www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Walter Matthau e Jack Lemmon non sono originariamente comici e non lo furono dopo principalmente. Utilizzarono il lato comico per recitare in altri piani non immediati agli occhi del pubblico.
Walter Matthau e Jack Lemmon, la strana coppia
Dopo Dean Martin e Jerry Lewis, Oliver Hardy e Stan Laurel, continua il nostro viaggio nell’opera geniale delle grandi coppie dello spettacolo.
Walter Matthau e Jack Lemmon hanno interpretato molte vicende in coppia ottenendo anche effetti comici. Loro due contengono il conflitto tra personalità opposte, queste sì in modo tradizionale: sono complementari. Recitano secondo una tradizione millenaria di teatro e poi di cinema per una relazione di contrappunto. L’altro deve agire con una inclinazione caratteriale, comportamentale, emotiva contraria all’altro, ma non opposta. Vi è sempre un elemento vuoto, che permette a entrambi di saldarsi e quindi di mantenere le trame delle vicende.
Potrebbero essere considerati una variante delle coppie comiche precedenti a livello cronologico che hanno interpretato film e lungometraggi anche televisivi. E tutto sarebbe risolto. Erano attori superlativi, aventi una buona gavetta nella recitazione teatrale e di cinema. Eppure vi è qualcosa in più, di molto più profondo ed esteso su cui riflettere, per il loro successo planetario, e per esser stati un riferimento per altre coppie nel cinema (come Bud Spencer e Terence Hill, che di molto richiamano negli schemi relazionali tra loro e gli antagonisti).
In primo luogo occorre ricordare che i due compari erano già noti prima di incontrarsi ed interpretarono altri personaggi famosi in film che non erano per niente comici. Ed è questo il punto: sono attori professionisti veri che hanno studiato, partendo dalle basi. Avevano una esperienza scenica, materiale e interpretativa di lungo periodo, riuscendo a interpretare ruoli seriosi e drammatici.
Se altre coppie come Stanlio e Ollio, Dean Martin e Jerry Lewis partivano da un nucleo comico per attraversare i generi e gli stili recitativi, forse per Walter e Jack vale il contrario, perché non sono originariamente comici e non lo furono dopo principalmente. Sembrano utilizzare il lato comico per recitare in altri piani non immediati agli occhi del pubblico.
Jack Lemmon è in realtà una figura tragica, un attore che veramente sa avvicinarsi alle parti più oscure delle paure ancestrali, al confronto tra l’etica e la morale, al senso di spaesamento dove il mondo emana una offerta di stabilità e di valori che risultano però talvolta e senza motivo, ingannevoli, traditori, minacciosi, travolgenti e mortali. Interpretò ruoli polizieschi, di spionaggio, di denuncia a livello politico, sociale e storico. Fu anche attore teatrale meraviglioso.
Interpretò una parte comica con Tony Curtis e Marylin Monroe nel celebre “A qualcuno piace caldo“, ma lì fu dovuta alla trama e alla struttura del film. In realtà emanava ilarità principalmente con Walter Matthau. In molti film si inizia con lui che appare a Walter, perché ha subito un divorzio, il licenziamento, la distruzione della casa, o perché è in pericolo. Insomma: il mondo lo ha appena travolto, o più semplicemente lo schema di valori e di abitudini in cui era immerso, esplode e si ritrova gettato addosso sul compare.
Se si guardano i film, Jack Lemmon non ride mai, non interpreta una maschera di carnevale o quella di un mimo: non vuole essere ridicolo, non è goffo, magari risulta un incapace. Talvolta assomiglia all’idiota, ma non perché ingenuo, o grossolano. No, anzi in alcune scene risulta essere il più sofisticato di tutti in ogni ambito. Lui non mente; è sempre sincero, cercando di coincidere con i valori che caratterizzano il suo ruolo, e con la coerenza nell’aspirare al vivere in comunità.
Il lato comico, amaro, talvolta liberatorio e leggero, deriva dalla perenne risposta degli altri che contraddicono il suo essere veramente un personaggio a tutto tondo, nel voler essere senza ombre. Non è un Don Chisciotte, non aspira a un mondo irreale. Jack risponde alla realtà in conformità alle richieste di quest’ultima. Ma la società non ha una voce e un corpo solo, perché è una polifonia molto più vasta del singolo, il quale è limitato nel comprendere l’intero spartito. Attraversare il suono delle voci, delle parole e del colloquio, ha pezzi sempre mancanti ed erratici. È impossibilitato a rispondere in modo coerente alle richieste altrui, perché ondeggia tra l’accettazione e il rifiuto.
Jack si contrappone all’assurdo: dice sì al vivere, ma è la realtà a non lasciarsi avvolgere. Di conseguenza il supporto a un polo che sembra rispondere in maniere diversa rispetto alle divaricazioni emanate dalla realtà.
Walter Matthau, infatti, non crede in modo ortodosso ai valori, ai ruoli formali e alle norme della società. Non si pone neanche con una contrapposizione diretta, o eroica. È sornione: intuisce quasi che la rete del reale è una ragnatela di inganni, con luoghi talvolta mortali e con trappole identitarie senza uscita.
Ma anche qui: a prima vista Walter Matthau sembrerebbe un vecchio brontolone abbruttito anzitempo. Eppure dalle scene emerge il suo senso cinico ancestrale e profondo, che non è quello qualunquista e meschino che solitamente proclama l’invalidità di ogni valore e relazione umana, per i propri interessi materiali di piccolo livello. Certo talvolta appare avaro, avido, profittatore, ma riesce anche ad essere generoso, costretto dai disastri che combina Jack.
Lui è un cinico che invece di aderire al reale come fa Jack, risponde in modo ’opposto, eppure fallisce comunque. La realtà gli viene incontro e anche nel dramma e nel tragico delle vicende, dalle seccature casalinghe a quelle più tristi, gli offre l’opportunità di agire, nella buona speranza di ottenere risposte conformi agli atti di amicizia, di collaborazione e di disponibilità da parte di ciò che è inteso come “estraneo”.
Walter cerca sempre all’inizio di respingere Jack, per rimanere nella dimensione: la cella dell’indifferenza che offre un riparo momentaneo. Jack invece gli getta addosso l’assurdo del vivere. E da qui, da tale dissidio, che non si caratterizza con uno scontro diretto, ma si traduce nel coinvolgimento di amici, parenti, personaggi collaterali, i vicini, le norme del condominio, quelle più generali, i soldi, i progetti di lavoro.
A differenza di molte altre coppie a loro passate e coeve, che confliggono nell’affermare la propria singola visione del mondo contrapposta a quella del compare, Walter e Jack alla fine si alleano, ma la realtà è dispettosa e li fa fallire continuamente ed ogni volta. E qui è esplode l’effetto comico, perché nonostante siano sempre seri, risultano alla fine ridicoli.
Entrambi cercano un senso al proprio vivere e lo cercano in un modo universale. Da soli, sono personaggi, mentre quando sono insieme, dichiarano di voler interpretare figure titaniche nel voler ottenere la normalità. Fanno i conti senza l’oste, però: il mondo e il tempo sono indefinitamente più complicati e non si lasciano abbracciare.
La capacità meravigliosa di loro due risiede nella capacità di non soccombere in modo tragico, nonostante entrambi in quel luogo si caratterizzino. Nel buio profondo della loro sconfitta perenne, riescono comunque a galleggiare attraverso il loro conflitto oppositivo nel rispondere al mondo. Il ridicolo in cui si trovano è la ciambella di salvataggio che li fa essere sicuri di comunicare veramente.
Il loro dissidio non scade e non si svaluta. Hanno uno scoglio di coerenza nel vivere. Suscitano la risata, perché ritrovano comunque le energie per ricominciare, magari con il vestito bruciacchiato perché la cucina è esplosa, essendo capaci un minuto dopo di giocare a carte o di mangiare una scatoletta di tonno.
Due attori tragici che insieme creano una scintilla comica che si trasforma in una stella.
E dunque cosa possiamo ipotizzare di entrambi? Forse traducono una metafora sugli Statunitensi, i quali, dopo la seconda guerra mondiale, non cominciano più a vedersi adolescenti, ma come giovani quasi adulti aventi la richiesta da parte della realtà, di porsi domande più profonde, sostenendo consapevolmente il dubbio sulle proprie convinzioni.
Lo sguardo egocentrico della fase prepuberale entra nella fase relativa a una visione dell’alterità che non è più una emanazione delle proprie inclinazioni. Walter e Jack nel lato comico, indirettamente richiamano l’ineluttabile responsabilità nel dover rispondere per i propri orientamenti al valore e per le azioni compiute, di qualsiasi tipo.
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- Musikkeller, un luogo-non luogo
- Breve guida per riconoscere il “coatto”
- Achab. Gli occhi di Argo sul carcere
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Kavi: Il Poeta è Vivo
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Dialoghi della coscienza: l’intensità magica del silenzio e la necessità di una poesia intima
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente













