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martedì 17 Maggio 2022
AgoràCattiva tv e pessima politica: il fronte di guerra dei talk show

Cattiva tv e pessima politica: il fronte di guerra dei talk show

Riflessioni su cattiva tv e pessima politica attraverso il punto di Remocontro*

“Le polemiche sugli ospiti filorussi dei talk show italiani continuano”, il titolo sul Post che merita rilancio e approfondimento. E un’altra citazione dello stesso blog giornalistico fresca di giornata, utile all’approfondimento, anche se si parla di Stati Uniti.
Come i social hanno instupidito le istituzioni”. ‘Il funzionamento delle piattaforme ha favorito la frammentazione delle comunità, la paura del dissenso e l’ottusità della società americana, scrive l’Atlantic’. E quella italiana trascinata in guerra sul fronte russo-ucraino?

Tifoseria da stadio sulla guerra, cattiva tv e pessima politica

Sul fronte russo-ucraino dei talk show

«Nella loro copertura dell’invasione dell’Ucraina diversi talk show televisivi italiani continuano a ospitare opinionisti, giornalisti e analisti con posizioni molto vicine a quelle del presidente russo Vladimir Putin, e questo continua ad alimentare forti polemiche». Questo era purtroppo noto a tutti noi, costretti a cercare informazioni equilibrate altrove. Ma la notizia sconvolgente è altra.

«Questa settimana alcuni membri della Commissione di vigilanza della Rai, l’organo parlamentare che controlla il funzionamento del servizio radiotelevisivo pubblico, hanno proposto una specie di indagine congiunta con il Copasir, il comitato parlamentare che controlla il lavoro dei servizi segreti»

Qualcuno, sul fronte politico-parlamentare italiano deve avere qualche problema. Le analisi e gli eventuali dissensi politici, inquisiti come spionaggio via Copasir, lo strumento di controllo parlamentare sul corretto spionaggio di Stato?

«Sembra che non se ne farà niente, ma nei prossimi giorni probabilmente entrambi gli organi avranno una audizione con Carlo Fuortes, amministratore delegato della Rai» La pezza diventa peggiore del buco, a rendere plateale una vergognosa censura che offende proprio gli stessi valori che pretende di tutelare.

Effetto talk show: sulla guerra s'è alzato il nuovo muro

La politica quando straripa

«Le polemiche sugli ospiti dei talk show sono più rilevanti per quanto riguarda i programmi della Rai, ma coinvolgono un po’ tutte le reti principali, e soprattutto La7 e Rete 4». Remocontro (e ci accodiamo noi di Kulturjam, ndr) che attraverso molte sua firme, oltre alla esecrazione dell’infame invasione e massacro in corso, denuncia il percorso di molte forzature occidentali e Nato che hanno favorito la crisi –sempre molto meno della migliore stampa americana-, che ne facciamo? Dobbiamo costituirci a Rebibbia?

L’informazione fatta show che crea il personaggio

Citato inevitabilmente dal Post, Alessandro Orsini, professore di sociologia del terrorismo alla Luiss che nell’ultimo mese e mezzo è diventato molto famoso in TV, è stabilmente ospite di diversi programmi ogni settimana -specialmente Cartabianca su Rai 3 e PiazzaPulita su La7, annotano-, scrive regolarmente sul Fatto Quotidiano, e ora porta anche in giro uno spettacolo a pagamento intitolato “Ucraina. Tutto quello che non vi dicono”.

L’approfondimento vero

«Molti altri studiosi ed esperti hanno sostenuto in TV posizioni critiche nei confronti della Nato e dell’approccio dell’Occidente alla guerra, con argomentazioni più fondate e senza mettere in discussione che sia in corso una guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina».

Ma spesso anche per loro l’anatema, l’accusa infamante da cui non puoi difenderti, nuovi untori nella umiliate caccia alle streghe. «Spesso intellettuali e analisti che hanno espresso posizioni riconducibili al pacifismo sono stati etichettati genericamente come “filorussi”, ed è stata attribuita loro una presunta malafede», denuncia ancora il Post, che poi aggiunge.

«Questo approccio sommario e sbrigativo alla gestione dei punti di vista diversi ha peraltro alimentato in queste settimane un vivace dibattito sui social network e sui giornali».
Tutto da sottoscrivere.

La surreale polemica sull'intervista a Lavrov. Si discute di guerra sui talk show e non al Parlamento

Dopo il bavaglio Rai a Innaro che cosa?

Presenza di esponenti politici fino Putin che spesso aiutano con le loro posizioni o esagerante o fuori contesto a favorire la ‘tifoseria contro’, più che il ragionamento. Eppure alcune di queste interviste –quella del ministro degli esteri Russo Lavrov speriamo non sia tra i capi di imputazione nell’elenco dei censori- hanno provocato la reazione di alcuni politici.

E ritroviamo il deputato del Partito Democratico Andrea Romano, già protagonista dell’attacco al corrispondente Rai da Mosca, Marc Innaro, da cui scopriamo il bis con la proposta fortunatamente bocciata di coinvolgere il Copasir nella audizione dell’attuale vertice Rai.

Ovviamente il sostenere posizioni ragionevoli ma critiche non aiuta i pochi giornalisti che ne sono protagonisti, rispetto a sempre più rare o proprio vietate comparse televisive a parlare di guerra, magari avendone vissuto alcune da vicino. Guerre vere e non da studio tv.

*Ripreso da Remocontro

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