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martedì, Luglio 5, 2022

Cloe Bianco è stata vittima della violenza del modello sociale in cui viviamo

La vita di Cloe Bianco, lavoratrice della scuola marginalizzata per la sua identità e le sue scelte, fino al tragico epilogo della solitudine e del suicidio in un mondo bigotto.

Di Marta Collot *

Lottiamo per Cloe Bianco

La violenza del modello sociale in cui viviamo non è una questione astratta relegata al dibattito delle idee, ma un dato concreto che ogni giorno si traduce nell’aggressione vissuta sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici.

La vita di Cloe Bianco, lavoratrice della scuola marginalizzata per la sua identità e le sue scelte, fino al tragico epilogo della solitudine e del suicidio in un mondo bigotto, dovrebbe essere un pugno nello stomaco per tutti.

Imparare dalla sofferenza imposta a Cloe è allora un compito civile prima ancora che politico per chiunque voglia vivere in questa società ed esprimersi in merito alla strada comune che dovremmo intraprendere per non cadere sempre più in basso in un futuro di barbarie.

Le relazioni sociali fondate sullo sfruttamento capitalistico da parte di una classe padronale votata a campare sul lavoro altrui, induce chi tira le fila a trovare qualunque strumento per ricacciare in posizione subordinata le lavoratrici e i lavoratori.

Addirittura la stessa identità individuale, le proprie scelte sentimentali, che sulla carta nulla dovrebbero c’entrare con il rapporto di lavoro, diventano elementi di ricatto, di controllo e di separazione .

Oggi la classe politica che regola e amministra questo mondo per conto degli sfruttatori, dopo non essere riuscita a nascondere sotto il tappeto la notizia del vero e proprio suicidio indotto di Cloe, ha iniziato il gioco del rimpallo di responsabilità, un tentativo di distrazione mal riuscito.

È responsabile chi ha fatto le leggi per precarizzare e indebolire la figura dei lavoratori, è responsabile chi raccoglie i tratti più retrivi della nostra storia e della nostra cultura per proporre una via reazionaria per rispondere alla crisi economica e sociale, è responsabile chi ha smantellato la scuola come luogo di formazione e scambio e ne ha fatto una fabbrica votata a partorire gli sfruttati di domani.

A tutti costoro, il cui intento comune è quello di cristallizzare gli attuali rapporti sociali pur nella differente proposta su come farlo, dobbiamo rispondere unite e uniti per riprenderci le nostre vite!

Perché sì, le persone che siamo e i lavori che facciamo non sono elementi che viaggiano su binari paralleli, e proprio per questo dobbiamo lottare per i diritti sociali e civili di tutti e tutte noi perché le nostre vite siano degne di essere vissute appieno, dobbiamo rispedire al mittente il tentativo di annientare le nostre esistenze e nella lotta riconquistare il diritto a esistere come classe e quindi come liberi individui in una società giusta e solidale.

* Marta Collot, portavoce di Potere al Popolo

 

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