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martedì 17 Maggio 2022
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Chi non ripudia la guerra si assuma le proprie responsabilità

Chi non ripudia la guerra si assuma le proprie responsabilità, lotti con le proprie idee, senza bollare di indegnità morale chi tiene a quel ripudio.

La Costituzione e chi non ripudia la guerra

Dopo il secondo conflitto mondiale, la guerra divenne una sorta di tabù per tutte le nazioni europee sia perché quella guerra aveva causato più di sessanta milioni di morti ed enormi devastazioni sia perché il nazifascismo appena battuto si fondava sulla guerra. Infatti, per fascismo e nazismo la guerra non è solo un mezzo per raggiungere obiettivi ma è uno dei fondamenti delle loro ideologie.

Non è allora un caso che nelle nuove costituzioni dei principali paesi europei, all’indomani del conflitto mondiale, ci sia il rifiuto della guerra. L’Italia, come si sa, utilizza il verbo ripudiare, cioè disconosce con la più grande intensità possibile la guerra. In quelle costituzioni vediamo il nascere del mondo nuovo post 1945, quello che è riuscito a trovare un nuovo assetto e una nuova risposta alla crisi del liberalismo dei primi anni del Novecento, dovuta all’irrompere delle masse e del lavoro nell’agone politico.

Alla terribile risposta fascista che – è bene non dimenticarlo – ebbe consenso di massa non solo in Italia e in Germania, il nuovo mondo riuscì ad opporre il compromesso tra capitale e lavoro e il conflitto sociale garantito e limitato allo stesso tempo da quelle nuove costituzioni al posto di corporativismo, nazionalismo, razzismo e affermazione della volontà di potenza. La sconfitta del nazifascismo non fu solo militare per tornare al mondo precedente, ma anche e soprattutto politica, culturale e persino spirituale per superare il nazifascismo stesso e il mondo precedente.

I vari soggetti politici che si costituirono dopo il 1945 furono il risultato di quello sforzo politico, culturale e spirituale. Allora, la Resistenza in Europa fu impegno bellico e, allo stesso tempo, soprattutto lavorio decennale di elaborazione intellettuale volta alla delineazione dei caratteri del mondo nuovo. In quei partiti e sindacati confluirono gli intellettuali, i religiosi, i teologi e i dirigenti politici e sindacali che quel mondo nuovo avevano pensato a partire dal rifiuto, dal ripudio della guerra.

Popolari, socialisti e comunisti furono uniti da quel ripudio e dall’idea che il conflitto sociale e la lotta politica per l’egemonia venisse prima di qualsiasi narrazione nazionalista, razzista, corporativistica.

Dunque, oggi ci possono essere orientamenti politici e culturali che ritengono che la guerra debba tornare a essere lo strumento principale delle relazioni internazionali. È un’idea che contrasto fortemente perché rischia di riportarci a cento anni fa – e gli ultimi due decenni di questo secolo ci parlano di tante affinità con il secolo scorso, crisi della liberaldemocrazia compresa – ma è ovviamente legittima.

Quello che non è legittimo fare è chiedere a soggetti politici e culturali – come l’ANPI –, protagonisti ed eredi di quel mondo post 1945, di rifiutarne le coordinate, i valori e lo stesso tabù della guerra. Non è legittimo bollare di indegnità morale chi vuole attestarsi a difesa di quei valori che tanto faticosamente costruirono.

Insomma, chi vuole affermare la guerra come legittima, chi ne vuole ripudiare il ripudio scritto nella nostra Costituzione, può farlo ma se ne deve assumere la responsabilità in prima persona. Non deve nascondersi dietro astiose e invereconde scomuniche contro chi non vuole seguirli. Lotti con i propri argomenti e provi a tessere la propria tela politica e culturale (e magari anche spirituale, se ci riesce).

Chi non ripudia la guerra si assuma le proprie responsabilità

Vorrei sottolineare due punti finali:

1) come detto sopra, la Resistenza fu anche e soprattutto sforzo politico, culturale e spirituale per pensare un mondo nuovo oltre la crisi della liberaldemocrazia del primo Novecento e oltre il nazifascismo che rappresentò una risposta a quella crisi. Per questo, non avrete mai sentito in vita vostra un partigiano o un intellettuale antifascista esaltare la guerra e le stesse azioni militari a cui aveva partecipato. Chi vuole chiedere loro di farlo adesso non solo è senza vergogna ma proprio dimostra di non conoscere la storia del nostro Paese e dell’Europa tutta.

2) Nell’art. 11 della nostra Costituzione, si ripudia la guerra ma non è vero che la seconda parte di quell’articolo sia in qualche modo una limitazione di quel ripudio. Semplicemente, in quella seconda parte si pensa all’ONU che si stava costituendo negli stessi anni in cui si scriveva la Costituzione. A nessuno dei padri costituenti sarebbe mai venuto in mente che eventuali forze militari di contrapposizione in caso di conflitto sarebbero dovute essere di un’alleanza militare di parte come la NATO. È evidente che nessuna delle parti in conflitto potrebbe pensare alla terzietà autorevole ed effettiva di un’alleanza militare che non fosse l’ONU.

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Claudio Bazzocchi
Claudio Bazzocchi
Studioso di filosofia politica

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