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lunedì 10 Maggio 2021
TecnèArteVicidomini: Domenico Ventura? Il più grande pittore al mondo

Vicidomini: Domenico Ventura? Il più grande pittore al mondo

In morte di Domenico Ventura

Domenico Ventura è stato la visione che affrescava. In una contemporaneità senza visioni, sterminata dal desertico totalitarismo dell’immaginario e della morale comuni. L’universo Ventura, sospeso e fuori da ogni narrazione storica, è onnipotente, ironico dispetto verso il prossimo suo.

Le opere, intrise di un triviale, amorale compiacimento bambino, manifestano proiezioni che frantumano la mistificazione del senso, liberandoci dall’impalcatura fatiscente dell’io, come anche da tutto il risibile retaggio psicanalitico. L'”io” narrante è pura dissociazione dalla cosa in sé e dal suo incatalogabile mistero. La psicanalisi, schematica fuga dal fenomeno chimico della vita e dal conflitto irrisolvibile tra opposti, per dirla con quel maestro d’estasi che è Werner Herzog: “fra 200 anni sarà considerata come il salasso nel medioevo“.

Vicidomini in morte di Domenico Ventura

Il lavoro di Mimmo, in quanto visione pura, innesca un disdicevole scandalo al cospetto del mondo e alle sue certezze d’accatto. Qualsivoglia visione, prima e dopo ogni intento eversivo – ammesso ve ne sia uno – in diretta collisione con l’immaginario comunitariamente condiviso è destinata a produrre scandalo, così come un poeta è fuor di sé sempre uno scandalo, al contrario non sarebbe un poeta… Ma questo lo ha già detto Pasolini 50′ anni fa.

È bene comunque, a scanso di fraintendimenti, provare a sintetizzare la differenza sostanziale che intercorre tra immagine e visione: l’immagine è borghese, reale, conseguenza diretta dell’esistenza e delle cose che per corollario linguistico “esistono”, la visione precede e segue la stessa esistenza ed è risonanza di Dio nella sua struggente assenza. Assenza ed essenza sono assimilabili.

Ecco le opere di Mimmo Ventura effondere la religiosa assenza di Dio, in una disincantata malinconia. I soggetti “indecenti”, in contesti agresti che nessuna civilizzazione forte del suo stucchevole antropocentrismo è riuscita fortunatamente ad intaccare, se la ridacchiano grottescamente di fronte allo spettatore (o mondo della rappresentazione) – deserticamente agito dal retaggio strutturale del reale e dalla morale. Ventura affresca su un muro di un rudere, o di un pollaio, misero e scalcinato tutto quanto non potrà mai essere contenuto o compreso dalla grammatica di ogni rappresentazione.

Ecco uomini, animali, animali uomini, ecco falli vigorosi di neonati nel rossore ridicolo di un’estasi sessuale, ecco il vecchio dal volto di Elvio Porcelli (suo grande amico), toccare la vulva pelosa di una giovane fanciulla, ecco culi di campagna su motorini e apecar, ecco un Gerard Depardieu con lo sguardo euforico e satanico passare in primo piano ai lati dell’immagine – un Depardieu che attenta alla credibilità dell’opera stessa, restituendo la chimica casuale, accidentale della vita e del sogno.

Vicidomini in morte di Domenico Ventura

Ecco un cardinale down, una donna che fa le peggio cose nel quasi impercettibile sfondo del quadro, un’altra con una sola zizza, un benzinaio dal grande e ostentato pacco genitale… E ancora, ancora, ancora, in una sospensione lirica… Il ragazzino monco d’un braccio e di una gamba fa sfoggio plastico e statuario del suo fisico col capo inclinato e lo sguardo “in levare” mentre  una bambina sotto di lui lo ammira con occhi di meraviglia in tutto il suo “classicismo”.

Vicidomini in morte di Domenico Ventura

Cose che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo quando in una calda giornata estiva sono stato con Guido Barlozzetti a Casa Vuota in Roma all’ultima, estetizzante personale del Maestro a cura di Sabino De Nichilo e Francesco Paolo Del Re.

Vicidomini in morte di Domenico Ventura

Non è stato il mainstream dell’arte a ignorare Domenico Ventura, semplicemente il mainstream non se lo è saputo meritare Domenico Ventura. Il lavoro di un artista così grande, degno di un Bacon, un Balthus, un Morandi, non potrá mai godere della giusta divulgazione in questa contemporaneità scaduta, mirata alla normalizzazione di tutto, impegnata quasi solo a diffondere paraculate ricchione, ad esempio, di un Cattelan, dove la volontà provocatoria e la spasmodica ricerca di un effetto mediatico si sprecano.

L’arte pura non ricerca effetti, e non ha nulla a che spartire con la comunicazione, nel caso si verifichi una reazione è riconducibile solo alla collisione di cui sopra. Mimmo non è stato assolutamente un provocatore. Finanche i suoi scatti fotografici, propedeutici alle successive trasfigurazioni pittoriche restituiscono immediatamente il suo sguardo, anzi, i suoi stessi occhi. Se amo più di me stesso l’opera di Ventura e anche perché, da subito, ho riconosciuto dei rilevanti punti in comune col mio lavoro, con le mie tensioni e visioni, addirittura con la mia personalissima estetica, da sempre elogio lirico della miseria e della sconfitta, nella sospensione del giudizio.

Vicidomini in morte di Domenico Ventura

 

Una volta mentre gli parlavo di un suo quadro mi ha chiesto se mi facesse ridere. Questa era la cosa evidentemente più importante per lui, sapere che qualcuno potesse percepire le sensazioni originarie, quel gesto dispettoso, ilare e onnipotente. Nessun pittore prima di lui è mai riuscito a sintetizzare una particolare ironia e senso umoristico in modo più chiaro e disarmante. Le opere di Mimmo fanno ridere con le lacrime.

Domenico Ventura condivideva vita e opere con un merlo che abitava lo studio svolazzando libero. Non è un’allegoria, è letteralmente così. Mi auguro che lo studio rimanga come lo ha lasciato e che qualcuno ogni giorno vada a dare da mangiare al merlo, tra lui e Mimmo non è che ci sia molta differenza.

Vicidomini in morte di Domenico Ventura

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Nicola Vicidomini
Nicola Vicidomini
È considerato un innovatore del linguaggio umoristico. Autore e interprete dei successi teatrali Scapezzo, Veni Vici Domini e Fauno, è stato protagonista di programmi televisivi come Stracult (Rai 2) e Colorado (Italia 1). La sua opera è oggetto, non solo in Italia, di saggi universitari.

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