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sabato 27 Febbraio 2021
Tecnè Parla Ernesto Bassignano: come è morta la canzone politica
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Parla Ernesto Bassignano: come è morta la canzone politica

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Lo storico cantautore e giornalista, Ernesto Bassignano,tra il serio e il faceto, racconta la sua carriera e i cambiamenti del Paese.

Ernesto Bassignano  per voi

Ai cari amici di Kulturjam che mi si rivolgono chiedendomi un pezzullo dei miei, atto a farmi riconoscere come vecchio e dunque glorioso attrezzo del milieu socio-politico-musicale romano e non, rispondo immediatamente: sì!

Lo faccio da cantautore, da giornalista ma anche più da operatore culturale organico da sempre a tutto campo e inesausto innamorato dell’idea.  L’eterno sogno di un’Italia diversa e nuovamente viva, curiosa, reagente allo sbraco, alla catatonia di questi nostri anni veloci vacui e cattivelli, fatti di chiacchiericcio tecnologico ignorante.

Ebbene si, mi fa davvero piacere questo richiamo alle armi. Sono fiero che me lo abbiano chiesto riconoscendo in me un fortunato e indomito assertore di idee e cultura. Un’alternativa ad un sistema che, prima negli anni ’50 e poi alla fine dei ’70 e di nuovo oggi tende, in crisi economica e di valori e sotto la spinta tecnologica, vuota e giovanilistica, a informare di se tutto quanto.

Si produce troppo spesso solo robetta massificata buona per addormentare i gonzi e spegnere qualsiasi anelito libertario.

Un cantautore

Io, come alcuno sa, vengo da lontano. Ho fatto l’Accademia di belle arti, sono scenografo, e in quegli anni a Roma sono nato anche come attore di Teatro di Strada con il gruppo del mitico Volontè. Ma non mi son mica fermato lì.

Avendo infatti conosciuto un jazzista che mi portò in Via Garibaldi a Trastevere in mezzo a folksinger, jazzisti e nuovi cantautori, divenni subito protagonista in quel luogo chiamato Folkstudio. Nacquero insomma presto anche i celebri “Quattro ragazzi con la chitarra e il pianoforte sulla spalla” celebrati da Venditti.

Francesco e Antonello partirono in tromba verso il successo discografico, mentre io mi diedi alla maledetta politica diventando un mezzo funzionario del PCI armato di chitarra e fottendomi la carriera pur di stare sempre in mezzo alle masse a berciare in coro sloganistiche populiste e demagogiche.

Ma tant’è, mi ero scatenato, e fu così che a un certo punto, di fronte alla mala parata dei nuovi tempi loffi pippobaudeschi, sanremesi e da Durans, mi feci giornalista e critico musicale.

Ma mai smisi la chitarra e le feste di piazza. Mescolai così in maniera decisa parole, note, pittura e politica restando cocciutamente un rivoluzionario curioso sperimentatore d’ogni risvolto artistico lontano dal comune e dall’usuale sentire e vedere.

Ernesto Bassignano

Essendo  fortunatamente nipote del grande musicista milanese Fiorenzo Carpi, conobbi non solo la scapigliatura trasteverina, ma anche quella milanese di Dario Fo marca Derby, fatta di Cochi e Renato, Jannacci, Abatantuono, Andreasi etc etc.

Un giornalista ma anche no

Seguirono 10 anni di Paese Sera, radio e tv private libere e folli e ancora dischi e un’attitudine che, mollata la sloganistica di lotta, tornava alla primigenia amatissima scuola genovese tenchiana da cui ero partito.

Mescolavo gli insegnamenti teatrali a quelli cabarettistici, fondendoli con le desinenze musicali d’Oltralpe dei vari Brel, Brassens e Ferrè. Li avevo conosciuti tramite Duilio Del Prete e Beppe Chierici,  amici cari venuti insieme a me in quel di Roma dalla lontana Cuneo, tutti insieme appassionatamente a fare la Boheme nella Capitale.

Negli ottanta la canzone politica morì in pace insieme alla sloganistica con due accordi e io fui sempre più giornalista che cantautore sino a che, defunto pure il leggendario Paese Sera, fui fortunatamente rimbalzato nelle generose braccia di mamma Rai.

Vent’anni al GR e poi anche, per merito del mio scopritore e direttore Ruffini, anche autore decennale del fortunato programma satirico da me ideato dal titolo Ho perso il trend, con mezzo milione di ascoltatori al dì.

Ecco al fine la meritata e salvifica pensione ( sia detto: avevo rotto i coglioni al Berlusca e i suoi).

 

 

Rimane la voglia eterna però di comporre canzoni e nuovi album ogni tre o quattro anni e la conseguente partecipazione a tutti i premi possibile in qualità di ospite anziano e medagliato. Oggi cominciano tutti a chiamarmi maestro un po’ per rispetto e un po’ per prendermi per i fondelli.

La canzone d’autore

Ed eccomi qua, forever young e indefettibile poetastro civile tra nuove idee, produzioni e organizzazioni sempre e comunque all’insegna dell’adorata canzone d’autore, quella vera d’antan che quasi non c’è più, sepolta com’è da rap trap e poppaccio elettronico.

In breve, amici che provate a diventarmi complici con la vostra meritoria iniziativa, voilà mon histoire di ariete distonico neurovegetativo tra litigate, omeoprazolo e gastroduodenite, cercando di resistere dal partire e mollare per sempre questa ex grand’Italia ridotta ai minimi termini da politici sempre meno capaci e più infingardi.

In breve insomma la storia di un sessantottardo puro che soffre ma non molla, innamorato com’è della vita e dell’idea per un mondo meno egoista e cattivo. La chitarra sempre ancora al collo fatta d’amore e di lotta, dopo che fu un giorno anche come mitra.

Sei corde bone pe’ fà la vita meno amara, sei corde fatidiche da tenere a portata di mano per trarne qualche antica e sicura melodia da contrapporre a ritmi frenetici e testi apocalittici, ad armonie inesistenti, a cacofonie stridenti che servono solo per emergere dalla banalità, ma certo non per essere cantate suonate e ricordate.

Buone insomma per un Sanremo, un tatuaggio, un altro orecchino cappellaccio e un articolo comprato.

Amen amici, mi arrendo, ho molto dato e molto sognato. Sono stanco ma non domo, e dunque: tiremm innanz!

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Ernesto Bassignano
Ernesto Bassignano
Cantautore, giornalista e conduttore radiofonico

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