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mercoledì 18 Maggio 2022
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La ‘Memories’ di Whitney Houston, albori di una stella dolente

Nel 1982 una vecchia canzone dei Soft Machine viene scelta da Bill Laswell perfarla incidere a una giovanissima cantante funk, Whitney Houston.

La ‘Memories’ di Whitney Houston

New York, 1982. Una vecchia canzone dei Soft Machine (in realtà, prima ancora, dei Wilde Flowers), scritta da Hugh Hopper e cantata da Robert Wyatt, viene scelta da Bill Laswell per l’ugola di una giovanissima cantante funk.

Figlia della grande Cissy Houston, che fu cantante soul nel gruppo Sweet Inspiration, poi corista per Elvis e Aretha, la diciannovenne Whitney, dopo la rituale gavetta nei cori gospel delle chiese battiste, aveva prestato la sua voce a varie band e partecipato ai cori nel singolo di Chaka KhanI’m every woman” nel 1978.

Ma la sua interpretazione di “Memories“, nel 1982, è, scusate il gioco di parole, la prima cosa memorabile della fanciulla.

La fa apprezzare molto da chi è in sintonia con le avanguardie musicali della città che, mai come in questo momento, è musicalmente uno dei posti più eccitanti del pianeta.

È nella Big Apple che infatti il funk si incontra col punk, le strade sono invase dalla break dance, nei club si danza al ritmo tropicale di Kid Creole & the Coconuts, e David Bowie trova nuova linfa in una full immersion da cui emerge con l’album “Let’s dance” coprodotto con Nile Rodgers degli Chic. Che è presente anche nell’album dei Material dove fa capolino Whitney.

La cover di “Memories” si avvale, oltre che della voce della giovane, del sax di Archie Sheep, e per molti – quelli più radical chic – sarà l’unica apparizione degna della cantante. Che però appena tre anni dopo ci offre uno dei lavori funk-soul-pop più importanti della decade, l’esordio semplicemente intitolato “Whitney”, che ne farà una regina del genere e una star mondiale.

Ma è l’inizio di un’altra storia. Lontana dai territori avventurosi e creativi bazzicati qualche tempo prima ed abitati da folli sperimentatori e jazzisti, sotto i riflettori per una quindicina d’anni, tra numerosi flirt e un uso smodato di droghe, offrirà emozioni sempre meno forti sul piano musicale, con un soul che si farà man mano più inconsistente e patinato nella stessa misura in cui l’abbagliante bellezza sarà offuscata da un crescente dolore.

 

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Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

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