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martedì 30 Novembre 2021
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“Pierino contro tutti”, 40 anni fa il grande exploit di Alvaro Vitali

In un sabato di 40 anni fa l’esordio cinematografico del personaggio più citato nelle barzellette, “Pierino contro tutti” interpretato da Alvaro Vitali, destinato a diventare una vera e propria maschera italiana.

19 settembre 1981, esce nelle sale “Pierino contro tutti” con Alvaro Vitali. Trash? No, un nuovo genere

Per la definizione di trash mi attengo a Tommaso Labranca: “imitazione malriuscita di un modello alto”. Qui però non c’è un modello di riferimento, infatti nessuno aveva mai osato fare un film così. Ma andiamo con ordine.

Il regista è Marino Girolami, ha diretto decine di film ma nessuno memorabile, molti erano commedie sexy o del genere c.d. decamerotico (“La bella Antonia, prima monica e poi dimonia”, per dire).

Anche Alvaro Vitali è uno di quei mestieranti cui la grande industria cinematografica italiana dava lavoro, grazie alla sua faccia buffa (e, va detto, anche a una certa bravura) ha avuto una lunga carriera da caratterista esordendo nientemeno che con Federico Fellini. Era già stato diretto da Girolami in “Dove vai se il vizietto non ce l’hai”.

“Pierino contro tutti”, 40 anni fa il grande exploit di Alvaro Vitali

Il personaggio di Pierino è quello delle barzellette sciocche per bambini un po’ schiocchi anch’essi, ma qualcuno ha l’idea geniale di metterle in scena. Geniale perché tratta il pubblico per quello che è, cioè una massa di sempliciotti che vanno al cinema spinti da pulsioni istintuali, senza sapere perché, come le anguille vanno al Mar dei Sargassi.

Il cast è di tutto rispetto, in quei tempi cinematograficamente meravigliosi anche per un filmaccio da cassetta si ingaggiavano validi professionisti: vi basti sapere che in due scenette da un paio di minuti ciascuna compaiono Marisa Merlini e Enzo Garinei.

“Pierino contro tutti”, 40 anni fa il grande exploit di Alvaro Vitali

“Col fischio o senza?”

Della trama ho difficoltà a dire, è più inconsistente di quella dei film porno tedeschi: le barzellette non hanno un filo conduttore e sono inframezzate da lazzi ossessivamente pecorecci (principalmente sessuali ma anche escrementizi e flatulenziali), dalla inconfondibile risata di Alvaro Vitali e dal suo “col fischio o senza?”

 

 

Il successo e i sequel

Il film incassò dieci miliardi di lire, ma, pure se Vitali e altri riescono talora a strappare qualche sorriso, la critica lo stroncò come era giusto e doveroso fare. Successivamente c’è stata una sorta di rivalutazione, per cui troverete colti borghesi che ne lodano la scurrilità accostandolo alla commedia plautina e pseudo esperti che lo recensiscono con paginate piene del lessico che si riserva ai capolavori, ma non date retta: è un vezzo come quello dei miliardari che portano al polso un Casio da € 19,90 per dileggiare i meno abbienti, il film è piuttosto greve, complessivamente noioso e talora sgradevole.

Comunque il botteghino comanda e quindi nel 1982 escono “Pierino colpisce ancora”, “Pierino medico della SAUB”, nonché “Giggi il bullo” e “Giamburrasca” in cui Vitali ripropone sostanzialmente lo stesso personaggio in altri panni (“Pierino torna a scuola” arriverà nel 1990 quando ormai il genere non andava più).

Gli (indegni) epigoni: il leitmotiv delle flatulenze

In quattro tentarono di sfruttare la scia di cotanto successo, sono i cosiddetti “Pierini apocrifi”. Questi sì che sono trash nel senso sopra esplicitato, ma anche in senso letterale in quanto immondizia irrimediabilmente inguardabile: senza la presenza magnetica di Alvaro Vitali il genere non regge. A voi la rassegna completa.

Pierino il fichissimo” (1981). La firma è di Alessandro Metz, un aiuto regista che in proprio ha diretto solo tre film (il Paese lo ringrazia per non avere insistito). Il protagonista è Maurizio Esposito, il quale nel suo sito internet dice che ha imparato a recitare vedendo a teatro Glauco Mauri e Giancarlo Dettori (entrambi sono ancora vivi ma molto anziani, spero che non vengano mai a sapere questa cosa, ché potrebbero perirne), ha le efelidi fatte col pennarello e fa smorfie che intristiscono.

“Pierino contro tutti”, 40 anni fa il grande exploit di Alvaro Vitali

Come in “Pierino contro tutti” la storia -se così si può definire- ruota attorno a un ristorante, e ci sono numerosi attori noti che “sono lì per la centomila”, come diceva mio padre (Gianni Ciardo, Vincenzo Crocitti, Nino Terzo, Gastone Pescucci, Jimmy il Fenomeno).

Qui però la pochezza di idee è tale che fra i personaggi si inserisce un carabiniere in modo da poter allungare il brodo con barzellette sull’Arma. Inoltre la tensione verso le escrezioni corporee è talmente ossessiva da fare sospettare che gli autori soffrano di coprofilia, urolagnia e soprattutto eproctofilia: il finale è costituito dal fragoroso e lunghissimo peto emesso dalla moglie del maresciallo (non ho ben capito la collocazione del gesto nel complesso della narrazione, ma di sicuro non lo vado a rivedere, ho già sofferto abbastanza).

 

 

Pierino la peste alla riscossa!” (1982). Dirige Umberto Lenzi, regista di grande mestiere con all’attivo decine di polizieschi all’italiana (“Roma a mano armata, Napoli violenta, ecc.) e un paio di horror antropofagici (“Mangiati vivi!” e “Cannibal ferox”); la rozzezza tecnica delle riprese è tale da fare supporre che abbia solo messo la firma e che abbia fatto girare il film a qualcun altro.

Inoltre, se “Pierino contro tutti” è un film a basso costo, qui siamo sul miserabile. Giorgio Ariani padroneggia i rudimenti della recitazione e i tempi scenici, ci sono Lella Fabrizi, Mario Brega, Renzo Montagnani, Tiberio Murgia, ma il primo peto arriva dopo nemmeno un minuto e da lì in poi non ci si ferma più, stroncando anche lo spettatore più ben disposto.

“Pierino contro tutti”, 40 anni fa il grande exploit di Alvaro Vitali

Film davvero faticoso da vedere fino alla fine (fine peraltro suggellata da una pernacchia di Ariani), ma dopo -come il capitano Willard di “Apocalypse now” coi gamberi di fiume- non dovrete mai più dare prova del vostro coraggio in altro modo.

Che casino… con Pierino! (1982). Regia di Bitto Albertini, altro professionista di sottogeneri (“Metti lo tuo diavolo ne lo mio inferno”, “Zambo, il dominatore della foresta” Emanuelle nera”, “Giochi erotici nella terza galassia”, “Nudo e crudele”, ecc.).

Roberto Gallozzi sembra quasi un attore vero, sia pure non di eccelsa categoria, il suo Pierino non è uno scolaretto bensì un ragazzo che fa il garzone nel bar dei genitori. Il suo migliore amico è Italo Vegliante (meglio noto come la Pantera Rosa, soprannome che ha anche nella finzione della pellicola), e non mancano i bravi caratteristi (l’onnipresente Nino Terzo, Marcello Martana, Alfredo Adami).

“Pierino contro tutti”, 40 anni fa il grande exploit di Alvaro Vitali

Data l’età del personaggio prevalgono le allusioni sessuali, ma non mancano i riferimenti alla minzione, rappresentata con morboso e crudo verismo, tipo uroflussimetria.

Quella peste di Pierina (1982). Regia di Michele Massimo Tarantini, il re della commedia sexy (“La professoressa di scienza naturali”, “L’insegnante viene a casa”, “La dottoressa ci sta col colonnello”, ecc.), dispiace per questo scivolone. La showgirl Marina Marfoglia aveva iniziato a fare del cinema, ma questo film ha posto fine alla sua carriera.

“Pierino contro tutti”, 40 anni fa il grande exploit di Alvaro Vitali

Il solito cast molto ricco (Lucio Montanaro, Francesca Romana Coluzzi, Carmen Russo, Oreste Lionello) e la singolarità di una protagonista femminile non bastano a sopperire alla totale assenza dei contenuti (per la prima scorreggia dobbiamo attendere ben mezz’ora, gli stilemi del genere sono stravolti).

Se deciderete di vederlo, fatemi sapere se dopo anche a voi sono venuti pensieri suicidi.

 

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A.C. Whistle
Giurista e poeta

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