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giovedì 27 Gennaio 2022
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Il 7 Novembre 1917 ricominciò il futuro

Il 7 novembre 1917, con l’assalto e il saccheggio del Palazzo d’Inverno, la Rivoluzione d’Ottobre segnò la fine della Rivoluzione Russa e la nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.

Di Giorgio Cremaschi.

7 Novembre 1917, quando ricominciò il futuro

La premessa è molto semplice: il mondo era bloccato in un infame massacro. Su tutti i campi di battaglia i poveri si ammazzavano a milioni per gli affari dei ricchi ed il potere di generali, re, imperatori, politicanti vari. Si viveva in un eterno presente ove tutto era dominato dal principio: non ci sono alternative.

Poi il 7 novembre 1917, il 25 ottobre secondo il calendario giuliano, i bolscevichi di Lenin e Trotsky ed i socialisti rivoluzionari di sinistra rovesciarono il governo centrista e guerrafondaio che pensava di continuare come sempre e instituirono il potere dei soviet, i consigli dei lavoratori, dei soldati e del popolo.
E nel mondo tornò il futuro.

La prima rivoluzione socialista vittoriosa, quella di cinquant’anni prima della Comune di Parigi era stata soffocata in un bagno di sangue, cambiò tutto per tutti. Con tutte le sue contraddizioni ed errori, la costruzione di un sistema alternativo al capitalismo in Unione Sovietica costrinse anche chi lo avversava ad adottarne alcuni strumenti e indicazioni.

Dopo la crisi del 1929, che sembrava far crollare ovunque il sistema fondato sul libero mercato e sul profitto, le grandi potenze capitaliste dovettero tutte adottare i due strumenti principe dell’economia sovietica: la pianificazione e l’intervento diretto dello stato negli affari.

Naturalmente agirono per salvare il loro sistema, ma furono costretti ad adottare i mezzi del nemico. Cosa che i paesi capitalisti fecero ancora di più dopo la sconfitta del fascismo.

Allora la paura che il socialismo ed il comunismo vittoriosi dilagassero ovunque, costrinsero i ricchi dei paesi più ricchi a concedere lo stato sociale.
Così la rivoluzione russa non solo rovesciò la storia del proprio paese, ma quella di tutto il mondo. Per questo quella rivoluzione, come quella francese, è un patrimonio dell’umanità.

E non solo per il miliardo e settecento milioni di persone che vivono in paesi che vogliono continuare con il socialismo, ma anche per la maggioranza degli abitanti del pianeta che oggi vivono in un capitalismo che, dopo il crollo dell’URSS, si è sentito libero di tornare selvaggio.

Il 7 Novembre 1917 ricominciò il futuro

Oggi la vera attualità della rivoluzione russa è la necessità, pur in altre condizioni, di rompere di nuovo quel muro di ingiustizie, prepotenza e rassegnazione che sembra impedire ogni cambiamento.

In un mondo nel quale la catastrofe ambientale e quella sociale si intrecciano tra loro. In un sistema dove un viaggio spaziale dell’uomo più ricco inquina come un miliardo degli abitanti più poveri del pianeta. In una società dove la pandemia Covid ha colpito la salute e la vita assieme alle ineguaglianze accumulate da decenni di dominio del capitalismo liberista.

In una politica ove i governanti rispondono con blablabla alla necessità di cambiamenti radicali. In questo mondo che pare aver rinunciato al futuro, torna in tutta la sua necessità il messaggio all’umanità del 7 novembre 1917: si può!

Se si vuol cambiare la vita sulla terra, bisogna assaltare il cielo. Viva la Rivoluzione Sovietica!

 

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