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Che questa Russia profonda, sciamanica, anteriore a qualsiasi Russia cristiana, possa essere la sorgente di una “nuova tradizione” da contrapporre al messianismo americano decadente, è molto dubbio.
Messianismo americano al messianismo russo
– Flavio Piero Cuniberto*
Non è il caso di insistere sulle pretese pseudo-messianiche dell’Impero americano, e non perché sia già un “cavallo morto” su cui è impietoso infierire: è tutt’altro che morto, e le ultime zoccolate saranno tremende.
È che le conosciamo benissimo, quelle pretese, sull’onda lunga dell’Impero britannico e sull’onda più breve di una Rivoluzione Americana vista come fonte battesimale di una Nuova Umanità libera e felice.
Sono invece, alla fine, meno esibite, meno visibili, le pretese anche queste messianiche di una Mosca-Terza Roma, o meglio di una Santa Russia come baluardo dei valori tradizionali, spina nel fianco di un Occidente illanguidito, corrotto fino al midollo.
Non è sulla fondatezza di queste accuse all’Occidente che è lecito sollevare dubbi, ma sulle credenziali spirituali del “baluardo” russo. Un baluardo che qualcuno esalta in nome di una “Russia eterna” chiamata a salvare il mondo.
Ma a partire da cosa? dalla tradizione indubbiamente preziosa della Russia cristiana, della Santa Russia? o da più misteriosi crogioli di “energie” primordiali ubicate più o meno nella Siberia profonda?
Che questa Russia profonda, sciamanica, anteriore a qualsiasi Russia cristiana, possa essere la sorgente di una “nuova tradizione” da contrapporre all’Occidente decadente, è molto dubbio. A cominciare dal fatto che una “nuova tradizione” è una contraddizione in termini.
Non è del resto un’idea nuova: già il bolscevismo andava nella direzione di un rinnovamento escatologico integrale (l’Homo Sovieticus), e converrebbe non dimenticare che il secolo delle Avanguardie disgregatrici dell’umano e delle peggiori distruzioni di massa (il ‘900) si apre a Parigi nel 1913 – guarda caso – con la clamorosa esecuzione di un rituale pagano-siberiano nella forma dirompente, selvaggia, del Sacre du Printemps di Igor Stravinsky (“Quadri della Russia pagana”).
Più che una “sagra”, una potente evocazione di forze telluriche, a ritmare con orgiastica violenza un molto simbolico e profetico sacrificio umano.

* Per gentile concessione di Flavio Piero Cuniberto
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