Cosa rispondere quando ti dicono: “Se non ti piace l’Occidente vai in Russia o in Cina”?

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Quando si discute della crisi della democrazia in Occidente, capita spesso che l’interlocutore, soprattutto quando esaurisce i propri argomenti, si lasci sfuggire un tranchant, “Ma allora perché non vai a vivere in…” (seguono a scelta i soliti nomi di Russia, Cina, Iran, ecc.). Non vi scoraggiate, la risposta c’è.

“Se non ti piace l’Occidente perchè non vai a vivere in Russia o Cina?”

Immaginate di stare discutendo appassionatamente della crisi della democrazia in Occidente. Le argomentazioni non mancano certamente, supportate da esempi storici e dall’attualità che ogni giorno ci pone esempi di una deriva inesorabile: le censure sul web con la scusa di combattere la ‘disinformazione’ o i fantomatici bot russi onnipresenti; i divieti di manifestare, i provvedimenti restrittivi verso chi manifesta idee non consone alla narrazione mainstream, le accuse di antisemitismo verso qualsiasi tentativo di critica verso le politiche dei governi israeliani. L’elenco sarebbe lunghissimo.

E poi, come un fulmine a ciel sereno, dall’interlocutore, arriva il colpo basso: “Se non ti piace l’Occidente, perché non vai a vivere in Russia o Cina?“.

Ecco, questo è uno di quei momenti in cui la stupidità è così densa da rischiare di lasciarci senza parole. È il tipico caso in cui, per evitare che il silenzio venga scambiato per vittoria, conviene prendersi un respiro e rispondere con calma. E magari anche con un po’ di ironia.

Non è che le altre sono meno “democrazie”

Partiamo dalle basi: Russia, Cina e altri paesi spesso definiti come dittature nel mainstream occidentale sono, sulla carta, democrazie. Strano ma vero: hanno governi eletti dal popolo, esattamente come Francia, Stati Uniti o Italia.

Certo, la realtà pratica di queste democrazie è ben diversa dal modello ideale: oligarchie, controllo dei media e magistrature influenzate fanno sì che la volontà popolare non sempre trionfi.

Ma fermiamoci un attimo: siete sicuri che questo non accada anche in Occidente? Oligarchie economiche e politiche, stampa manipolata, magistratura tutt’altro che indipendente: queste parole vi ricordano qualcosa? Sì, esattamente.

Se avete mai guardato la politica italiana con un minimo di attenzione, saprete che non siamo poi così distanti. Insomma, se dobbiamo fare paragoni, facciamoli bene.

“Non ti piace? Vai altrove” è la logica del consumatore, non del cittadino

L’idea che “se non ti piace, te ne vai” è la classica risposta figlia della mentalità neoliberale.

È come quando ti dicono che se non ti piace il cibo di un supermercato, basta cambiare supermercato. Se l’elettrodomestico non funziona, lo butti, no? Ma ecco il problema: la democrazia, la patria, non è un prodotto che puoi sostituire con un click. Non siamo clienti che scelgono la patria in base alle offerte del mese.

Per chi ragiona così, il mondo è un grande parco giochi. Se non ti piace una giostra, vai su un’altra. Ma per chi ha un legame profondo con il proprio paese, per chi vuole migliorarne le istituzioni e non fuggirne, questa logica è aliena.

Noi non vediamo la politica come un affare commerciale, ma come una responsabilità condivisa. Andare altrove non risolve nulla. Anzi, significa abbandonare la lotta per migliorare il proprio paese.

 “Personalismo” vs “sistema”

Chi difende l’Occidente spesso usa un altro argomento: “Sì, ci saranno problemi, ma almeno non abbiamo un Putin o uno Xi Jinping che governa tutto da solo!”. Sembra ragionevole, no? In Europa o America non abbiamo un leader autoritario che decide tutto. Il potere, qui, sembra più diluito, meno opprimente. Ma è davvero una consolazione?

In realtà, il potere in Occidente è anonimo. Non dipende dal singolo leader, ma da un sistema tecnocratico-finanziario così resiliente e flessibile che è praticamente indistruttibile. E questo lo rende molto più inquietante di qualsiasi autocrazia classica.

La Russia potrebbe cambiare radicalmente se Putin sparisse domani. In Occidente, invece, non importa chi governa: Macron o Biden sono intercambiabili. Il sistema va avanti da solo, come un pilota automatico che nessuno può disattivare.

Questo potere “invisibile” è molto più difficile da combattere. Quando non c’è una figura precisa contro cui indirizzare il tuo dissenso, quando il sistema continua imperterrito a riprodurre errori, ingiustizie e diseguaglianze, allora capisci quanto è radicato.

Il vero pericolo non è l’autocrate con la sua faccia sui cartelloni, ma l’insieme di istituzioni “democratiche” che continuano a perpetuare ingiustizie, indipendentemente da chi sia alla guida.

La risposta finale

Giunti alla conclusione, la risposta netta e inequivocabile che abbiamo maturato è che per arrivare a vivere nell’Occidente che i cantori raccontano quotidianamente, e che ci piacerebbe fosse così realmente, non dovremmo andarcene noi ma loro!

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