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Alice Weidel e i deliri nazi-liberal su Hitler ‘rosso’

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Seguendo una traccia ormai consolidata, la leader Afd Alice Weidel, in un’intervista concessagli nientedimeno che da Elon Musk, ha sentenziato che Adolf Hitler fu un comunista. Nessuno sconcerto, tale bizzarra interpretazione della Storia ha preso sempre più piede, e, ci si può scommettere, anche i sussidiari e i manuali scolastici, nel giro di poche ristampe, riporteranno alla lettera questa rivisitazione culturale.

Dall’equiparazione alla sovrapposizione: Hitler secondo Alice Weidel

Già da un po’ si è iniziato a fantasticare sulla rocciosa alleanza tra Unione Sovietica e Terzo Reich prima dell’Operazione Barbarossa, omettendo ciò che un tempo era considerato pacifico. Il Patto Molotov-Ribbentrop fu stipulato dall’Urss con la consapevolezza della futura invasione per prendere tempo, dato il sostanziale disinteresse alla questione nazista delle cancellerie occidentali.

Tanto che il Parlamento Europeo, solo qualche anno fa, ha equiparato, in una celebre e delirante risoluzione votata da tutti i progressisti uniti, il comunismo e il nazismo nell’ecumenica categoria di “dittature”.

Ma questa accecata operazione ideologica non è frutto di pensieri nuovi; viene da lontano. I suoi cultori furono proprio i capostipiti del neoliberalismo. Hayek, von Mises, Ropke, Lippmann consideravano il comunismo, il fascismo, la socialdemocrazia, il keynesismo, tutte facce della stessa medaglia, tutti mezzi con cui si strozzava l’impeto liberatorio del mercato e della concorrenza individuale.

Certo, immeritatamente, non diedero molti meriti al fascismo che funzionò da diga a difesa degli interessi privati, ma la svista era funzionale alla sua riabilitazione. Alla fin fine se tutto è livellato, il fascismo non poteva essere stato così malvagio come la letteratura del dopoguerra imponeva.

Ropke, ad esempio, era un sostenitore del voto ponderato: più voti a chi più possiede. Hayek un fiero ammiratore di Pinochet. Mario Monti si è sempre vantato di averli nel personale Pantheon d’ispirazione.

Ma è essenziale anche comprendere che questa versione delle cose è stata accolta a braccia aperte dalla sinistra liberal di tutto il mondo occidentale per autolegittimarsi come architrave politico nei processi di globalizzazione dei mercati e di unificazione europea. Come ormai abbiamo imparato, è la sinistra liberale a creare le condizioni culturali perché poi la destra possa colpire indisturbata, nel silenzio imbarazzato degli antifascisti di maniera che, sottotraccia, sorridono compiaciuti.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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