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domenica 10 Ottobre 2021
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La leggenda del nano impiccato sul set del Mago di Oz

Il Mago di Oz e il mistero del nano impiccato sul set: una delle leggende nere di Hollywood più longeve della storia del cinema

La leggenda nera di Hollywwod: il mago di Oz e il nano impiccato

È uno delle pellicole più celebri della storia del cinema, Il mago di Oz, del 1939 diretto da Victor Fleming.

Tutti ricordiamo le scarpette rosse, Over the rainbow, lo spaventapasseri, il leone e Dorothy. E ancora la strega dell’est, quella del nord, i balletti, le musiche e i colori sgargianti della città di smeraldo.

Poi c’è la casa di Dorothy che viene trascinata da un tornado nel mondo di Oz e cade in testa alla strega cattiva dell’Est, salvando così il villaggio abitato dai mastichini.

Già i mastichini, dei piccoli uomini allegri e senza pensieri che da tempo erano terrorizzati dalla cattiva strega e che ora possono esultare per esser stati liberati dalla giovane donna interpretata da Judy Garland.

La leggenda del nano impiccato nel Mago di Oz

Una produzione travagliata

La produzione fu imponente e molti furono i problemi di sicurezza che vennero affrontati e mai risolti.

L’attore che interpretò l’uomo di latta venne intossicato dalla vernice d’argento di cui era truccato. L’uomo di paglia ebbe numerose crisi respiratorie dovute al caldo. Il trucco alla polvere di rame della strega prese fuoco ustionando l’attrice. Tra i numerosi incidenti ce ne fu uno drammatico: uno dei mastichini preso dalla disperazione della vita grama s’impiccò durante le riprese.

I mastichini erano interpretati da figuranti, nani pagati meno di Totò, il cane di Dorothy. I turni di riprese erano massacranti e uno di loro durante le riprese decise di uccidersi impiccandosi sul set.

La leggenda del nano nel Mago di Oz 3

Il mistero del nano impiccato

La cosa è annoverata tra le cosiddette leggende e stranezze ma non è stata mai confermata. Durante un campo lungo in cui Dorothy e gli altri ballano, cantano e imboccano il sentiero dorato per la città di Smeraldo, sullo sfondo a sinistra viene giù qualcosa che effettivamente sembra una corda con una persona che ciondola nel vuoto.

La cosa diventa meno chiara visionando la versione restaurata che mostra invece un grande uccello che apre le ali. D’altronde pensare che non si fermassero le riprese con un tizio impiccato sul set sembra strano. Eppure confrontando la stessa scena nella versione vhs, di bassa qualità e quella restaurata in hd, si fa fatica anche a credere che sia la stessa scena.

La leggenda del nano impiccato nel Mago di Oz 4

Quindi alla fine ‘sto nano si è ammazzato o no? Da qualche parte nel mondo un nano si sarà pure ammazzato ma non in quella occasione.

Pare che i nani impiegati sul set fossero spesso appesi a delle corde di pianoforte in alcune sequenze e molti di loro si ferirono durante le riprese. Quindi alla fine ciò che viene giù in quella scena non è né un cadavere e nemmeno un uccello che apre le ali ma un’impalcatura o qualcosa di simile. E la scena non fu fermata perché non ce n’era bisogno. Fine del mistero.

E allora perché nella versione restaurata qualcuno si è preso la briga di inserire l’uccello chiaramente manipolando la versione originale? Solo per mettere fine alle voci su una falsa leggenda e rendere tutto meno macabro, dato che il film molto macabro lo è.

I mastichini e la povera Judy

Per interpretare i mastichini vennero presi nani da tutti gli Stati Uniti. Alcuni di loro erano alcolisti e venendo da i circhi erano dediti a varie piccole malefatte.

Una per tutte, sembra che alcuni di loro molestassero spesso Judy Garland, la quale, sedicenne all’epoca e già strafatta di anfetamine per non ingrassare e per tenere i ritmi della lavorazione. Se avesse magari accettato qualche avance da parte di un nano avrebbe conosciuto la felicità invece di perdersi tra mariti, droga e alcol morendo a quarantasette anni.

A saperlo, non era forse meglio un nano? Viva i nani e la follia e l’irriverenza di chi è diverso.

Judy Garland: Somewhere Over the Rainbow

 

 

 


Barbara Napolitano
Antropologa, regista e docente di cinematografia all'Accademia di Belle Arti di Napoli

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