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giovedì, Giugno 30, 2022

Caso Barbero: il professore cade sul gender gap. 10 brevi considerazioni

Lo storico Alessandro Barbero, evidentemente in cerca di guai, ha provocato lo scandalo del giorno dicendo una banalità molto equivoca. Il discorso del docente universitario di Torino è finito nel tritacarne del dibattito: lo storico voleva creare una riflessione sul gender gap ma le sue parole sono state ritenute politically incorrect. O stupide.

 Caso Barbero: 10 considerazioni

  1. La prima non è una considerazione ma, semplicente, la cronaca spicciola. Cosa scrive in sintesi Alessandro Barbero?Vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi“, afferma lo storico, specializzato in Storia Medievale. E, pur di rischiare di essere “impopolare” (se lo dice da solo, escamotage banale)  si domanda: “E’ possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?“. Ma uscire da questo schema potrebbe essere “solo una questione di tempo“, prosegue l’accademico. “Basterà allevare ancora qualche generazione di giovani consapevoli e la situazione cambierà“.
  2. La pietra dello scandalo, l’intervista dl professor Barbero è in occasione di un nuovo ciclo di conferenze con intesa Sanpaolo dal titolo “Donne nella storia: Il coraggio di rompere le regole“. Dunque la premessa anche “ambientale” era ben altra.
  3. La frase incriminata sulle donne è ambigua, detta con leggerezza da una persona che forse non ha ancora capito fino in fondo cosa vuol dire essere un influencer.
  4. Barbero ha detto una banalità all’interno di un ragionamento più strutturato, che si prestava facilmente a letture forzate, ma comunque una banalità da bar, indipendentemente dalla lettura che se ne fa.
  5. Il caso è costruito ad arte, fin troppo facilmente, perchè i titolisti, col catenaccio dell’articolo che parla di “provocazione”, conoscono noi polli del web che passiamo le giornate a offenderci sul trend di giornata. Se avessero usato come titolo la frase successiva contenuta nell’articolo “Ci vorrebbero più donne in politica“, sarebbe stata un’altra ovvietà da bar, ma avrebbe provocato l’effetto esattamente contrario: “Barbero in rosa, l’amico delle donne!
  6. Leggere e fraintendere ormai è la norma non l’eccezione. Questo nella maggior parte dei casi porta però a correre a fare ciò che si pensa decisivo e impellente, cioè il post quotidiano indignato, e non invece a rileggere, riflettere e magari capire che “Strutturale” non significa “fisiologico” o “psicologico”: uno si applica a sistemi, gli altri a persone.
  7. Il fatto che il professore sia caduto così facilmente dimostra come non abbia capito realmente le dinamiche social, che mentre t’innalzano a guru possono un istante dopo impallinarti per una frase, di più, un avverbio, una pausa tra il predicato nominale e l’aggettivo.
  8. Probabilmente il professor Barbero si porterà sempre lo stigma per aver smascherato l’assurdo paragone tra le foibe e l’Olocausto che piace tanto alla vasta plata grigio-nera del paese.
  9. Peggio della banalità di Barbero ci sono gli interventi di vecchi tromboni social, i guru 50enni del web che per mostrarsi sensibili alle questioni di genere, fanno a gara a chi posta più ovvietà sul patriarcato.
  10. E poi c’è il peggio del peggio: l’area dei liberal-liberisti sui social, da Calenda ai pazdaran di Italia Viva, che chiede di far sparire Barbero da tutte le reti Rai. Perché loro sono liberali. Ed era già accaduto con Christian Ramo, Tomaso Montanari, Nicola Lacetera, Andrea Roventini e tutti quelli che si discostano dalla narrazione prestabilita.

Caso Barbero: 10 brevi considerazioni

 

 

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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