua a produrre effetti politici anche all’interno delle società europee.
Negli ultimi due anni Gaza è diventata uno spartiacque. Non soltanto tra sostenitori di Israele e sostenitori della causa palestinese, ma anche tra diverse concezioni della democrazia, della libertà di protesta e del ruolo della sicurezza pubblica.
Ogni volta che un attivista della Flotilla viene fermato, arrestato o aggredito, il dibattito si sposta rapidamente dal singolo episodio alla struttura di potere che lo rende possibile. Ed è esattamente ciò che sta accadendo nei Paesi Baschi.
In un’Europa che continua a proclamare la centralità dei diritti umani e della libertà di espressione, l’apparato della sicurezza appare sempre più integrato con logiche di controllo che sfuggono al dibattito democratico.
Un continente che parla ancora il linguaggio delle libertà civili mentre delega quote crescenti della propria sovranità a reti tecnocratiche, aziende private e apparati di sicurezza sempre meno visibili.

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