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Sei personaggi in cerca d’autore. Sei copertine differenti. L’addio definitivo del dirigibile Zeppelin: il 15 agosto 1979 usciva ‘In through the out door’.
Led Zeppelin, ultimo atto
Una busta di cartone con tanto di timbro postale accluso. Così si presentò ai fan l’ottavo album dei Led Zeppelin, “In Through The Out Door“, che usciva in tutto il mondo il 15 agosto 1979 (alcuni sostengono il 22).
A Storm Torgherson dello studio Hipgnosis (Pink Floyd, ecc), una volta accettato l’incarico di realizzarne la veste grafica, venne l’idea di pubblicarlo così, una busta, e sei copertine diverse, tante quanti sono i punti di vista dei personaggi che animano il bar di New Orleans dove furono scattate le foto del disco.
Dopo 45 anni fa uno strano effetto metterlo su nuovamente e rileggere la sua storia, ricordando soprattutto alcuni elementi essenziali che in quell’esatto momento stavano marchiando a fuoco la vita della band: la dipendenza di Page dall’eroina, di Bonham dall’alcol e la depressione di Plant per la morte improvvisa del piccolo Karac, suo figlio.
Per non parlare dei guai fiscali, un vero tormento. Scopriamo così che l’unico elemento “fuori pericolo” dei quattro era il bassista/tastierista John Paul Jones: a lui si deve la tenacia nel fare uscire questo disco che oggi, nonostante il tempo trascorso e nonostante i mutamenti interni alla band che lo generarono, suona ancora molto bene.
Mi torna in mente Robert Fripp ai tempi di “Red” quando lasciò carta bianca a Bill Bruford e John Wetton per la composizione e produzione del settimo disco dei King Crimson (che in ottobre compirà 50 anni). “Door” vive di questa autonomia assoluta, con Jones che introduce nei Led Zeppelin un nuovo elemento, un synth che, aggiunto al piano elettrico già presente da tempo, dona alle canzoni una nuova prospettiva.
Coadiuvato da Plant per quanto riguarda i testi, peraltro bellissimi, il bassista del dirigibile più famoso al mondo conduce gli Zep verso ipotetiche nuove direzioni ma le cose cambiano improvvisamente quando, a un anno dall’uscita del disco (e alla vigilia di un nuovo tour mondiale),
John Bonham muore soffocato dal vomito provocato dagli ormai famosi 40 bicchierini di vodka che il batterista aveva ingerito in 24 ore nella tenuta di Page a Windsor durante le prove del tour di cui sopra.
Fine dei Led Zeppelin, recita uno stringato comunicato ufficiale di Peter Grant, loro manager dagli inizi. Tranne un episodio, Hot Dog, le canzoni di “In Through The Out Door” sono un compendio rock and roll straordinario, quasi una summa di tutto quello che era successo da “Communication Breakdown” in avanti.
Jones ha saldamente in mano la situazione ed è il vero artefice del disco, inconsapevole però del fatto che questo sarà l’ultimo album degli Zeppelin; scrive sul pentagramma le note delle sei restanti tracce che lo compongono, lasciando agli altri tre la facoltà di inserire a posteriori le proprie parti strumentali e vocali.
Una vera e propria rivoluzione in seno al gruppo, se solo pensiamo al metodo di lavoro dei quattro fino a quel momento. Se non lo avete mai ascoltato, “Door” è un disco che potrebbe straniarvi non poco, perché qui siamo lontani anni luce dai fasti rock and roll di “Whole Lotta Love” et similia. Ma se avete amato il precedente “Presence”, o “Graffiti” e “Houses Of The Holy”, questo album potrebbe piacervi molto.
Sono passati dieci anni da quel “Led Zeppelin 1” che aveva stupito il mondo con la sua freschezza r’n’r, e molte cose sono cambiate. Quei quattro ragazzi inglesi poco più che ventenni avevano intrapreso e vinto una folle corsa verso il successo mondiale grazie anche a quel tipaccio risoluto che si rivelò il loro asso nella manica, quel Peter Grant, abilissimo nel gestirli e dosarli. Senza la sua guida, si sarebbero schiantati presto in terra, proprio come il dirigibile che diede loro nome, onori e gloria. Fino alle fine, decretata dalla morte di Bonzo.
Ps2: nel 1982 gli Zeppelin pubblicarono “Coda”, ufficialmente considerato il loro nono e ultimo album di studio. Wikipedia recita in proposito:
“L’origine della pubblicazione di Coda è controversa: una fra le più note biografie non autorizzate della band, “Il Martello degli Dei” di Stephen Davis, l’attribuisce a meri obblighi contrattuali nei confronti della Atlantic Records, con cui il gruppo era ancora in debito di un album; nelle note del cofanetto “Led Zeppelin” del 1990, Jimmy Page dichiara invece che la grande diffusione all’epoca di bootlegs con materiale in studio dei Led Zeppelin lo indusse a missare e pubblicare ufficialmente alcuni dei brani registrati in passato e rimasti inediti. Nonostante la sua natura antologica e la pubblicazione “postuma”, la Atlantic ha sempre indicato “Coda” come parte a tutti gli effetti della discografia ufficiale in studio del gruppo.” Fine della storia.

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